La Madre del Qur’an Karim

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
1) Sūrat Al-Fātiĥah
(Bismi Al-Lahi Ar-Raĥmāni Ar-Raĥīmi) [1.1] In nome di Allah , il Compassionevole, il Misericordioso.
Al-Ĥamdu Lillahi Rabbi Al-`Ālamīna [1.2] La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi,
Ar-Raĥmāni Ar-Raĥīmi [1.3] il Compassionevole, il Misericordioso,
Māliki Yawmi Ad-Dīni [1.4] Re del Giorno del Giudizio. 
‘Īyāka Na`budu Wa ‘Īyāka Nasta`īnu [1.5] Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.
Ihdinā Aş-Şirāţa Al-Mustaqīma [1.6] Guidaci sulla retta via, 
Şirāţa Al-Ladhīna ‘An`amta `Alayhim Ghayri Al-Maghđūbi `Alayhim Wa Lā Ađ-Đāllīna [1.7]la via di
coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua] ira , né degli sviati .

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L’importanza della Surah
 Tirmidhi ha trasmesso che ‘ubaī ‘ibn Ka°b disse: Il Messaggero pace e benedizione su di lui ha detto (trad. significati): “Āllāh non ha fatto scendere niente di simile alla Madre del Libro né nella Torah e neppure nel Vangelo; questa consiste nei sette ripetuti. Essa è divisa fra Me e il mio servo e al mio servo sarà dato ciò che chiede”.
 Un altro Hadīth che ha trasmesso Bukharī riporta che ‘abī Sa°īd ‘ibn Āl-Mu°allà ha detto: “Stavo compiendo la salāħ nel masjid quando mi chiamò il Messaggero pace e benedizione su di lui e io non risposi. Poi dissi: “O Messaggero di Āllāh, stavo compiendo la salāħ. Egli rispose: “Āllāh non ha forse detto (trad. significati) “O voi che credete, rispondete ad Āllāh e al Suo Messaggero quando vi chiama”? (Sūraħ Āl-’anfāl VIII, āāīaħ 24). Poi disse (trad.
significati): “In verità ti insegnerò una Sūraħ che è la più eccellente delle Sūar1 nel Qur’ān, prima che tu esca dal Masjid; poi mi prese per mano. Quando egli volle uscire gli dissi: “Non mi dicesti: ti insegnerò una Sūraħ che è la Sūraħ più eccellente nel Qur’ān?” Egli disse: Āl-
Hamdu liLlāhi Rabbi Āl-°ālamīn, essa è i sette ripetuti e il Qur’ān Āl-°azīm2 che mi è stato dato.
 Il fatto di preferire una Sūraħ rispetto ad un’altra è possibile, data l’importanza dei significati contenuti in essa. Il Messaggero pace e benedizione su di lui chiese a ‘Ubaī ‘ibn Ka°b (trad. significati): “O ‘ubaī quale āāīaħ nel Qur’ān, di quelle che tu conosci, è la più eccellente?” Dissi: “Āllāhu lā ‘ilāha ‘illa hūa Āl-Haīīu Āl-Qaīīum” (Sūraħ Āl-Baqaraħ II, āāīaħ 255). Disse ['Ubaī] (trad. significati): [Egli] batté sul mio petto e disse: “Congratulazioni a te
per il tuo sapere, o ‘aba Āl-Munzir [uno degli appellativi di 'ubaī 'ibn Ka°b]“.
 Sūraħ Āl-Fātihaħ contiene delle caratteristiche che altre Sūar non possiedono. È stato detto a proposito: essa è composta di venticinque parole che contengono tutte le scienze del Qur’ān.
 È una Sūraħ onorata poiché Āllāh l’ha scelta per dividerla fra Sé e il Suo servo e non viene accettata la salāħ senza di essa; non c’è azione che possa equivalere la ricompensa per la sua recitazione. Per tutti questi significati contenuti in essa questa Sūraħ è divenuta ‘Umm Āl-Qur’ān Āl-°azīm alla stessa maniera in cui “Qul hūa-llāhu ‘ahad” (Sūraħ Āl-’ikhlās) equivale ad un terzo del Qur’ān. Il Qur’ān è composto da taūhīd, da ‘ahkām3 e ūacz 4 .
“Qul hūa-llāhu ‘ahad” contiene tutto il taūhīd; sempre con lo stesso significato dobbiamo intendere le sue parole, su di lui la pace, quando chiese a ‘Ubaī “quale āāīaħ nel Qur’ān è più eccellente?”, ed egli rispose “Āllāhu lā ‘ilāha ‘illa hūa Āl-Haīīu Āl-Qaīīum” (Sūraħ Āl-Baqaraħ II, āāīaħ 255) poiché questa āāīaħ è tutta quanta taūhīd come disse pure, su di lui la pace (trad. significati): “Il meglio di ciò che dissi io e gli ammonitori prima di me: lā ‘ilāha ‘illallāh
ūahdahu lā sharīka lahu”, questa frase è il miglior dhikr5 perché essa è composta da parole che contengono tutte le conoscenze del taūhīd. Alla stessa maniera Āl-Fātihaħ contiene il taūhīd, la °ibādaħ6, il ūa°z, il tadhkir7 e non c’è da meravigliarsi di questo data la grandezza di Āllāh l’Altissimo.
 È stato trasmesso che ‘Ibn ‘abī Tālib, che Āllāh sia soddisfatto di lui, disse: il Messaggero di Āllāh, pace e benedizione su di lui, ha detto (trad. significati) “l’Aprente del Libro, āāīaħ Āl-Kursī (Sūraħ Āl-Baqaraħ II, āāīaħ 255), shahida-llāhu ‘annahu lā ‘ilāha ‘illa hūa (Sūraħ Āli-°imrān III, āāīaħ 18) e quli-llāhumma mālika-lmulk (Sūraħ Āli-°imrān III, āāīaħ 26)… queste āāīāt sono appese al Trono non vi è nessun velo tra loro e Āllāh”.
 Sūraħ Āl-Fātihaħ possiede dodici nomi:
1- الصلاة (la salāħ). Questo nome è citato nel Hadīth Āl-Qudsī, quando Āllāh l’Altissimo dice (trad. significati): “Ho diviso la salāħ fra Me e il Mio servo in due parti”, alludendo a Sūraħ Āl-Fātihaħ.
2- سورة الحمد (Sūraħ Āl-Hamd, la Sūraħ del ringraziamento) poiché in essa vi è il ringraziamento (hamd) ad Āllāh l’Altissimo.
3- فاتحة الكتاب  (Fātihaħ Āl-Kitāb, l’Aprente del Libro) poiché con essa si inizia la recitazione del Qur’ān, sempre con essa inizia la scrittura nel Libro e con essa si iniziano le salaūāt8).
4- أم الكتاب (ummu-l-Kitāb, La madre del Libro).
5- أم القرآن (ummu-l-Qur’ān La madre del Qur’ān). Tirmidhi ha trasmesso che ‘ِAbu Huraīraħ ha detto: Il Messaggero pace e benedizione su di lui disse: “Āl-Hamdu lillāh è ummu-l-Qur’ān, ummu-l-Kitāb e āl-sab° āl-mathānī (i sette ripetuti)”.
6- السبع المثاني (āl-mathānī, i ripetuti) poiché le sue āāīāt vengono ripetute in ogni rak°aħ.
7- القرآن العظيم (Āl-Qur’ān Āl-°azīm) Viene chiamata in questo modo per il fatto che essa contiene tutte le scienze del Qur’ān; questo poiché essa comprende la lode ad Āllāh gloria a Lui con le caratteristiche di Perfezione e Maestà, l’ordine di compiere le °ibādāt9 con ‘ikhlās10, l’ammettere del non poter compiere niente di questi atti senza il Suo aiuto, la supplica verso Āllāh per avere la guida sulla Retta Via e la richiesta di allontanamento dalla condizione dei rinnegatori e il chiarimento dell’esito degli ingrati.
8- الشفاء (Āl-Shifā’, la guarigione). Āl-Dārmī ha trasmesso che ‘Abi Sa°īd Āl-Khudrī ha detto: il Messaggero pace e benedizione su di lui ha detto (trad. significati): “L’Aprente del Libro è guarigione da ogni veleno”.
9- الرقية (Āl-Ruqīaħ, è la lettura del Qur’ān per ottenere protezione da ogni male). È stato accertato questa funzione dell’Aprente dal Hadīth di ‘abi Sa°īd Āl-Khudrī in cui il Messaggero di Āllāh pace e benedizione su di lui ha detto all’uomo che ha letto la ruqīaħ al capo della tribù: “E come facevi a sapere che essa [Āl-Fātihaħ] è una ruqīaħ?”.
Egli disse “O Messaggero di Āllāh [me l'ha fatto intendere] qualcosa che ho sentito nel petto”… il Hadīth è conosciuto.
10- الأساس (Āl-’asās, La base). Si intende la base del Qur’ān.
11- الوافية (Āl-ūāfiīaħ, Colei che e’ sufficiente). Questo poiché essa non può essere divisa a metà. Infatti se il musulmano legge metà di un’altra Sūraħ nella prima rak°aħ e la completa nella seconda rak°aħ questo sarebbe permesso, invece nel caso di Sūraħ Āl-Fātihaħ questo è proibito.
12- الكافية (Āl-Kāfiīaħ, Colei che basta). Muhammad bin Khalād Āl-’iskandarānī ha trasmesso che il Messaggero pace e benedizione su di lui ha detto (trad. dei significati): “La Madre del Libro compensa il posto di altre [Sūar] ma altre oltre a lei non possono compensare il suo posto”.
Nozioni tratte da Tafsīr Āl-Qurtubī
Significato delle singole parole
Nel nome  بسم = (sostantivo: nome) اسم + (Preposizione: nel)  ب
الله: Nome proprio di Dio che può essere usato solo per indicare Āllāh. Questo nome racchiude in sé tutti gli altri novantanove (e più) nomi Suoi, subhānahu ūa ta°ālà, gloria a Lui l’Altissimo.
Tra significati di questo nome: Colui verso il Quale i cuori provano amore, nostalgia; desiderano incontrarLo, vederLo e si tranquillizzano al Suo ricordo. Un altro significato di questo nome è che Egli è l’Unico Dio a cui viene rivolta la °ibādaħ, ed è l’unico ilāh11 ad averne diritto. È per questo motivo che nella shahādaħ viene usato questo nome e non viene usato un altro dei suoi nomi. أشهد أن لا إله إلا الله
الرحمن: E’ uno dei Nomi e attributi di Āllāh (sūt)12 la cui radice deriva dalla parola :رحمة “rahmaħ” che significa misericordia. Āl-Rahmān (lett. Colui che è colmo di misericordia) è Colui che è misericordioso nei confronti di tutto il creato (animali, piante, uomini e jinn siano essi credenti o meno). Anche questo nome, come anche “Āllāh” è riservato unicamente a Lui e nessun altro può essere indicato con esso.
الرحيم: E’ un altro dei Nomi e attributi di Āllāh (sūt) la cui radice deriva dalla parola رحمة, “rahmaħ”, misericordia. Āl-Rahīm è Colui che è misericordioso in maniera particolare verso i suoi servi credenti. Può essere detto di un servo che è rahīm, generoso, ma senza porre l’articolo determinativo prima
della parola (vedi Sūraħ Āl-Taūbaħ, āāīaħ 22, dove questo aggettivo viene usato per descrivere il Messaggero di Āllāh pace e benedizione su di lui), poiché solo i nomi di Āllāh sono preceduti dall’articolo.
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حمد sostantivo: ringraziamento, lode, che si rivolge solo ad Allah + (articolo determinativo: il) ال
الحمد (Il ringraziamento e la lode: si intende tutto il ringraziamento e tutta la lode) = è la lode verso colui che viene ringraziato per la Sua generosità e la Sua grazia.
1. Quindi āl-hamd è un ringraziamento, una lode rivolta ad Allah per tutto ciò che ti ha concesso e donato, quando si dice “fulān hamid” (“il tale ha ringraziato”) vuol dire che ha ringraziato per un bene che gli è stato fatto ( ā l-hamd viene usato solo per ringraziare Āllāh, mentre il shukr شكر può essere usato anche per esprimere riconoscenza verso gli uomini).
2. Se invece diciamo “hua madahahu” (“egli lo ha lodato, elogiato”, notiamo che il verbo è cambiato; lode si dice madh مدح in arabo) non è necessario che lo stia lodando per qualcosa che ha ricevuto ma per una sua caratteristica, ad esempio per la sua chiarezza nel parlare, la sua concisione o per la sua forza.
3. Āllāh è l’Unico a cui dover rivolgere il hamd in qualsiasi occasione, che possiamo pensare, come positiva o meno per noi, poiché Egli merita il hamd per la Sua Persona (proprio per il fatto di essere il nostro Dio e Signore lo dobbiamo amare e ringraziare) e poiché nella Sua Saggezza (hikmaħ) può decretare ciò che vuole per il Suo servo e ciò che noi vediamo come nocivo può essere educativo o servire per assolvere dei peccati che altrimenti non
verrebbero perdonati e quindi portare un grande bene sia nel futuro prossimo di questa dunīā che nella ākhiraħ.
4. Quindi āl-hamd contiene sia il significato del ringraziamento che della riconoscenza per le cose buone; questa surah inizia con un’espressione di riconoscenza e questo porta in sé un significato eccellente poiché in questa maniera il servo ammette la sua mancanza, la sua povertà e il suo bisogno e allo stesso tempo ammette di fronte ad Āllāh, il Maestoso, l’Altissimo il fatto che solo Lui è il Perfetto, colui che merita la riconoscenza per tutte le
grazie, per il miglior agire nei confronti del servo e questa è una delle più eccellenti maniere di °ibādaħ (culto, obbedienza).
Per questo motivo se il Servo rivolge al suo Signore la °ibādaħ di colui che va fiero delle proprie azioni, questa non viene accettata da lui. Questo poiché nel suo intimo vi è un senso di soddisfazione di sé, che non si abbina con la riconoscenza e l’umiltà; in verità non vi è nessuna porta che sia spaziosa e migliore, per entrare presso il Signore, della porta del mostrarsi umile di fronte a lui, e povero tra le sue mani poiché uno dei significati più eccellenti della °ibādaħ è l’umiltà nei suoi confronti, gloria a Lui! Per questo il Messaggero, pace e benedizione su di lui, ci ha insegnato a riconoscere di fronte ad Āllāh la nostra mancanza ed ingiustizia, dicendo (trad. dei significati): “O Āllāh in verità ho agito ingiustamente verso me stesso con tanta ingiustizia e non c’è nessuno oltre a Te che possa perdonare i peccati”; perciò perdonami con un perdono che provenga da Te e abbi misericordia di me, in verità
Tu sei Colui che perdona, il Misericordioso nei confronti dei credenti”.
5. Iniziando questa Sūraħ con الحمد لله رب العالمين (La lode va ad Allah, Signore dei mondi) essa esprime il significato della riconoscenza per il bene; e non c’è dubbio che il contrario della riconoscenza è la negazione e l’ingratitudine, che è il primo peccato di Iblīs il quale si rifiutò con arroganza di obbedire ad
Āllāh l’Altissimo. Nel momento in cui il servo dice الحمد لله رب العالمين esso si allontana da tutto questo dicendo: “Ammetto di essere un servo bisognoso, povero, umile, in mancanza verso i miei doveri e che Te, O Āllāh, sei il mio Signore, colui dal quale mi proviene ogni bene e generosità”.
لله = Appartiene ad Allah
Togliendo la lettera ‘alif della parola Āllāh questa diviene lillāh لله, cioè “di Āllāh”.
رب Rabb: Termine che viene solitamente tradotto come Signore. Āl-Rabb è Colui che crea, educa e provvede alle necessità Sue creature.
1. Nel linguaggio comune “rabb” designa qualcuno che si prende cura, che dirige ad es. il padre può essere chiamato rabb āl-baīt (colui che dirige gli affari della casa) oppure rabb āl-’usra (colui che dirige gli affari della famiglia). Il verbo ربا significa “ha educato” e ha la medesima radice.
عالمين = العالمين Mondi: plurale di عالم= Mondo) + (articolo determinativo) ال
.(mondi creati, quelli di cui conosciamo l’esistenza come di quelli di cui non conosciamo l’esistenza
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Vedi sopra la spiegazione di = الرحمن الرحيم
C’è un segreto nella ripetizione di questi due nomi; il significato di ciò che Āllāh ha detto nel Hadīth Āl-Qudsī cio’ che potrebbe essere tradotto come “In verità la mia misericordia ha preceduto la mia ira” e il Messaggero pace e benedizione su di lui insegnava ai suoi compagni a implorare il bene presso
Āllāh ponendo la propria fiducia in Āllāh e nella sua misericordia, il significato di ciò che egli disse: “In verità nessuno entrerà nella Jannaħ con [la ricompensa per] il proprio operato, nemmeno io, tranne che Allah non mi ricopra della Sua Misericordia”.
Questi tre nomi di (Āllāh, Āl-Rabb, Āl-Rahmān) sono l’origine degli altri Suoi Nomi e attributi.
 Il nome Āllāh comprende le caratteristiche della ‘ulūhiīīaħ (da parte dei Suoi servi verso di Lui, quindi l’atto di adorarlo senza associare a Lui alcunché).
 Il nome Āl-Rabb comprende le caratteristiche della rubūbiīīaħ (da parte di Āllāh verso i Suoi servi, cioè che Egli è l’unico creatore, colui che educa, provvede ai bisogni delle sue creature, e su di loro è dominante).
 Il nome Āl-Rahmān comprende le caratteristiche Sue di generosità, di bene e del miglior agire (causa che lega il rapporto tra il Signore e i suoi servi. Dio rimane Dio nella sua Grandezza e Magnificenza e il Servo rimane nella sua condizione di Servo completamente sottomesso e dominato dal suo Signore, il rapporto tra Āllāh e il suo servo è unicamente la rahmaħ).
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Colui che possiede = مالك
Re = ملك
 Questa parola può essere letta in due maniere differenti, che sono entrambe corrette: Māliki oppure Maliki. Nel rivolgersi ad Āllāh con questi Suoi nomi, Māliki oppure Maliki, vi è una forma di lode e di glorificazione nei Suoi confronti, e questo porta il musulmano a ricordare il Giorno del Giudizio e del rendiconto.
giorno del giudizio  يوم الدين = giudizio  دين + (articolo determinativo: il. Diventa “del” se preceduto alla
parola īaumi ) ال + (Sostantivo) giorno يوم
Il giorno del Giudizio (in cui verranno giudicate le azioni di tutte le creature, giorno in cui verrà fatta giustizia e ognuno riceverà la ricompensa che si sarà meritato).
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a Te = إياك
 Il fatto che venga anticipato il pronome إياك (Te) è un segnale che indica lo specificare e il determinare Colui al quale viene rivolta la richiesta; inoltre questa forma porta in sé la riconoscenza di Āllāh, gloria a Lui, come unico destinatario della °ibādaħ e questo è il
principio di taūhīd āl-’ulūhiīīaħ e il fine per cui sono stati inviati i messaggeri.
Noi rivolgiamo la °ibādaħ (culto, obbedienza) نعبد
(Preposizione) e = و
a Te = إياك
Noi chiediamo aiuto نستعين
 Nell’affermazione إياك نعبد vi è l’accertamento del fatto di ricercare aiuto in Āllāh e in nessun altro, cioè “non chiediamo se non il Tuo aiuto, non chiediamo sostegno ad altri oltre a Te e non possiamo fare a meno della Tua generosità”; per questo motivo nel Hadīth Āl- Qudsī Egli, gloria a Lui dice quello che si può tradurre con: {ciò è tra Me e tra il Mio servo} riferendosi alla °ibādaħ e alla richiesta di aiuto del Suo servo.
L’affermazione إياك نعبد rappresenta il diritto di Āllāh l’Altissimo sul servo, fatto che egli conferma, invece l’affermazione إياك نستعين è la ricerca di aiuto del servo in Āllāh per poter compiere questo dovere; questo poiché non riesco a realizzare per Lui né il taūhīd, tanto meno compiere le azioni per questa dunīā come per la ākhiraħ se non con l’aiuto di Āllāh. Dice Āllāh (trad. significati): “E dissero: La lode [appartiene] ad Allah, Che ci ha guidati a ciò! Non saremmo stati guidati, se Allah non ci avesse guidato”. (Sūraħ Āl-’a°rāf, āāīaħ 43).
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Guidaci a noi. La parola guida si dice هدى
la strada = صراط strada (sostantivo)  + (articolo determinativo, in arabo rimane inalterato sia per i
sostativi maschili che femminili) la ال
La strada. L’uso dell’articolo determinativo serve ad indicare che la strada verso la quale si chiede di essere guidati: questa è una strada conosciuta, una strada determinata; nel resto della āāīaħ vedremo i dettagli di questa strada su cui vogliamo essere guidati.
diritta (aggettivo) ال+ مستقيم articolo determinativo
Il fatto che questa strada sia diritta indica la sua chiarezza, il fatto che sia la strada della verità, strada senza devianze né curve. Questa strada è l’Islām.
 Il significato di questa invocazione è: rendici saldi sulla Retta Via, di modo che non deviamo da essa né ci allontaniamo; questo poiché l’uomo può essere un giorno tra i ben guidati e l’indomani tra gli ingiusti. Un altro significato, complementare, è: rafforza la tua guida su di
noi; questo poiché la “guida” ha diversi gradi e i ben guidati sono su diversi livelli, chi tra loro arriva al livello del veridico e chi è di livello inferiore. A seconda della loro guida sarà il loro cammino sulla Via.
 Dunque in questo modo noi stiamo chiedendo: rafforza la nostra guida, aumenta la nostra fede, insegnaci (questo poiché la conoscenza fa parte della fede); l’aumento della fede porta a una maggior saldezza sulla strada. Āllāh dice (trad. significati): “Quanto a coloro che
si sono aperti alla guida, Egli accresce la loro guida” (Sūraħ Muhammad, āāīaħ 17).
Seguire الصراط المستقيم consiste nel fatto che il servo faccia in ogni momento ciò che gli è stato ordinato per quel determinato momento sia in termini di conoscenza che di azione e che si astenga dal compiere ciò che gli è stato proibito; questo è possibile quando Āllāh pone nel suo
cuore le conoscenze e le azioni che con determinazione gli permettono di fare ciò che gli è stato ordinato e allo stesso tempo pone in esso quell’odio per la disobbedienza, che lo porta a lasciare con determinazione ciò che gli è stato vietato, cose che portano il servo ad essere guidato verso il bene e a lasciare ed allontanarsi dal male. Quindi chiedendo la guida verso la retta via dici: “O Signore indicami ciò che Tu ami e che Ti soddisfa in tutto quel che mi si pone delle questioni di questa vita, dopodiché dammi la forza e aiutami nel fare ciò verso cui mi hai guidato”.
 La causa nascosta dello sviamento ritorna al fatto di perdere una di questa due cose (la conoscenza e l’azione) oppure di cadere nel loro opposto (l’ignoranza e il seguire i propri piaceri).
1. L’ignoranza. A volte nell’uomo vi è il desiderio del fare il bene ma egli ignora la strada legittima (insegnata dalla Shari°aħ) per ottenere questo bene; così segue delle strade inventate (che seguono la bid°aħ, l’eresia) e in esse si sforza inutilmente, pensando di agire correttamente; tutto ciò avviene per mancanza di conoscenza. Quando il servo dice ”ihdina ssirata-l-mustaqim” sta chiedendo al Suo Signore di insegnargli la scienza e di indicargli il bene in modo che non rimanga a rigirarsi nello smarrimento dell’ignoranza.
2. Il piacere. Questo, poiché l’uomo può sapere ma non possedere la forza di volontà che lo spinga ad agire secondo questa conoscenza che possiede e può prevalere in lui il fatto di seguire il piacere, che lo porta a lasciare l’obbligo o a commettere ciò che è proibito pur conoscendone il decreto giuridico; ciò avviene per debolezza di fede, per il prevalere del piacere in lui oppure per l’affrettarsi ad avere il godimento di questa vita.
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صراط Sostantivo: strada. Di nuovo viene citata la parola strada per specificare meglio le caratteristiche di questa via a cui si chiede di essere guidati.
الذين Coloro (se letta con la parola prima sirāta-lladhīna il significato diventa: la strada di coloro
أنعمت Tu (O Āllāh) hai posto grazia
عليهم Su di loro. La parola على da sola significa “su”.
غير negazione, eccetto, tranne
ال articolo determinativo, in arabo rimane inalterato sia per i sostativi maschili che femminili
المغضوب Coloro sui quali vi è l’ira che si sono attirati l’ira da parte di Āllāh
عليهم Su di loro
و (Preposizione) e
لا non
ال articolo determinativo, in arabo rimane inalterato sia per i sostativi maschili che femminili) gli
الضالين gli sviati, coloro che si sono persi, hanno perduto la strada retta.
 L’ultima āāīaħ conferma i significati contenuti nella āāīaħ precedente e aggiunge altri dettagli ad essa.
Il significato di ”la strada di coloro che hai colmato della Tua grazia” è la strada di coloro che hanno guadagnato la perfetta guida tra coloro sui quali Allah ha posto la grazia tra gli ammonitori, i veridici, i martiri e i devoti e questi sono la buona compagnia.
  “coloro che si son meritati l’ira di Allah” sono coloro che hanno conosciuto la verità ma se ne sono allontanati come gli ebrei e coloro che si comportano alla stessa loro maniera. Dice Allah (trad. significati): Di’: “Posso forse annunciarvi peggior ricompensa presso Allah? Coloro che Allah ha maledetto, che hanno destato la Sua collera su di loro e che ha trasformato in scimmie e porci, e ha fatto di loro coloro che adorano gli idoli. Sono questi che hanno la condizione peggiore e sono i più lontani dalla retta via” (Sūraħ Al-’A°raf, āāīaħ 60).
Gli ebrei o coloro che agiscono parimenti: non sono guidati sulla Retta Via a causa del fatto che hanno scelto di seguire i loro piaceri; dunque gli ebrei possiedono la conoscenza però non la applicano nelle loro azioni. Āllāh ha citato  “coloro che si sono meritati l’ira di Allah” prima degli “sviati” poiché la loro situazione è più rischiosa e il loro peccato più grande. Questo per il fatto che se l’uomo è sviato per
causa dell’ignoranza può elevarsi con la conoscenza, invece se la deviazione deriva dal fatto di seguire i propri piaceri, diventa praticamente impossibile che esso si allontani dal suo errore. Per questo vi è l’ammonizione di un forte castigo nei confronti di chi non agisce con la propria conoscenza.
“Gli sviati” sono coloro che hanno abbandonato la verità per ignoranza e deviazione, come i cristiani; non è da escludere che successivamente abbiano acquisito anche le caratteristiche di caparbietà e la persistenza sui peccati.
CONCLUSIONE
Ci troviamo ora di fronte a tre strade.
1. La Retta Via: la via di costoro comprende la conoscenza della verità e l’agire secondo questa conoscenza. Dice l’Altissimo (trad. significati): “Egli è Colui che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la Religione della verità” (Sūraħ Āl-Taūaħ, āāīaħ 17). Quindi la conoscenza utile e le buone azioni.
2. La via di coloro che si sono attirati addosso l’ira di Dio: la via degli ebrei e di coloro che si comportano alla loro maniera. Costoro conoscono la verità ma non agiscono secondo essa.
3. La via degli sviati: costoro agiscono, ma con ignoranza. Disse uno dei salaf (generazione successiva a quella dei compagni, di cui ha ben parlato il Messaggero pace e benedizione su di lui): “Chi si svia tra i servi di questa Comunità (‘ummaħ) somiglierà ai cristiani”. Possiamo
ad esempio citare alcune sette Sufi che adorano Āllāh secondo ignoranza e deviazione.
Infine chiediamo ad Āllāh l’Altissimo di fare in modo che siamo tra coloro che sono stati guidati verso la Retta Via e a cui è stato donata la conoscenza utile e le buone azioni e siamo tra coloro che si tengono ben lontani dalla via di coloro che si sono attirati addosso l’ira di Āllāh e dalla via degli sviati, amin.
NOTE
1 Plurale di Sūraħ.
2 Sublime, eccellente.
3 Disposizioni su tutte le questioni che riguardano la vita dell’uomo.
4 Ammonizione.
5 Ricordo di Āllāh.
6 Culto, obbedienza intesa nel senso più profondo e ampio del termine.
7 Il far ricordare. La parola tadhkīr somiglia alla parola dhikr poiché la radice è la medesima.
8 Plurale di salāħ.
9 Plurale di Cibādaħ, atti di obbedienza.
10 Intenzione sincera e culto totalmente dedito ad Āllāh. L’ikhlās rappresenta uno dei due requisiti fondamentali perché le azioni
possano essere accettate da Āllāh l’Altissimo.
11 Il termine ilāh, solitamente viene tradotto come Dio oppure divinità. Āllāh è l’unico ilāh (ponendo l’articolo diviene Āl-ilāh, il Dio) a cui rivolgere la totalità del culto, dell’obbedienza, l’Unico ad averne diritto (per questo motivo coloro che rivolgono parte o
tutto il culto ad altri oltre a Lui riceveranno un doloroso castigo per ciò che hanno rivolto, a torto, ad altri oltre ad Āllāh gloria a Lui.
12 Subhānahu ūa tacālà.
dall’articolo, la cui presenza indica che la qualità nella sua completezza (nel nostro caso che tutta la
misericordia) appartiene ad Āllāh l’Altissimo.

BismiLlah Al Rahman Al RahimalhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah
ecco altri appunti su Surat al Fatiha in sha’a Llah
Riassunto della lezione di martedì 5-05-20111) Sūrat Al-Fātiĥah (Bismi Al-Lahi Ar-Raĥmāni Ar-Raĥīmi) [1.1] In nome di Allah , il Compassionevole, il Misericordioso.
Al-Ĥamdu Lillahi Rabbi Al-`Ālamīna [1.2] La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi,
Ar-Raĥmāni Ar-Raĥīmi [1.3] il Compassionevole, il Misericordioso,
Māliki Yawmi Ad-Dīni [1.4] Re del Giorno del Giudizio. 
‘Īyāka Na`budu Wa ‘Īyāka Nasta`īnu [1.5] Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.
Ihdinā Aş-Şirāţa Al-Mustaqīma [1.6] Guidaci sulla retta via, 
Şirāţa Al-Ladhīna ‘An`amta `Alayhim Ghayri Al-Maghđūbi `Alayhim Wa Lā Ađ-Đāllīna [1.7]la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua] ira , né degli sviati .http://transliteration.org/quran/WebSite_CD/MixItalian/Fram2E.htm

[center][b][color=green]L’import[/center]anz[/b]a della Sūraħ[/color]

 Tirmidhi ha trasmesso che ‘ubaī ‘ibn Ka°b disse: Il Messaggero pace e benedizione su di lui ha detto (trad. significati): “Āllāh non ha fatto scendere niente di simile alla Madre del Libro né nella Torah e neppure nel Vangelo; questa consiste nei sette ripetuti. Essa è divisa fra Me e il mio servo e al mio servo sarà dato ciò che chiede”.
 Un altro Hadīth che ha trasmesso Bukharī riporta che ‘abī Sa°īd ‘ibn Āl-Mu°allà ha detto: “Stavo compiendo la salāħ nel masjid quando mi chiamò il Messaggero pace e benedizione su di lui e io non risposi. Poi dissi: “O Messaggero di Āllāh, stavo compiendo la salāħ. Egli rispose: “Āllāh non ha forse detto (trad. significati) “O voi che credete, rispondete ad Āllāh e al Suo Messaggero quando vi chiama”? (Sūraħ Āl-’anfāl VIII, āāīaħ 24). Poi disse (trad.significati): “In verità ti insegnerò una Sūraħ che è la più eccellente delle Sūar1 nel Qur’ān, prima che tu esca dal Masjid; poi mi prese per mano. Quando egli volle uscire gli dissi: “Non mi dicesti: ti insegnerò una Sūraħ che è la Sūraħ più eccellente nel Qur’ān?” Egli disse: Āl-Hamdu liLlāhi Rabbi Āl-°ālamīn, essa è i sette ripetuti e il Qur’ān Āl-°azīm2 che mi è stato dato.
 Il fatto di preferire una Sūraħ rispetto ad un’altra è possibile, data l’importanza dei significati contenuti in essa. Il Messaggero pace e benedizione su di lui chiese a ‘Ubaī ‘ibn Ka°b (trad. significati): “O ‘ubaī quale āāīaħ nel Qur’ān, di quelle che tu conosci, è la più eccellente?” Dissi: “Āllāhu lā ‘ilāha ‘illa hūa Āl-Haīīu Āl-Qaīīum” (Sūraħ Āl-Baqaraħ II, āāīaħ 255). Disse ['Ubaī] (trad. significati): [Egli] batté sul mio petto e disse: “Congratulazioni a teper il tuo sapere, o ‘aba Āl-Munzir [uno degli appellativi di 'ubaī 'ibn Ka°b]“.
 Sūraħ Āl-Fātihaħ contiene delle caratteristiche che altre Sūar non possiedono. È stato detto a proposito: essa è composta di venticinque parole che contengono tutte le scienze del Qur’ān.
 È una Sūraħ onorata poiché Āllāh l’ha scelta per dividerla fra Sé e il Suo servo e non viene accettata la salāħ senza di essa; non c’è azione che possa equivalere la ricompensa per la sua recitazione. Per tutti questi significati contenuti in essa questa Sūraħ è divenuta ‘Umm Āl-Qur’ān Āl-°azīm alla stessa maniera in cui “Qul hūa-llāhu ‘ahad” (Sūraħ Āl-’ikhlās) equivale ad un terzo del Qur’ān. Il Qur’ān è composto da taūhīd, da ‘ahkām3 e ūacz 4 . “Qul hūa-llāhu ‘ahad” contiene tutto il taūhīd; sempre con lo stesso significato dobbiamo intendere le sue parole, su di lui la pace, quando chiese a ‘Ubaī “quale āāīaħ nel Qur’ān è più eccellente?”, ed egli rispose “Āllāhu lā ‘ilāha ‘illa hūa Āl-Haīīu Āl-Qaīīum” (Sūraħ Āl-Baqaraħ II, āāīaħ 255) poiché questa āāīaħ è tutta quanta taūhīd come disse pure, su di lui la pace (trad. significati): “Il meglio di ciò che dissi io e gli ammonitori prima di me: lā ‘ilāha ‘illallāhūahdahu lā sharīka lahu”, questa frase è il miglior dhikr5 perché essa è composta da parole che contengono tutte le conoscenze del taūhīd. Alla stessa maniera Āl-Fātihaħ contiene il taūhīd, la °ibādaħ6, il ūa°z, il tadhkir7 e non c’è da meravigliarsi di questo data la grandezza di Āllāh l’Altissimo.
 È stato trasmesso che ‘Ibn ‘abī Tālib, che Āllāh sia soddisfatto di lui, disse: il Messaggero di Āllāh, pace e benedizione su di lui, ha detto (trad. significati) “l’Aprente del Libro, āāīaħ Āl-Kursī (Sūraħ Āl-Baqaraħ II, āāīaħ 255), shahida-llāhu ‘annahu lā ‘ilāha ‘illa hūa (Sūraħ Āli-°imrān III, āāīaħ 18) e quli-llāhumma mālika-lmulk (Sūraħ Āli-°imrān III, āāīaħ 26)… queste āāīāt sono appese al Trono non vi è nessun velo tra loro e Āllāh”.
 Sūraħ Āl-Fātihaħ possiede dodici nomi:1- الصلاة (la salāħ). Questo nome è citato nel Hadīth Āl-Qudsī, quando Āllāh l’Altissimo dice (trad. significati): “Ho diviso la salāħ fra Me e il Mio servo in due parti”, alludendo a Sūraħ Āl-Fātihaħ.
2- سورة الحمد (Sūraħ Āl-Hamd, la Sūraħ del ringraziamento) poiché in essa vi è il ringraziamento (hamd) ad Āllāh l’Altissimo.
3- فاتحة الكتاب  (Fātihaħ Āl-Kitāb, l’Aprente del Libro) poiché con essa si inizia la recitazione del Qur’ān, sempre con essa inizia la scrittura nel Libro e con essa si iniziano le salaūāt8).
4- أم الكتاب (ummu-l-Kitāb, La madre del Libro).
5- أم القرآن (ummu-l-Qur’ān La madre del Qur’ān). Tirmidhi ha trasmesso che ‘ِAbu Huraīraħ ha detto: Il Messaggero pace e benedizione su di lui disse: “Āl-Hamdu lillāh è ummu-l-Qur’ān, ummu-l-Kitāb e āl-sab° āl-mathānī (i sette ripetuti)”.
6- السبع المثاني (āl-mathānī, i ripetuti) poiché le sue āāīāt vengono ripetute in ogni rak°aħ.
7- القرآن العظيم (Āl-Qur’ān Āl-°azīm) Viene chiamata in questo modo per il fatto che essa contiene tutte le scienze del Qur’ān; questo poiché essa comprende la lode ad Āllāh gloria a Lui con le caratteristiche di Perfezione e Maestà, l’ordine di compiere le °ibādāt9 con ‘ikhlās10, l’ammettere del non poter compiere niente di questi atti senza il Suo aiuto, la supplica verso Āllāh per avere la guida sulla Retta Via e la richiesta di allontanamento dalla condizione dei rinnegatori e il chiarimento dell’esito degli ingrati.
8- الشفاء (Āl-Shifā’, la guarigione). Āl-Dārmī ha trasmesso che ‘Abi Sa°īd Āl-Khudrī ha detto: il Messaggero pace e benedizione su di lui ha detto (trad. significati): “L’Aprente del Libro è guarigione da ogni veleno”.
9- الرقية (Āl-Ruqīaħ, è la lettura del Qur’ān per ottenere protezione da ogni male). È stato accertato questa funzione dell’Aprente dal Hadīth di ‘abi Sa°īd Āl-Khudrī in cui il Messaggero di Āllāh pace e benedizione su di lui ha detto all’uomo che ha letto la ruqīaħ al capo della tribù: “E come facevi a sapere che essa [Āl-Fātihaħ] è una ruqīaħ?”.Egli disse “O Messaggero di Āllāh [me l'ha fatto intendere] qualcosa che ho sentito nel petto”… il Hadīth è conosciuto.
10- الأساس (Āl-’asās, La base). Si intende la base del Qur’ān.
11- الوافية (Āl-ūāfiīaħ, Colei che e’ sufficiente). Questo poiché essa non può essere divisa a metà. Infatti se il musulmano legge metà di un’altra Sūraħ nella prima rak°aħ e la completa nella seconda rak°aħ questo sarebbe permesso, invece nel caso di Sūraħ Āl-Fātihaħ questo è proibito.
12- الكافية (Āl-Kāfiīaħ, Colei che basta). Muhammad bin Khalād Āl-’iskandarānī ha trasmesso che il Messaggero pace e benedizione su di lui ha detto (trad. dei significati): “La Madre del Libro compensa il posto di altre [Sūar] ma altre oltre a lei non possono compensare il suo posto”.
[b][Nozioni tratte da Tafsīr Āl-Qurtubī][/b]

[u]Significato delle singole parole[/u]
Nel nome  بسم = (sostantivo: nome) اسم + (Preposizione: nel)  بالله: Nome proprio di Dio che può essere usato solo per indicare Āllāh. Questo nome racchiude in sé tutti gli altri novantanove (e più) nomi Suoi, subhānahu ūa ta°ālà, gloria a Lui l’Altissimo.
Tra significati di questo nome: Colui verso il Quale i cuori provano amore, nostalgia; desiderano incontrarLo, vederLo e si tranquillizzano al Suo ricordo. Un altro significato di questo nome è che Egli è l’Unico Dio a cui viene rivolta la °ibādaħ, ed è l’unico ilāh11 ad averne diritto. È per questo motivo che nella shahādaħ viene usato questo nome e non viene usato un altro dei suoi nomi. أشهد أن لا إله إلا الله

الرحمن: E’ uno dei Nomi e attributi di Āllāh (sūt)12 la cui radice deriva dalla parola :رحمة “rahmaħ” che significa misericordia. Āl-Rahmān (lett. Colui che è colmo di misericordia) è Colui che è misericordioso nei confronti di tutto il creato (animali, piante, uomini e jinn siano essi credenti o meno). Anche questo nome, come anche “Āllāh” è riservato unicamente a Lui e nessun altro può essere indicato con esso.
الرحيم: E’ un altro dei Nomi e attributi di Āllāh (sūt) la cui radice deriva dalla parola رحمة, “rahmaħ”, misericordia. Āl-Rahīm è Colui che è misericordioso in maniera particolare verso i suoi servi credenti. Può essere detto di un servo che è rahīm, generoso, ma senza porre l’articolo determinativo primadella parola (vedi Sūraħ Āl-Taūbaħ, āāīaħ 22, dove questo aggettivo viene usato per descrivere il Messaggero di Āllāh pace e benedizione su di lui), poiché solo i nomi di Āllāh sono preceduti dall’articolo.
↔↔↔حمد sostantivo: ringraziamento, lode, che si rivolge solo ad Allah + (articolo determinativo: il) ال
الحمد (Il ringraziamento e la lode: si intende tutto il ringraziamento e tutta la lode) = è la lode verso colui che viene ringraziato per la Sua generosità e la Sua grazia. 1. Quindi āl-hamd è un ringraziamento, una lode rivolta ad Allah per tutto ciò che ti ha concesso e donato, quando si dice “fulān hamid” (“il tale ha ringraziato”) vuol dire che ha ringraziato per un bene che gli è stato fatto ( ā l-hamd viene usato solo per ringraziare Āllāh, mentre il shukr شكر può essere usato anche per esprimere riconoscenza verso gli uomini).
2. Se invece diciamo “hua madahahu” (“egli lo ha lodato, elogiato”, notiamo che il verbo è cambiato; lode si dice madh مدح in arabo) non è necessario che lo stia lodando per qualcosa che ha ricevuto ma per una sua caratteristica, ad esempio per la sua chiarezza nel parlare, la sua concisione o per la sua forza.
3. Āllāh è l’Unico a cui dover rivolgere il hamd in qualsiasi occasione, che possiamo pensare, come positiva o meno per noi, poiché Egli merita il hamd per la Sua Persona (proprio per il fatto di essere il nostro Dio e Signore lo dobbiamo amare e ringraziare) e poiché nella Sua Saggezza (hikmaħ) può decretare ciò che vuole per il Suo servo e ciò che noi vediamo come nocivo può essere educativo o servire per assolvere dei peccati che altrimenti nonverrebbero perdonati e quindi portare un grande bene sia nel futuro prossimo di questa dunīā che nella ākhiraħ.
4. Quindi āl-hamd contiene sia il significato del ringraziamento che della riconoscenza per le cose buone; questa surah inizia con un’espressione di riconoscenza e questo porta in sé un significato eccellente poiché in questa maniera il servo ammette la sua mancanza, la sua povertà e il suo bisogno e allo stesso tempo ammette di fronte ad Āllāh, il Maestoso, l’Altissimo il fatto che solo Lui è il Perfetto, colui che merita la riconoscenza per tutte legrazie, per il miglior agire nei confronti del servo e questa è una delle più eccellenti maniere di °ibādaħ (culto, obbedienza).Per questo motivo se il Servo rivolge al suo Signore la °ibādaħ di colui che va fiero delle proprie azioni, questa non viene accettata da lui. Questo poiché nel suo intimo vi è un senso di soddisfazione di sé, che non si abbina con la riconoscenza e l’umiltà; in verità non vi è nessuna porta che sia spaziosa e migliore, per entrare presso il Signore, della porta del mostrarsi umile di fronte a lui, e povero tra le sue mani poiché uno dei significati più eccellentidella °ibādaħ è l’umiltà nei suoi confronti, gloria a Lui! Per questo il Messaggero, pace e benedizione su di lui, ci ha insegnato a riconoscere di fronte ad Āllāh la nostra mancanza ed ingiustizia, dicendo (trad. dei significati): “O Āllāh in verità ho agito ingiustamente verso me stesso con tanta ingiustizia e non c’è nessuno oltre a Te che possa perdonare i peccati”; perciò perdonami con un perdono che provenga da Te e abbi misericordia di me, in veritàTu sei Colui che perdona, il Misericordioso nei confronti dei credenti”.
5. Iniziando questa Sūraħ con الحمد لله رب العالمين (La lode va ad Allah, Signore dei mondi) essa esprime il significato della riconoscenza per il bene; e non c’è dubbio che il contrario della riconoscenza è la negazione e l’ingratitudine, che è il primo peccato di Iblīs il quale si rifiutò con arroganza di obbedire adĀllāh l’Altissimo. Nel momento in cui il servo dice الحمد لله رب العالمين esso si allontana da tutto questo dicendo: “Ammetto di essere un servo bisognoso, povero, umile, in mancanza verso i miei doveri e che Te, O Āllāh, sei il mio Signore, colui dal quale mi proviene ogni bene e generosità”.
له = Appartiene ad AllahTogliendo la lettera ‘alif della parola Āllāh questa diviene lillāh لله, cioè “di Āllāh”.
رب Rabb: Termine che viene solitamente tradotto come Signore. Āl-Rabb è Colui che crea, educa e provvede alle necessità Sue creature.
1. Nel linguaggio comune “rabb” designa qualcuno che si prende cura, che dirige ad es. il padre può essere chiamato rabb āl-baīt (colui che dirige gli affari della casa) oppure rabb āl-’usra (colui che dirige gli affari della famiglia). Il verbo ربا significa “ha educato” e ha la medesima radice.
عالمين = العالمين Mondi: plurale di عالم= Mondo) + (articolo determinativo) ال.(mondi creati, quelli di cui conosciamo l’esistenza come di quelli di cui non conosciamo l’esistenza
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Vedi sopra la spiegazione di = الرحمن الرحيم
C’è un segreto nella ripetizione di questi due nomi; il significato di ciò che Āllāh ha detto nel Hadīth Āl-Qudsī cio’ che potrebbe essere tradotto come “In verità la mia misericordia ha preceduto la mia ira” e il Messaggero pace e benedizione su di lui insegnava ai suoi compagni a implorare il bene pressoĀllāh ponendo la propria fiducia in Āllāh e nella sua misericordia, il significato di ciò che egli disse: “In verità nessuno entrerà nella Jannaħ con [la ricompensa per] il proprio operato, nemmeno io, tranne che Allah non mi ricopra della Sua Misericordia”.
Questi tre nomi di (Āllāh, Āl-Rabb, Āl-Rahmān) sono l’origine degli altri Suoi Nomi e attributi.
 Il nome Āllāh comprende le caratteristiche della ‘ulūhiīīaħ (da parte dei Suoi servi verso di Lui, quindi l’atto di adorarlo senza associare a Lui alcunché). Il nome Āl-Rabb comprende le caratteristiche della rubūbiīīaħ (da parte di Āllāh verso i Suoi servi, cioè che Egli è l’unico creatore, colui che educa, provvede ai bisogni delle sue creature, e su di loro è dominante). Il nome Āl-Rahmān comprende le caratteristiche Sue di generosità, di bene e del miglior agire (causa che lega il rapporto tra il Signore e i suoi servi. Dio rimane Dio nella sua Grandezza e Magnificenza e il Servo rimane nella sua condizione di Servo completamente sottomesso e dominato dal suo Signore, il rapporto tra Āllāh e il suo servo è unicamente la rahmaħ).
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.Colui che possiede = مالكRe = ملك
 Questa parola può essere letta in due maniere differenti, che sono entrambe corrette: Māliki oppure Maliki. Nel rivolgersi ad Āllāh con questi Suoi nomi, Māliki oppure Maliki, vi è una forma di lode e di glorificazione nei Suoi confronti, e questo porta il musulmano a ricordare il Giorno del Giudizio e del rendiconto.
giorno del giudizio  يوم الدين = giudizio  دين + (articolo determinativo: il. Diventa “del” se preceduto alla parola īaumi ) ال + (Sostantivo) giorno يوم
Il giorno del Giudizio (in cui verranno giudicate le azioni di tutte le creature, giorno in cui verrà fatta giustizia e ognuno riceverà la ricompensa che si sarà meritato).
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a Te = إياك
 Il fatto che venga anticipato il pronome إياك (Te) è un segnale che indica lo specificare e il determinare Colui al quale viene rivolta la richiesta; inoltre questa forma porta in sé la riconoscenza di Āllāh, gloria a Lui, come unico destinatario della °ibādaħ e questo è ilprincipio di taūhīd āl-’ulūhiīīaħ e il fine per cui sono stati inviati i messaggeri.
Noi rivolgiamo la °ibādaħ (culto, obbedienza) نعبد(Preposizione) e = وa Te = إياكNoi chiediamo aiuto نستعين
 Nell’affermazione إياك نعبد vi è l’accertamento del fatto di ricercare aiuto in Āllāh e in nessun altro, cioè “non chiediamo se non il Tuo aiuto, non chiediamo sostegno ad altri oltre a Te e non possiamo fare a meno della Tua generosità”; per questo motivo nel Hadīth Āl- Qudsī Egli, gloria a Lui dice quello che si può tradurre con: {ciò è tra Me e tra il Mio servo} riferendosi alla °ibādaħ e alla richiesta di aiuto del Suo servo.
L’affermazione إياك نعبد rappresenta il diritto di Āllāh l’Altissimo sul servo, fatto che egli conferma, invece l’affermazione إياك نستعين è la ricerca di aiuto del servo in Āllāh per poter compiere questo dovere; questo poiché non riesco a realizzare per Lui né il taūhīd, tanto meno compiere le azioni per questa dunīā come per la ākhiraħ se non con l’aiuto di Āllāh. Dice Āllāh (trad. significati): “E dissero: La lode [appartiene] ad Allah, Che ci ha guidati a ciò! Non saremmo stati guidati, se Allah non ci avesse guidato”. (Sūraħ Āl-’a°rāf, āāīaħ 43).
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Guidaci a noi. La parola guida si dice هدى
la strada = صراط strada (sostantivo)  + (articolo determinativo, in arabo rimane inalterato sia per i sostativi maschili che femminili) la ال
La strada. L’uso dell’articolo determinativo serve ad indicare che la strada verso la quale si chiede di essere guidati: questa è una strada conosciuta, una strada determinata; nel resto della āāīaħ vedremo i dettagli di questa strada su cui vogliamo essere guidati. diritta (aggettivo) ال+ مستقيم articolo determinativo
Il fatto che questa strada sia diritta indica la sua chiarezza, il fatto che sia la strada della verità, strada senza devianze né curve. Questa strada è l’Islām.
 Il significato di questa invocazione è: rendici saldi sulla Retta Via, di modo che non deviamo da essa né ci allontaniamo; questo poiché l’uomo può essere un giorno tra i ben guidati e l’indomani tra gli ingiusti. Un altro significato, complementare, è: rafforza la tua guida su dinoi; questo poiché la “guida” ha diversi gradi e i ben guidati sono su diversi livelli, chi tra loro arriva al livello del veridico e chi è di livello inferiore. A seconda della loro guida sarà il loro cammino sulla Via.
 Dunque in questo modo noi stiamo chiedendo: rafforza la nostra guida, aumenta la nostra fede, insegnaci (questo poiché la conoscenza fa parte della fede); l’aumento della fede porta a una maggior saldezza sulla strada. Āllāh dice (trad. significati): “Quanto a coloro chesi sono aperti alla guida, Egli accresce la loro guida” (Sūraħ Muhammad, āāīaħ 17).
Seguire الصراط المستقيم consiste nel fatto che il servo faccia in ogni momento ciò che gli è stato ordinato per quel determinato momento sia in termini di conoscenza che di azione e che si astenga dal compiere ciò che gli è stato proibito; questo è possibile quando Āllāh pone nel suocuore le conoscenze e le azioni che con determinazione gli permettono di fare ciò che gli è stato ordinato e allo stesso tempo pone in esso quell’odio per la disobbedienza, che lo porta a lasciare con determinazione ciò che gli è stato vietato, cose che portano il servo ad essere guidato verso il bene e a lasciare ed allontanarsi dal male. Quindi chiedendo la guida verso la retta via dici: “O Signore indicami ciòche Tu ami e che Ti soddisfa in tutto quel che mi si pone delle questioni di questa vita, dopodiché dammi la forza e aiutami nel fare ciò verso cui mi hai guidato”.
 La causa nascosta dello sviamento ritorna al fatto di perdere una di questa due cose (la conoscenza e l’azione) oppure di cadere nel loro opposto (l’ignoranza e il seguire i propri piaceri).1. L’ignoranza. A volte nell’uomo vi è il desiderio del fare il bene ma egli ignora la strada legittima (insegnata dalla Shari°aħ) per ottenere questo bene; così segue delle strade inventate (che seguono la bid°aħ, l’eresia) e in esse si sforza inutilmente, pensando di agire correttamente; tutto ciò avviene per mancanza di conoscenza. Quando il servo dice ”ihdina ssirata-l-mustaqim” sta chiedendo al Suo Signore di insegnargli la scienza e di indicargli il bene in modo che non rimanga a rigirarsi nello smarrimento dell’ignoranza.
2. Il piacere. Questo, poiché l’uomo può sapere ma non possedere la forza di volontà che lo spinga ad agire secondo questa conoscenza che possiede e può prevalere in lui il fatto di seguire il piacere, che lo porta a lasciare l’obbligo o a commettere ciò che è proibito pur conoscendone il decreto giuridico; ciò avviene per debolezza di fede, per il prevalere del piacere in lui oppure per l’affrettarsi ad avere il godimento di questa vita.
↔↔↔
صراط Sostantivo: strada. Di nuovo viene citata la parola strada per specificare meglio le caratteristiche di questa via a cui si chiede di essere guidati.
الذين Coloro (se letta con la parola prima sirāta-lladhīna il significato diventa: la strada di coloro
أنعمت Tu (O Āllāh) hai posto grazia
عليهم Su di loro. La parola على da sola significa “su”.
غير negazione, eccetto, tranne
ال articolo determinativo, in arabo rimane inalterato sia per i sostativi maschili che femminili
المغضوب Coloro sui quali vi è l’ira che si sono attirati l’ira da parte di Āllāh
عليهم Su di loro
و (Preposizione) e
لا non
ال articolo determinativo, in arabo rimane inalterato sia per i sostativi maschili che femminili) gli
الضالين gli sviati, coloro che si sono persi, hanno perduto la strada retta.
 L’ultima āāīaħ conferma i significati contenuti nella āāīaħ precedente e aggiunge altri dettagli ad essa. Il significato di ”la strada di coloro che hai colmato della Tua grazia” è la strada di coloro che hanno guadagnato la perfetta guida tra coloro sui quali Allah ha posto la grazia tra gli ammonitori, i veridici, i martiri e i devoti e questi sono la buona compagnia.
  “coloro che si son meritati l’ira di Allah” sono coloro che hanno conosciuto la verità ma se ne sono allontanati come gli ebrei e coloro che si comportano alla stessa loro maniera. Dice Allah (trad. significati): Di’: “Posso forse annunciarvi peggior ricompensa presso Allah? Coloro che Allah ha maledetto, che hanno destato la Sua collera su di loro e che ha trasformato in scimmie e porci, e ha fatto di loro coloro che adorano gli idoli. Sono questi che hanno la condizione peggiore e sono i più lontani dalla retta via” (Sūraħ Al-’A°raf, āāīaħ 60).Gli ebrei o coloro che agiscono parimenti: non sono guidati sulla Retta Via a causa del fatto che hanno scelto di seguire i loro piaceri; dunque gli ebrei possiedono la conoscenza però non la applicano nelle loro azioni. Āllāh ha citato  “coloro che si sono meritati l’ira di Allah” prima degli “sviati” poiché la loro situazione è più rischiosa e il loro peccato più grande. Questo per il fatto che se l’uomo è sviato percausa dell’ignoranza può elevarsi con la conoscenza, invece se la deviazione deriva dal fatto di seguire i propri piaceri, diventa praticamente impossibile che esso si allontani dal suo errore. Per questo vi è l’ammonizione di un forte castigo nei confronti di chi non agisce con la propria conoscenza.
“Gli sviati” sono coloro che hanno abbandonato la verità per ignoranza e deviazione, come i cristiani; non è da escludere che successivamente abbiano acquisito anche le caratteristiche di caparbietà e la persistenza sui peccati.
CONCLUSIONECi troviamo ora di fronte a tre strade.
1. La Retta Via: la via di costoro comprende la conoscenza della verità e l’agire secondo questa conoscenza. Dice l’Altissimo (trad. significati): “Egli è Colui che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la Religione della verità” (Sūraħ Āl-Taūaħ, āāīaħ 17). Quindi la conoscenza utile e le buone azioni.
2. La via di coloro che si sono attirati addosso l’ira di Dio: la via degli ebrei e di coloro che si comportano alla loro maniera. Costoro conoscono la verità ma non agiscono secondo essa.
3. La via degli sviati: costoro agiscono, ma con ignoranza. Disse uno dei salaf (generazione successiva a quella dei compagni, di cui ha ben parlato il Messaggero pace e benedizione su di lui): “Chi si svia tra i servi di questa Comunità (‘ummaħ) somiglierà ai cristiani”. Possiamoad esempio citare alcune sette Sufi che adorano Āllāh secondo ignoranza e deviazione.
Infine chiediamo ad Āllāh l’Altissimo di fare in modo che siamo tra coloro che sono stati guidati verso la Retta Via e a cui è stato donata la conoscenza utile e le buone azioni e siamo tra coloro che si tengono ben lontani dalla via di coloro che si sono attirati addosso l’ira di Āllāh e dalla via degli sviati, amin.
NOTE1 Plurale di Sūraħ.2 Sublime, eccellente.3 Disposizioni su tutte le questioni che riguardano la vita dell’uomo.4 Ammonizione.5 Ricordo di Āllāh.6 Culto, obbedienza intesa nel senso più profondo e ampio del termine.7 Il far ricordare. La parola tadhkīr somiglia alla parola dhikr poiché la radice è la medesima.8 Plurale di salāħ.9 Plurale di Cibādaħ, atti di obbedienza.10 Intenzione sincera e culto totalmente dedito ad Āllāh. L’ikhlās rappresenta uno dei due requisiti fondamentali perché le azionipossano essere accettate da Āllāh l’Altissimo.11 Il termine ilāh, solitamente viene tradotto come Dio oppure divinità. Āllāh è l’unico ilāh (ponendo l’articolo diviene Āl-ilāh, il Dio) a cui rivolgere la totalità del culto, dell’obbedienza, l’Unico ad averne diritto (per questo motivo coloro che rivolgono parte otutto il culto ad altri oltre a Lui riceveranno un doloroso castigo per ciò che hanno rivolto, a torto, ad altri oltre ad Āllāh gloria a Lui.12 Subhānahu ūa tacālà.dall’articolo, la cui presenza indica che la qualità nella sua completezza (nel nostro caso che tutta lamisericordia) appartiene ad Āllāh l’Altissimo.

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Compiere sadaqah durante Ramadan

BismiLlah Al Rahman Al Rahim
alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu habibaty,

subhanaLlah avendo noi vissuto in societa’ benestanti tante volte non ci sfiora il pensiero della fame.. Ascoltando una lezione, lo shaikh diceva: la zakat dev’essere del tipo di ricchezza per la quale si sta elargendo, e cioe’ se io ho tanti pomodori do in zakat dei pomodori, se ho tanti soldi do soldi, se ho tanti vestiti do vestiti ecc.. Ho inoltre sentito che il Rasul saas vietava che la zakat uscisse dal paese dove la si sta dando (cioe’ se io abito in Arabia Saudita devo trovare un povero qui e non donare in Mali o altre parti..) e subhanaLlah spiegava che tante volte noi siamo presi “emotivamente” da guerre e catastrofi e diamo la nostra zakat alle associazioni di benedicenza che le mandano nei paesi della carestia o del sisma ecc.. poi i poveri del posto non trovano da mangiare e non c’e’ nessuno che si occupi di loro. (lo shaikh diceva che alle popolazioni colpite ci sono sempre nazioni ricche che pensano a donare e mandare aiuti mentre il povero che abita al piano di sotto o nel quartiere accanto che non trova di che sfamarsi, a lui non pensa nessuno)

Questo e’ vero subhanaLlah.. in italia abbiam sempre fatto e mandato le raccolte altrove e quando venivano le sorelle seriamente disagiate non avevamo un fondo per loro.. che Allah swt ci perdoni per la nostra ignoranza e per la nostra cattiva applicazione della fede.

L’anno scorso o l’anno prima subhanaLlah una sorella dopo aver sacrificato il montone per Eid Al Adha ci affido’ il compito di distribuire la carne, cosi’ prendemmo i numeri di sorelle che sapevamo essere in difficolta’ per fargliela avere… una arrivo’ da piacenza (a bologna) per prendere gli aiuti, anche le altre due famiglie (che hanno casa e cibo ma mangiano raramente la carne) erano contentissimi subhanaLlah..

A volte il cibo porta piu’ felicita’ al povero perche’ gli fa sentire che sta mangiando come il suo fratello benestante (invece a volte dando noi al posto del cibo l’equivamlente in denaro finisce che il povero ci fa qualcos’altro e non ci mangia ne’ lui ne’ la sua famiglia). La zakat e’ quella obbligatoria subhanaLlah e va fatta anche sui capi di bestiame, la merce posseduta o i raccolti agricoli! Invece la sadaqah e’ un atto meritorio col quale il crendente cerca di avvicinarsi al Suo Signore per avere la Sua misericordia e il Suo compiacimento. Che Allah swt ci doni di essere sempre generosi, sia che abbiamo poco (o che pensiamo di) avere tanto.. siamo sempre poveri della Sua grazia e misericordia.

سبق درهم مائة ألف درهم: رجل له درهمان أخذ أحدهما فتصدق به، و رجل له مال كثير فأخذ من عرضه مائة ألف فتصدق بها
الراوي: أبو ذر الغفاري و أبو هريرة المحدث: السيوطي – المصدر: الجامع الصغير – الصفحة أو الرقم: 4650
خلاصة حكم المحدث: صحيح

Un dirham ha superato cento mila dirham: Un uomo possedeva due dirham, ne prese uno e lo diede in sadaqah; un altro possedeva tanto denaro e ne prese dalla grande quantita’ cento mila per donarla in sadaqah.

Catena di trasmissione: sahih. Al-Jiami3 Al-Saghir: 4650

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La sensibilità del rapporto con Allah

Madārij āl-sālikīn -01
Link alla lezione in lingua araba: www.yaqob.com/web2/index.php/sawtyat/mada/1463

(Consiglio dello Shaīkh -che Āllāh lo protegga- per chi non parla la lingua araba. Imparate la lingua araba perché il traduttore per quanto possa perfezionare il suo lavoro non riesce comunque a far arrivare al lettore il significato inteso dalla Sharīcaħ; questo non per mancanza delle sue capacità personali ma per le capacità limitate delle lingue… lingue sulle quali Āllāh ha preferito la lingua araba, per trasmettere con essa la Sua rivelazione).
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Nota del traduttore:
In questa traduzione abbiamo cercato di lasciare i termini importanti in lingua araba, translitterandoli secondo la tabella in fondo al documento, per indicarne al lettore la pronuncia corretta. Si è scelto inoltre di spiegare il senso di tali parole nelle note per cercare di riportarne con esattezza il significato inteso nella lingua originale. Questo, con la speranza di riuscire a trarre massima utilità dalle nozioni, con la volontà di Āllāh l’Altissimo. Per informazioni o suggerimenti scrivere a: tarjama.rabbaniah@gmail.com.

www.yaqob.com

Madārij āl-sālikīn – 01

I livelli di coloro che percorrono [la strada verso Āllāh] – 01
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Chiedo protezione ad Āllāh da Satana il lapidato

Nel nome di Āllāh, Āl-Rahmān1 Āl-Rahīm2

In verità la lode appartiene a Āllāh; ringrazio Āllāh l’Altissimo, cerco soccorso in Lui e imploro il Suo perdono; in Lui mi rifugio contro il male che è dentro di noi e contro le malefiche conseguenze delle nostre azioni. Chi Āllāh guida, nessuno lo può sviare e chi Egli svia, nessuno lo può guidare. Testimonio che non c’è altro Dio all’infuori di Āllāh. Egli è l’Unico, senza alcun socio e testimonio che Muhammad è Suo Servo e Messaggero.

O Āllāh! Concedi la Tua grazia a Muhammad e alla famiglia di Muhammad come l’hai concessa a ‘Ibrahīm e alla famiglia di ‘Ibrahīm. Tu sei degno di tutta la lode e di tutta la gloria. O Āllāh! Concedi la Tua benedizione a Muhammad e alla famiglia di Muhammad come l’hai concessa a ‘Ibrahīm e alla famiglia di ‘Ibrahīm. Tu sei degno di tutta la lode e di tutta la gloria.

“O voi che credete, temete Āllāh come deve essere temuto e non morite non musulmani”. (3:102)
“Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere e da esso ha creato la sua sposa, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Āllāh, in nome del Quale rivolgete l’un l’altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Āllāh veglia su di voi”. (4:1)

“O credenti, temete Āllāh e parlate onestamente, sì che corregga il vostro comportamento e perdoni i vostri peccati. Chi obbedisce a Āllāh e al Suo Inviato otterrà il più grande successo”. (33:70 – 71)

Ebbene…

Le parole più vere sono quelle di Āllāh l’Altissimo; E la miglior guida è quella di Muhammad, pace e benedizione su di lui, sulla sua famiglia e sui suoi compagni. La cosa peggiore è l’innovazione; ogni innovazione è eresia; ogni eresia è sviamento; Ed ogni sviamento sta nell’inferno.

Detto questo…
O miei fratelli in Āllāh! Giuro per Colui che schiude il seme e crea l’uomo che vi amo per Āllāh e chiedo ad Āllāh il Maestoso di riunirci con quest’amore sotto l’ombra del Suo trono quando non ci sarà ombra se non la Sua ombra; O Āllāh, rendi tutte le nostre azioni corrette e sincere per Te (per la Tua causa), per nessun altro eccetto Te.

Miei cari fratelli in Āllāh, come siete nei confronti di Āllāh? Come sono i vostri cuori nei confronti di Āllāh?

Ecco che siamo in onda sul canale “Āl-Rahmaħ”, chiedo ad Āllāh, sia esaltata la Sua Maestà, che ne faccia una misericordia e che ci doni, a noi e a voi, una misericordia da parte Sua con la quale poter fare a meno della misericordia di altri, oltre a Lui.

Così, fratelli, ho scelto il ramo della purificazione (tazkiīaħ) perché fosse l’argomento attorno al quale ruotasse il nostro incontro settimanale… che è stasera, la notte di martedì, la sera del lunedì. Quindi la notte del martedì. Dalla prossima settimana, con la volontà di Āllāh l’Altissimo la puntata verrà spostata a sabato, la notte della domenica, sempre nello stesso orario, alle ore nove. Quindi sabato, la notte di domenica vi parlerò della purificazione.

Abbiamo così scelto nel tema della tazkiīaħ, di trattare della scienza dei cuori, o per esser più precisi della scienza del cammino verso Āllāh, che vien trattato nel libro “Madārij āl-sālikīn, baīna manāzil ‘iīīāka na°budu ua ‘iīīāka nasta°īn” (I livelli -o gradini- di coloro che percorrono [la strada verso Āllāh] tra lo stadio di “a Te noi rivolgiamo la nostra obbedienza” e “a Te chiediamo sostegno”).
Fratelli, non intendo dire “abbiamo detto” oppure “ho detto”… ma comincerò assolutamente da capo, inizierò completamente dall’inizio per riuscire a disegnare una strada per il musulmano contemporaneo, una strada chiara che egli possa percorrere in maniera corretta, che sia esente dall’errore e che lo porti verso Āllāh l’Altissimo.

Cari fratelli dobbiamo sin dal principio sapere, e tutti noi lo sappiamo, per quale motivo siamo stati creati. Egli, gloria a Lui ha detto: “Non ho creato i jinn e gli uomini se non perché vivessero nella totale obbedienza a Me (perché rivolgessero a Me il culto e l’obbedienza)” (51:56); quindi tu sei stato creato, le tue articolazioni sono state rese malleabili, sei stato posto in questa esistenza e in questa vita terrena affinché tu vivessi in obbedienza totale ad Āllāh.

Questi atti di obbedienza (Cibādāt) che ti sono stati ordinati e resi obbligatori; atti come il taūhīd, inteso in tutti i suoi significati, e così anche il timore di Allah, la Sua supplica, l’amore per Lui, l’affidarsi ad Āllāh, l’aver certezza della Sua promessa, l’essere contenti di tutto ciò che da Lui ci proviene, il ritorno a Lui pentito e… E così la salāħ6,il digiuno, la zakāħ6, il hajj, il trattar bene i genitori, il tenersi in contatto con i propri legami di sangue, il tenersi lontano da tutto ciò che è proibito e… tutte le altre azioni che fanno parte
degli atti obbligatori o delle Cibādāt (atti di obbedienza) che ti sono stati imposti, o Musulmano… tutti questi riti di obbedienza sono stati istituiti per risanare il tuo cuore e purificare la tua nafs8.

Āllāh, sia esaltata la Sua Maestà ha detto quel che può essere tradotto come: “Guai agli associatori, coloro che non compiono la zakāħ” (51:6-7). Gli esperti di Tafsīr nella spiegazione di questa āāīaħ affermano: gli associatori sono coloro che non hanno purificato la loro nafs (la loro persona, il loro ego) col taūhīd. È per questo che Āllāh, gloria a Lui l’Altissimo ha detto quel che può essere tradotto come: “O voi che credete, i politeisti sono impurità” (9:28). In verità gli associatori11 sono un’impurità, un’impurità… quindi notiamo che la purificazione del cuore avviene col taūhīd.

Dopodiché viene la salāħ: “Ed esegui l’orazione. In verità l’orazione preserva dalla turpitudine e da ciò che è riprovevole” (29:45), quindi anche la salāħ è uno dei tipi di purificazione.

Dopodiché la zakāħ. Āllāh, gloria a Lui l’Altissimo, ha detto ciò che può essere tradotto come: “Preleva sui loro beni un’elemosina, tramite la quale, li purifichi” (9:103).

Così il digiuno… Āllāh gloria a Lui l’Altissimo ha detto ciò che può essere tradotto come: “O voi che credete, vi è stato prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto affinché diveniate timorati” (2:183).
Infine l’hajj… Āllāh gloria a Lui l’Altissimo ha detto quel che può esser tradotto come: “Chi decide di assolverlo, si astenga dai rapporti sessuali, dalla perversità e dai litigi durante il Pellegrinaggio” (2:197)… E così via… tutti gli atti delle Cibādāt (atti di obbedienza), tutti i pilastri dell’Islām hanno lo scopo della purificazione, l’obiettivo della purificazione del cuore.

Qual’è il significato della tazkiīaħ? Il significato linguistico, che è anche il significato religioso, è: sviluppo e purificazione. La purificazione consiste nel fatto che io purifichi il mio cuore e la mia nafs da tutto
ciò che s’infiltra in essa di sudiciume e di sporcizie, sia a livello percettivo (sensoriale), che morale… questa è la purificazione. Mentre lo sviluppo: consiste nel fatto che io sviluppi ciò che c’è in essa di buono… quindi purificarla di tutto il male che c’è in essa e riporre nel suo giusto posto il cuore, la ragione, la realtà e il pensiero. Dunque purificazione e sviluppo. Che io purifichi il male e sviluppi il bene. Questa è la tazkiīaħ; la tazkiīaħ deve essere un obiettivo.

La purificazione è lo scopo per il quale è stato mandato il Messaggero Muhammad, pace e benedizione su di lui. Osserva l’invocazione di nostro padre ‘Ibrahīm, su di lui la pace, quando disse ciò che può esser tradotto come: “O Signor nostro, suscita tra loro un Messaggero che reciti loro i Tuoi versetti, insegni loro il Libro e la saggezza e li purifichi. In verità Tu sei il Potente, il Saggio” (2:129). Desidero che tu scriva con me questa āāīaħ.
“O Signor nostro, suscita tra loro un Messaggero”; qual’é il compito di questo messaggero?
1- Che reciti loro le tue āāīāt.
2- Che insegni loro il Libro e la saggezza.
3- Che li purifichi.
“In verità Tu sei il Potente, il Saggio”. Āllāh ha risposto a questa invocazione, ma l’ha riordinata in maniera differente. Osserva la disposizione decisa da Āllāh in tre passi del Qur’ān: in Sūraħ Āl-Baqaraħ, in Sūraħ Āli °Imrān e in Sūraħ Āl-Jumcaħ. Ad esempio, Āllāh ha detto nella Sūraħ Āli cImrān ciò che può essere tradotto come: “Āllāh ha colmato [di grazia] i credenti, quando ha suscitato tra loro un Messaggero che recita i
Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la saggezza” (3: 164). Se ricordi l’invocazione di nostro padre ‘Ibrahīm, egli disse: che reciti loro le tue āāīāt, insegni loro e li purifichi. Il nostro Signore l’ha riordinato ed ha anteposto la purificazione (tazkiīaħ) all’apprendimento, così Egli gloria a Lui, ha detto:
1- Che reciti loro i nostri versetti (āāīāt)
2- Li purifichi
3- E insegni loro.

La causa della purificazione è anteposta all’apprendimento ed è per questo che Jundub ‘Ibn °Abdi-llāhi Āl-Bajilī ha detto: abbiamo vissuto una parte della vita in cui veniva conferita a uno di noi la fede (āl-’īmān) prima del Qur’ān. La conoscenza dell’’īmān, questa è la scienza della tazkiīaħ. La scienza dell’’īmān, è questo di cui occuperemo, °ilm āl-’īmān (la conoscenza della fede).

La scienza dell’’īman… Shaīkh Āl-’Islām ‘ibn Taīmiīaħ, su di lui la misericordia di Āllāh, vi ha dedicato un tomo nelle fatāūà, il decimo volume che si intitola “Il tomo sul comportamento”. All’inizio di questo libro, all’inizio della “Āl-tuhfaħ āl-cirāqiīīaħ” (Il capolavoro iracheno) egli afferma: “Sappi, che Āllāh possa usarti misericordia, che le azioni svolte dal cuore come l’amore, la paura, la supplica, l’affidamento, la certezza, la soddisfazione di ciò che ci proviene da Āllāh, il pentimento, l’umiltà, il timore e azioni simili sono obbligatorie (ūājib) per tutti gli individui responsabili, da principio, secondo la religione, al pari dell’obbligo della salāħ, del digiuno e della zakāħ”. Hai mai udito questo discorso prima d’ora?

La salāħ è un obbligo, è uno dei cinque pilastri dell’islām, uno dei pilastri della religione. Ebbene, a sua volta, uno dei pilastri della salāħ è il khushuū° (umiltà, quiete, concentrazione in essa) ed esso è un’azione del cuore. Puoi vedere un giovane che compie delle battaglie per discutere se il dito va mosso o meno durante il tashahhud oppure se chi prega deve scendere appoggiandosi sulle mani o sulle ginocchia per raggiungere la
posizione di sujūd, mentre egli non ha mai provato nessuno dei significati dello stato del khushuūc e non ha imparato come raggiungere l”ikhlāās.

Tante volte mi pongo la domanda… mai nella tua vita ti sei chiesto: come faccio a realizzare l”ikhlāās?
Hai mai chiesto: come faccio ad amare il nostro Signore? Come faccio a provare il desiderio di incontrarlo?
Come faccio a suscitare in me il desiderio di poter guardare al Suo Volto? Non ti è mai venuto in mente sentendo “Danne la lieta novella agli umili” (22:34) di pensare: come faccio ad essere uno degli umili? Hai mai cercato, sentendo “In verità Āllāh possiede dei contenitori, tra le sue creature, e i contenitori di Āllāh tra le sue creature sono i cuori dei suoi servi devoti; di essi i più amati da Lui sono i più morbidi e teneri”, come faccio ad essere uno di essi? Questa è la questione.

Vi è gente occupata dalla vita mondana, dalle sue preoccupazioni, dai suoi piaceri, dai suoi peccati ed altre persone sono occupate dalla religione ma solo nell’esteriorità e nell’apparenza, persone che han dimenticato che la base della questione sono il cuore e le azioni svolte dal cuore.
La domanda è… dov’è il tuo cuore, o servo di Āllāh? Voglio che tu non discosti questa domanda dalla tua mente, così come se nulla fosse, ma concentrati e rispondimi. Dov’è il tuo cuore? Dov’è il tuo cuore, o servo di Āllāh? Abbiamo necessità di una risposta reale, concreta, pratica… dov’è il tuo cuore? Āllāh, gloria alla Sua Maestà ha detto ciò che può essere tradotto come: “O voi che credete, rispondete ad Āllāh e al Suo

Messaggero quando vi chiama a ciò che vi fa rivivere e sappiate che Āllāh si frappone tra l’uomo e il suo cuore” (8:24). “O voi che credete, rispondete ad Āllāh e al Suo Messaggero quando vi chiama a ciò che vi fa rivivere”, quando vi invita verso ciò che vi fa rivivere. Si tratta proprio di questo… tu sei morto. Per davvero sei morto, come rivedremo nel libro “Madārij”: “Lo stato di veglia consiste nel fatto che il cuore venga scosso dalla paura della presa di coscienza mentre prima era nel sonno degli incuranti”. ‘Ibn Āl-Qaīīm, nella
spiegazione, dice: “Il servo si trovava nel sonno dell’incuranza, il suo cuore dormiente e il suo occhio sveglio; i suoi occhi sono aperti ma il suo cuore dorme”. Egli vive, mangia, beve e dorme, va e viene… ma è morto. Nella realtà egli è morto. Quanti di quelli che vedi oggigiorno sono “morti e non vivi, e non sanno affatto quando saranno resuscitati” (16:21). La vita reale è la vita del cuore “O voi che credete, rispondete ad Āllāh e al Suo
Messaggero quando vi chiama a ciò che vi fa rivivere” dopodiché “sappiate che Āllāh si frappone tra l’uomo e il suo cuore”. (Oh Āllāh, non interporre mai un ostacolo tra noi e tra un bene. Oh Āllāh, insegnaci il bene, guidaci ad esso, usaci per il suo fine e accettalo da noi, oh Tu che sei il Vivente, Colui che sussiste da Se Stesso e da cui tutto trae sussistenza).

Fratelli,
Vi ricordo che vi amo per Āllāh. Questo deve diventare il tuo obiettivo… dov’è il mio cuore? Con chi è il mio cuore? Che cosa fa il mio cuore? In questo modo rimarrà questa la questione di cui ti occupi, che ti impegna… notte e giorno sei impegnato a seguire il tuo cuore.

Il Profeta (s) ha detto ciò che può esser tradotto con: {In verità Āllāh non guarda alle vostre sembianze e nemmeno ai vostri corpi, invece guarda ai vostri cuori}. Ahh… osserva… nel momento in cui sai che Āllāh, gloria alla Sua Maestà, guarda al tuo cuore. Questo tuo cuore, mentre Āllāh lo osserva, contiene ciò che egli detesta. Quindi Āllāh l’Immenso, il Sublime, il Maestoso, il Grande, il Potente, Colui che costringe al
Suo volere, Āllāh, vede ciò che Egli detesta e nonostante questo pazienta su di te. Egli ti dà tempo, come se lasciasse passare tutto (impunito)… così vedi le mani dei peccatori libere, come se non ci fosse ostacolo ad esse, ma quando Egli li prende (col castigo), li prende con la presa di Colui che costringe al Suo volere.
{In verità Āllāh non guarda alle vostre sembianze e nemmeno ai vostri corpi, invece guarda ai vostri cuori}…
quindi Āllāh guarda al tuo cuore.

Subhāna Āl-Malik!
I cuori sono di due tipi: un cuore vivo e un cuore morto. Dice il Tuo Signore, sia gloria alla Sua Maestà ciò che può essere tradotto con: {Ed è così che ti abbiamo rivelato uno spirito [che procede] dal Nostro ordine. Tu non conoscevi né la Scrittura, né la fede. Ne abbiamo fatto una luce per mezzo della quale guidiamo chi vogliamo, tra i Nostri servi.} (42:52). I nostri sapienti, coloro che si occupano di Tafsīr, cosa dicono a proposito di questa āāīaħ? Per quanto riguarda l’affermazione di Āllāh, sia gloria alla Sua Maestà, che può essere tradotta come {Ed è così che ti abbiamo rivelato uno spirito}, essi affermano che questo
Qur’ān è spirito, vita. Questo Qur’ān l’ha ricevuto il Messaggero di Āllāh, la pace e le benedizioni siano su di lui. Che cosa dicono inoltre? E come eri nel ventre di tua madre un grumo di sangue senza senno, una nutfaħ (goccia di sperma), poi una °alaqaħ ed infine una mudghaħ, dopodiché Āllāh ti mandò l’angelo che soffiò in te lo spirito e così sei diventato un uomo sano, alla stessa maniera questo cuore è un grumo di sangue senza senno; il cuore non è altro una che un organo, un pezzo di carne, se però tu lo consegni al Messaggero
di Āllāh, la pace e la benedizione di Āllāh siano su di lui, che vi soffia in esso dello spirito che ha ricevuto (il Qur’ān), questo cuore diviene vivo e palpita con vitalità. Di questo si tratta. Il cuore rimane morto finché non riceve la vita; e la vita sta nella Legge e nella Religione. Ha detto il Re, il Maestoso, Āllāh gloria a Lui l’Altissimo quello che può essere tradotto con: “Forse colui che era morto, e al quale abbiamo dato la vita, dandogli una luce per camminare tra gli uomini, sarebbe uguale a chi è nelle tenebre senza poterne uscire? Così vengono abbellite a(gli occhi dei) miscredenti le loro azioni.” (6:122).

È questa la questione oggigiorno, il tema che desidero che diventi l’obiettivo della tua vita: il tuo cuore.
Vivo oppure morto? Tu, da quando Āllāh ti ha creato sulla superficie di questa Terra, sei in cammino verso il nostro Signore. In cammino… Oggi siamo alla fine dell’anno 1428H e ci stiamo inoltrando nel 1429H… quanti anni della tua vita sono passati? Tutti questi anni tu eri in cammino verso il nostro Signore e sarai in cammino fino a quando non terminerà il tuo tempo predestinato e cadrai nella tomba.

Ma la gente è di due tipi: uno è in cammino verso il nostro Signore nella maniera che Egli accetta e ama e la sua strada è il paradiso e un altro cammina seguendo i suoi piaceri; anche questo secondo tipo è in cammino verso il nostro Signore ma nella maniera che Āllāh detesta e questo cadrà nel Fuoco; chiediamo protezione ad Āllāh dall’essere di questi ultimi. Quindi tu sei uno tra due: per il paradiso o per l’inferno… scegli te per te stesso, o servo di Āllāh. Ha detto Āllāh gloria a Lui l’Altissimo ciò che può essere tradotto con: “Colui che sarà precipitato nel Fuoco, avrà forse sorte migliore di chi giungerà con sicurezza al Giorno della Resurrezione? Fate pure quel che volete, Egli ben osserva quello che fate.”(51:40). Ascolta questa āāīaħ un’altra volta. Dice Āllāh gloria a Lui l’Altissimo ciò che può essere tradotto con: “Colui che sarà precipitato nel Fuoco, avrà forse sorte migliore di chi giungerà con sicurezza al Giorno della Resurrezione? Fate pure quel che volete, Egli ben osserva quello che fate.”

Fratelli,
È questo il nostro argomento in questa puntata, il cammino verso Āllāh. Madārij āl sālikīn…
in modo che tu salga questi livelli scalino per scalino verso Āllāh gloria a Lui l’Altissimo, per arrivare a Lui, sia esaltata la Sua Maestà. Questi livelli rappresentano una scienza da conoscere poiché la strada verso Āllāh si percorre con i cuori e non con i piedi. Āllāh vuole da te il tuo cuore. Il Profeta (s) ha detto quello che può essere tradotto come: “In verità nel corpo vi è un organo, se esso è sano tutto il corpo è sano, se invece è malato tutto il corpo è malato” per questo i cuori rappresentano una scienza a sé.

Vi sono le scienze del Tafsīr, del Fiqh, del Tajūīd, del ‘usūl, del Mustalah, della lingua e dei
qulūb (dei cuori), ma io definisco °ilm āl-qulūb, la scienza delle scienze perché ogni scienza delle scienze della Sharī°aħ, se non si lega a questa scienza e non ne fa un giudice su di sé esce dalla sfera della devozione al Signore, cosa che è invece richiesta in tutte le scienze della Sharī°aħ. Si tratta dunque di °ilm āl-qulūb.

Mi chiederai: ebbene, cosa intendi di principio con °ilm āl-qulūb? Con °ilm āl-qulūb intendo ciò che consiste nelle azioni messe in atto dal cuore, conoscere le azioni del cuore, che sono: āl-’ikhlās (come dedicare le proprie azioni nella loro totalità ad Āllāh), l’amore (l’amore per Āllāh intendo), la paura del castigo di Āllāh, la speranza nella misericordia di Āllāh, l’affidamento a Lui, l’aver certezza nella Sua promessa, la soddisfazione di ciò che Egli ci da, il pentimento, l’umiltà, il timore… tutti e cento i livelli di cui tratteremo.

°Ilm āl-qulūb… se questa scienza non viene usata come giudice dal Sapiente esperto di Tafsīr o di Fiqh, questo Sapiente dove va a finire? Finisce che segue i suoi piaceri. Come? Cosa significa ciò? Ascolta con me questo Hadīth che fa sbiancare i capelli. Disse il Messaggero di Āllāh, pace e benedizione su di lui, ciò che può essere tradotto come: “I primi ad essere usati come combustibile per il Fuoco [il Giorno del Giudizio] sono tre: [il primo] è un uomo a cui Āllāh ha donato una scienza; Āllāh gli fa ricordare la Sua grazia su di lui
ed egli la ammette. Dice [Āllāh]: “Servo mio, ti ho donato la scienza, cosa ne hai fatto?”. Egli risponde: “L’ho insegnata per compiacere Te, oh Signore”. Dice [Āllāh]: <<Hai mentito. Hai insegnato perché si dicesse: <Egli è un Sapiente>, e questo è stato detto [dalla gente]; ciò è stato detto ed ora tu non hai nessuna ricompensa presso di Me>>. Poi costui viene trascinato sul volto verso Jahannam (il Fuoco)”.

Ti dico che questo Hadīth fa sbiancare i capelli. Questo uomo è un Sapiente, Āllāh è stato testimone su questo, Egli gli ha detto: “Servo mio, ti ho donato la scienza…” quindi aveva la scienza o no? Rispondimi, dammi una risposta! Il nostro Signore gli dice: “Ti ho donato la scienza”, io ti ho dato la scienza, quindi di scienza si tratta, no? Si tratta di un Sapiente… il nostro Signore gli ha donato la scienza ed Egli è stato testimone che il servo era un Sapiente, “ti ho donato la scienza”.

Il nostro Signore gli ha detto inoltre: “Hai insegnato”. Il servo dice: “L’ho insegnata per compiacere Te, oh Signore”. Dice [Āllāh]: “Hai mentito. Hai insegnato perché si dicesse: <Egli è un Sapiente>”. Quando il nostro Signore gli dice, “Hai insegnato”, questo significa che egli ha insegnato, no? Sì, ci sono persone che hanno tratto utilità da lui e hanno imparato. Il nostro Signore gli dice: “Hai insegnato”. Ed era famoso… questo con
la prova che il nostro Signore gli dice: “E questo è stato detto [dalla gente]”, (O Signore, spero che tu riesca a comprendere!). Cerca di comprendere con me questo… si tratta di un Sapiente, il nostro Signore gli ha donato la scienza… Un Sapiente, il nostro Signore ha testimoniato che egli era un Sapiente; e un maestro, il nostro Signore ha testimoniato che egli insegnò. E pure era famoso ed influente e il nostro Signore ha testimoniato
che la gente ha detto… e nonostante questo è il primo che viene trascinato sul suo volto verso il Fuoco! Sì, prima degli adulteri, dei ladri, dei corruttori e dei licenziosi.

Per Āllāh, dimmi, non è questa una cosa che fa venir paura? Non è una cosa spaventosa? Non è una cosa che fa intristire? Di questo si tratta… poiché egli ha perso l”ikhlās (il fatto di dedicare le proprie azioni nella loro totalità ad Āllāh). Hai insegnato per divenire famoso, per essere amato dalla gente, per essere rispettato dalla gente, per essere servito dalla gente, per essere lodato dalla gente, per essere elogiato dalla gente, per essere conosciuto dalla gente, per essere addidato dalla gente, per diventare una persona eminente, per diventare ricco, per essere meglio della massa, per e per… per ottenere qualcosa in questa vita!

Quello che fa perder la ragione, che fa impazzire per davvero, è che quest’uomo è un Sapiente e un maestro, influente, famoso, ha tanti alunni, discepoli e seguaci… e alla fine finisce a Jahannam… di questo si tratta: se il Sapiente non fa in modo che la scienza dei qulūb faccia da giudice su di lui tramite l”ikhlās, con la paura [dell'ira del] nostro Signore, il timore di Lui, la modestia davanti a Lui, l’umiltà di fronte a Lui, il tremolio del cuore al Suo ricordo. Se il Sapiente non usa questa conoscenza per auto-giudicarsi finisce per esaltarsi
(vantarsi e compiacersi di se stesso) della scienza.

“Quando viene fatta scendere una Sūraħ, alcuni di loro dicono: <<A chi di voi [questa Sūraħ] ha fatto accrescere la fede?>>. Quanto a coloro che credono, essa accresce la loro fede ed essi se ne rallegrano.
Quanto a coloro che hanno una malattia nel cuore, essa aggiunge sozzura a sozzura” (9:124,125). Vedi cosa ci dice qui °ilm āl-qulūb? Dice che la singola āāīaħ fa aumentare la fede di uno e fa aumentare l’altro di sozzura e impurità. Ascolta la āāīaħ una seconda volta: “Quando viene fatta scendere una Sūraħ, alcuni di loro dicono: “A chi di voi [questa Sūraħ] ha fatto accrescere la fede?”. Quanto a coloro che credono, essa accresce la loro fede ed essi se ne rallegrano. Quanto a coloro che hanno una malattia nel cuore, essa aggiunge sozzura
a sozzura”. Cos’è che afferma Āllāh gloria a Lui l’Altissimo in questo Qur’ān? Egli ci informa di ciò che accade a coloro che hanno i cuori malati, quando sentono la recitazione del Qur’ān: “e coloro che invece non credono, nelle loro orecchie vi è sordità e su di loro esso [il Qur'ān] sarà accecamento (sentendo il Qur’ān non vedono la luce della verità e rimane il dubbio ad impossessarsi di loro)” (51:44). Āllāhu ‘Akbar!

Proprio per questa ragione mi rivolgo a coloro che ricercano la scienza, ai nostri bravi ragazzi, ai nostri ragazzi più giovani, a coloro che ricercano la scienza e alla stessa maniera ai du°aħ emergenti, i nostri amati in Āllāh, coloro che si impegnano nel ricercare la scienza, nello scrivere libri, nella da°uaħ… considerando anche la confusione che c’è nei canali satellitari oggigiorno. Può essere che la scienza stessa sia per lui nociva se colui che la possiede non è controllato da °ilm āl-qulūb, che è la conoscenza del’ikhlās, la conoscenza della paura [del castigo] di Āllāh, la conoscenza di sapersi controllati sempre da Āllāh, la conoscenza del timore di Āllāh, di questo si tratta. Per questo io dico: cilm āl-qulūb si chiama “la scienza delle scienze”, per il fatto che se il Sapiente, il conoscitore e il Muftī, se questi non si adornano del timore di Āllāh (taqūà)…; Il Messaggero disse “il timore sta qui” e indicò il suo petto. Perciò il timore di Āllāh dove si trova? Nel cuore, proprio qui. E
se il timore sta proprio qui [nel cuore] vuol dire che fa parte delle azioni svolte dal cuore, fa parte di °ilm āl-qulūb. Se il Muftī non si adorna del timore di Āllāh e del Suo controllo emetterà fataūà basate sui suoi piaceri e come gli va in quel momento, finirà per dire ciò che piace alla gente se non è consapevole dello sguardo del nostro Signore su di lui. Se invece egli è vigile verso lo sguardo del nostro Signore riuscirà a dire solo ciò che fa compiacere il nostro Signore e non ciò che fa contenta la gente… egli riuscirà a dire ciò che ama il nostro Signore e non ciò che ama la gente; la sua preoccupazione rimarrà quella di compiacere Āllāh e di starelontano dalla Sua ira, non quella di compiacere la gente e star lontano dall’ira della gente. Quindi se °ilm āl-qulūb non fa da giudice sul Muftī questo lo porta a deviare verso una strada opposta a quella della scienza.
Alla stessa maniera se °ilm āl-qulūb non fa da giudice su colui che si occupa di fare dacuaħ, come su colui che si occupa di Tafsīr o sul sapiente o su colui che si occupa di ‘usūl, e così per tutte le scienze… tutte le scienze necessitano questa scienza.

Secondo: questa scienza è la scienza del cammino verso Āllāh. Di questa scienza si sono specializzate delle persone che si sono dati il nome di Sufi e hanno fatto di questa scienza una scienza riservata a una determinata categoria di persone, a una cerchia ristretta, molto limitata… nonostante il fatto che questa scienza sia obbligatorio considerarla la scienza della massa; inoltre essi hanno forgiato dei termini specifici per questa scienza che somigliano ai termini usati in un indovinello. Parole che non sono comprensibili. Per questo ti dirò una cosa… un esempio semplice … nel libro “Madārij”… un esempio vicino, nel libro. Vediamo cosa dice nel libro Madārij, ad esempio nello stadio della tuma’nīnaħ (serenità)… vedi che per questo stadio l’Imam Āl-Haraūī cosa dice? Egli afferma che la tuma’nīnaħ (serenità) è “la tranquillità della sicurezza nel riposo del conforto”, la tranquillità della sicurezza nel riposo del conforto. A questo punto un uomo che ha letto nel Qur’ān l’affermazione di Āllāh, gloria a Lui l’Altissimo che possiamo tradurre come: “Coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Āllāh. In verità, i cuori si rasserenano al Ricordo di Āllāh”. (13:28)
… Āllāhu ‘akbar! Gli è piaciuto questo passo! Dice Āllāh: “Coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Āllāh. In verità, i cuori si rasserenano al Ricordo di Āllāh; coloro che credono e operano il bene, avranno la beatitudine e il miglior rifugio”.
Quest’uomo dopo aver letto questi due o tre passi del Qur’ān ha pensato fra sé e sé “desidero proprio sapere in che cosa consiste la tuma’nīnaħ (serenità)” quindi legge la definizione del nostro autore “la tranquillità della sicurezza nel riposo del conforto”. Come? Di nuovo legge “la tranquillità della sicurezza nel riposo del conforto”… Chi nella nostra epoca riesce a capire termini come questi?
Nella spiegazione della tuma’nīnaħ vengono usati proprio questi termini, se consulti il libro Madārij li troverai tali e quali. La tuma’nīnaħ è “calma rafforzata da sentimento di reale sicurezza, a pari livello di intensità”. Può darsi che voi stiate già capendo in questo momento… sono proprio queste parole che voglio spiegare ai giorni nostri (O Āllāh donami il lieto fine -della vita terrena-, fai sì che possa morire da musulmano e fai sì che la mia
discendenza sia a Te devota). Desidero, prima di morire, spiegarti che cos’è la tuma’nīnaħ. Non voglio dirti che si tratta di “calma rafforzata da sentimento di reale sicurezza, a pari livello di intensità”, non voglio spiegartela in questo modo. Voglio spiegarti con parole attuali, che tu riesca a capire e a mettere in pratica per poter raggiungere questa tuma’nīnaħ, per capire come fare a viverla, a provarla. Io dico questo: Che non si tratta di una scienza riservata agli eletti! No, questa è la scienza della massa… di tutti i musulmani: del contadino, del falegname, dell’idraulico, dell’addetto all’igiene dell’ambiente, dello spazzino, della donna, di colui che sa leggere come dell’analfabeta. Tutti hanno bisogno di tuma’nīnaħ. Vero o no? Tutti han bisogno di ‘uns (tranquillità, pace), di sentire la tranquillità nella vicinanza ad Āllāh.
Per questo quando parlo adesso dei gradini, lo stadio della “veglia”, poi dello stadio della giusta “veduta” e così dello stadio del “pensiero”, della “volontà”, del “rendiconto”, del “pentimento”, del “ritorno”. Questo è l’ordine dei livelli. Ti dico, ad esempio, che il gradino dell’’uns (della tranquillità) è posto al sessantacinquesimo posto mentre tu potresti già sentirlo da adesso… solo che non sai che si tratta di questo.
Mio fratello Mahmūd stava percorrendo una strada e a un certo punto il nostro Signore l’ha guidato, ha desiderato per lui il pentimento e l’ha riportato a sé; così è venuto con me per compiere una °umraħ (visita presso la Sacra Casa a Makkah) e mentre stavamo compiendo il rito della °umraħ, dopo che egli si era pentito ed era accorso verso Āllāh l’Eccelso, il Maestoso… non che facesse niente di male ma si è pentito, ciò che intendo è che è diventato pienamente osservante. Qual’è il fatto che ci interessa? Il fatto che egli mi disse: <<Sento una sensazione bellissima dentro di me. Non so di cosa si tratta ma il mio grande timore è che io possa perderla>>. Di questo si tratta. Il Musulmano può essere all’inizio del suo cammino verso Āllāh… nel momento in cui si è pentito ha provato la sensazione di ‘uns (tranquillità), di ‘ikhbāt (umiltà), di hubb (amore), di shaūq (desiderio di incontrare Āllāh). Li prova, li assapora. Questo è un puro dono da parte di Āllāh, non un dono guadagnato con tante salāħ e neppure con tanto digiuno, questo individuo è da poco entrato e il nostro Signore gli ha donato il poter provare tutti questi significati come regalo. Il regalo dell’essere entrato presso [la strada di] Āllāh. Egli è entrato nella strada che porta al nostro  Signore così Egli gli ha dato in regalo queste sensazioni; ma in seguito, tutto quanto svanirà se egli non lo conserva con il suo sforzo.

È per questo che tu, tu e tutti quanti noi all’inizio abbiamo provato tutti questi significati e dopo poco, questi sono svaniti. Sono scomparsi questi significati e noi siamo rimasti seduti a rimpiangerli. Uno potrebbe chiedere: O Shaīkh, questi significati si possono riprovare una seconda volta? Certo, è possibile! Solo che adesso li devi raggiungere con le tue azioni. All’inizio li hai presi in regalo… li vuoi un’altra volta? Ora che li hai assaporati… li vuoi avvertire un’altra volta? Allora datti da fare e prendili con il tuo guadagno. Cosa intendo dire dunque? Cos’è ciò di cui sto parlando? Voglio dire che questa conoscenza, °ilm āl-qulūb, non è la scienza riservata a pochi eletti, non è la conoscenza riservata ai Sapienti, non è la scienza degli eletti tra gli eletti, non si tratta d’indovinelli, no. Questa è la conoscenza della gente comune, ciò che dovrebbe imparare ogni musulmano. Alla stessa maniera in cui imparo come compiere il ūduū’ (compiere il lavaggio per la salāħ)
ho necessità di imparare come realizzare l’ikhlās. Alla stessa maniera in cui imparo come compiere la salāħ ho necessità di imparare come amare il nostro Signore. Alla stessa maniera in cui imparo come compiere l’hajj ho necessità di imparare come camminare verso il nostro Signore, come arrivare a Lui, come elevarmi verso di Lui, ho necessità di sapere com’è la Sua considerazione di me. Queste questioni hanno bisogno di essere
imparate. Conoscenza.

Conoscenza. Se qualcuno mi dicesse: dove sono i libri da cui posso imparare oggigiorno? Vogliamo imparare. Il problema sta nei libri.
Oppure se uno dei giovani che ricercano la scienza volesse far polemica e dicesse adesso: i Compagni conoscevano questa scienza, o Shaīkh? Sì! I Compagni sono i maestri di questa scienza, questo argomento li compete. Tutti quanti conosciamo il Hadīth di Hanzalaħ (trad. significati): “Hanzalaħ è diventato ipocrita!” Come? “Quando siamo presso di te, o Messaggero di Āllāh ed tu ci ricordi il Paradiso e l’Inferno è come se ce li avessimo davanti, ma quando usciamo da te [O Messaggero di Āllāh] stiamo con le mogli, facciamo giocare
i bimbi, ci occupiamo dei nostri affari e dimentichiamo tanto!”. Queste parole sono conoscenza, conoscenza vera. Hanzalaħ di cosa si lamentava? Domanda. Hanzalaħ dice al Messaggero pace e benedizione su di lui: O Messaggero di Āllāh quando siamo presso di te e ci ricordi il Paradiso e l’Inferno è come se ce li avessimo davanti… quando siamo davanti ai tuoi occhi, nel masjid, e ci ricordi, O Messaggero di Āllāh, il Paradiso e l’Inferno è come se vedessimo il Paradiso e l’Inferno con i nostri occhi, è come se ce li avessimo davanti, poi
quando usciamo dal masjid e ritorniamo a casa, perdiamo questa visione: stiamo con le mogli, scherziamo con loro, abbiamo con loro dei rapporti, facciamo giocare i bambini… ho due bambini che mi saltano sulle spalle, li tolgo e li rimetto giù, gioco con loro, li rincorro e poi: “hahahaha”, ridiamo. Poi mi occupo degli affari, ho un pezzo di terra che vado a zappare, coltivare, sradicare le erbacce, e così vendo, compro e discuto col
venditore, discuto col macellaio e faccio la spesa. Viviamo cioè la nostra vita quotidiana… e perdiamo questa visione.
È come se egli dicesse: “O Messaggero di Āllāh quando stavo comprando dal macellaio e vendevo al contadino non stavo vedendo il Paradiso e l’Inferno; e quando facevo giocare i bambini, pettinavo le bambine ed educavo il ragazzo e chiamavo mia moglie, scherzavo con lei e giocavo con lei non stavo vedendo il Paradiso e l’Inferno”. Questa è la lamentela di Hanzalaħ. La lamentela del fatto che il cuore è cambiato. Dall’umiltà e il timore, dall’amore, dal desiderio di incontrare Āllāh e dalla luce si è rivoltato il cuore ed è divenuto tenebroso.
È questa la conoscenza, no? Sono queste le parole, no? È questa la realtà, no?

Parlando di realtà dobbiamo dire che il problema delle persone che hanno trattato di questa scienza, quando i Sufi ne hanno fatto una scienza privilegiata, è che queste persone hanno diviso la religione in due parti: “al-haqiqaħ” (la realtà) e il “sharc” (la Sharīcaħ, legge). Vedendo che coloro che ricercavano la scienza erano occupati con la scienza, ad accertarsi della conoscenza, a classificare gli Hadīth come autentici o deboli, a rispondere alle questioni che vengono poste nel Fiqh, a rispondere a coloro che hanno violato la Legge e alle loro eresie etc., si erano scordati degli stati del cuore. Gli altri invece, quelli che si occupavano degli stati del cuore, erano persone impegnate a seguire gli stati del cuore, dediti al culto, alla rinuncia, al timore, alla modestia, ma avevano dimenticato la questione della scienza; così la religione si è divisa in due metà: hanno chiamato “haqīqaħ” quella che riguarda coloro che erano dediti al culto e alla rinuncia [di questa vita] e hanno
chiamato “Sharī°aħ” quella che riguarda la scienza, l’insegnamento della conoscenza, la da°ua e il rispondere a coloro che hanno violato la Legge. Questo è stato un grande problema. Potresti chiedere: che differenza fa e che problema c’è oggi? Chi devo seguire? Che cosa devo fare? Questo problema ha una soluzione molto semplice: tu hai il dovere di ricercare la conoscenza e allo stesso tempo anche il dovere di percorrere il cammino verso Āllāh. Noi diciamo che °ilm āl-qulūb, questa conoscenza, è una conoscenza che va imparata e non va bene impararla da sola; è necessario che essa venga accompagnata dal Taūhīd, dal Fiqh, dal Tafsīr e dalla Sīraħ. Essa li necessita… non è che uno impara °ilm āl-qulūb e decide di percorrere il cammino verso il nostro Signore senza aver capito la purificazione, l’impurità, i pilastri della salāħ, cosa rende invalida la salāħ… non serve. Senza aver imparato cos’è il Taūhīd e cos’è il shirk, e che cosa rende invalido il Taūhīd? Non serve. La religione è un tutt’uno. Āllāh sia esaltata la Sua Maestà ha detto ciò che può essere tradotto come: “O voi che credete! Entrate interamente nella Pace” (2:208). Interamente, “e non seguite le tracce di Satana. In verità egli è il vostro dichiarato nemico”. Perciò bisogna prendere la religione come un tutt’uno. È la stessa che succede ai giorni nostri, vi sono diversi gruppi: c’è gente che ha fatto della religione tutta una dacuaħ e si occupa della da°uaħ a discapito della conoscenza e del culto, dell’adorazione. C’è altra gente che si è impegnata nell’adorazione, nel culto e ha dimenticato di ricercare la scienza e di fare dacuaħ e si è messa unicamente ad adorare. E c’è gente che ha fatto della religione unicamente la conoscenza, seduta ad imparare notte e giorno, solo sui libri, non adora il nostro Signore, non si alza a pregare la notte, non digiuna i giorni facoltativi e non fa assolutamente nulla, non invita la gente verso la strada di Āllāh. Mentre la religione è tutto questo, conoscenza, culto ed invito verso la strada di Āllāh. “Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza.”(103:1-2-3).

Una breve interruzione pubblicitaria e torno presto da voi, vi voglio bene per Āllāh, vi lascio nelle mani di Āllāh e che la pace sia su di voi così come la misericordia di Āllāh e le Sue benedizioni.

{interruzione pubblicitaria}

La pace sia su di voi, così come la misericordia di Āllāh e le Sue benedizioni.

Chiedo protezione ad Āllāh da Satana il lapidato.
Nel nome di Āllāh, Āl Rahmān Āl Rahīm

La lode appartiene ad Āllāh il Signore dei mondi e pace e benedizione sul più onorato tra i messaggeri,
Muhammad, sulla sua famiglia e su tutti i suoi compagni.
Fratelli, vi voglio bene per Āllāh… Stavamo parlando della questione di cilm āl-qulūb. cilm āl-qulūb, in questo nostro programma o meglio dire nella nostra quotidianità, in questi giorni… per quale motivo?

Prima di tutto poiché in questo momento della nostra vita viviamo, e lo dico con grande dispiacere, vi è una predominanza e un eccesso dei piaceri, un grande materialismo. Personalmente, come Muhammad Hussaīn, non so dire per quale motivo questo accada. Davvero. Non capisco per quale motivo oggigiorno la nuova tecnologia pone tutte le sue capacità al servizio del piacere, dell’immoralità. Non noti come me, fratello, che l’immoralità delle donne è in aumento oggigiorno nelle strade? Non noti con me che questa immoralità è aumentata doppiamente sui canali satellitari? Nelle canzoni, nei film, nelle telenovele e nelle
commedie. Non lo noti anche sul web e nelle pubblicità? Questa predominanza dei piaceri, non c’è dubbio che il musulmano la debba affrontare con un’alta vitalità nel cuore e nello spirito; altrimenti vi cade. Davvero.

In questi giorni colui che si trova a camminare per strada senza avere il cuore legato ad Āllāh con la consapevolezza che Egli lo veglia, con la paura e il timore di Lui, con l’amore e il desiderio di incontrarLo, si insudicerà: i cellulari, le televisioni, i giornali, le riviste, i computer, tutto quanto è pieno di immagini di donne svestite. Pieno, pieno, pieno! Per cui se l’uomo non si aggrappa alla sua paura di Āllāh, alla sua coscienza dello sguardo di Āllāh, al suo timore di Āllāh, al suo amore per Āllāh e alla sua aspettativa dell’avere ciò che è presso Āllāh … se tutti questi significati non riempiono il suo cuore, questo cuore non riuscirà a resistere di fronte a questi piaceri. Per questo motivo, quanti di coloro che esternano la fede si rivelano essere dei traditori. E delle traditrici. Questo, come risultato del non aver approfondito questi significati legati al cuore.

Ci troviamo a vivere in un’era materialista, oggigiorno la gente adora le apparenze, i soldi, le azioni, le automobili, le esteriorità, i vestiti, e così il cibo nelle sue varie tipologie, le bevande, gli immobili, le case, l’arredamento etc. Un materialismo, un materialismo letale. Se non affrontiamo questo materialismo letale con un alto pensiero dell’ultima vita non riusciremo a dominarlo.

Una volta °Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) entrò dal Messaggero di Āllāh; dì la salāħ su di lui! Io non so per quale motivo avete smesso di dire la salāħ sul Profeta? Fratello non dici la salāħ sul Profeta? Dì la salāħ sul Profeta, sorella. Che Āllāh vi usi misericordia, dite la salāħ sul Profeta! Io mendico da voi la salāħ sul Profeta, datemi la salāt sul Profeta per Āllāh. O Āllāh concedi la Tua grazia a Muhammad, alla sua famiglia e ai suoi compagni e poni su di loro il Tuo saluto di pace. Una volta °Umar, che Āllāh sia soddisfatto di lui, entrò dal Messaggero di Āllāh, la benedizione di Āllāh siano su di lui, sulla sua famiglia e sui suoi compagni e così il Suo saluto di pace, e lo trovò addormentato sopra una stuoia, senza cuscino, e la stuoia aveva lasciato dei segni sul suo nobile fianco, la grazia di Āllāh sia su di lui e così il Suo saluto di pace; la stuoia aveva lasciato dei segni sul suo fianco.
Il Messaggero sta dormendo sulla stuoia, prima di tutto tu lo sai cos’è la stuoia? Tu sei abituato alla moquette, ai tappeti, alla porcellana e alla ceramica, non sai cosa vuoi dire “stuoia”. La stuoia veniva usata come tappeto una volta ed è fatta con la paglia, posta in fila, con i fusti uno vicino all’altro e legati con dei fili. Questa stuoia, immagina come possa essere quando ci dormi sopra. Una volta, ci stavamo sopra nel Masjid e uscivamo con i
piedi rigati dalla stuoia, tempo fa.

Il Messaggero dormiva sulla stuoia e non c’era nulla sotto il suo fianco; quando si sedette per ricevere che Āllāh sia soddisfatto di e cUmar notò che la stuoia aveva segnato con le righe il fianco del Profeta pace e benedizione su di lui. Così °Umar, che Āllāh sia soddisfatto di lui, pianse e disse: <<O Messaggero di Āllāh, Cosroe e Cesare si rigirano tra le sete ed i broccati, e tu, tu che sei il Messaggero di Āllāh, dormi in questa maniera>>. Il Messaggero pace e benedizione su di lui lo guardò e disse: O °Umar non ti soddisfa che la vita terrena sia loro mentre a noi spetti quella ultima?

Hai notato questo pensiero? Questo è ciò che vogliamo si sedimenti presso di noi come musulmani, non solo i poveri, i poveri e i ricchi. I ricchi non si libereranno della preoccupazione del denaro, della deviazione che deriva dal denaro, dall’adorazione del denaro se non con la rivitalità del cuore. Quest’era, dei piaceri, del materialismo, dell’ignoranza, necessita di essere affrontata con elevati desideri spirituali assicurandoci allo stesso tempo il godimento dei piaceri concessi, lasciando quindi queste finestre aperte.
Non dico che dobbiamo proibire a noi stessi ciò che Āllāh ha reso lecito; io non dico che i tappeti, la porcellana, l’oro e l’argento siano proibiti, di essi vi è ciò che è autorizzato (mubāh), ciò che è lecito (halāl) e ciò che è proibito (harām). Lasciamo ciò che è lecito lecito e ciò che è proibito proibito. Non ti sto dicendo: rimani povero. No, no, no, ciò che più desidero è che ci siano i biliardi sotto i tuoi piedi, ma che non ti occupino allontanandoti dal nostro Signore; non perdere la tua religione per essi ma fai in modo che siano sotto i tuoi piedi mentre ti elevi verso Āllāh, gloria alla Sua Maestà. Purtroppo ci troviamo in un tempo in cui è raro vedere chi controlla la sua nafs indirizzandola verso ciò che è più opportuno per il suo cuore; siamo oramai in un tempo in cui la gente pensa con la propria pancia e non col proprio cervello; e provano le sensazioni con lo stomaco e godendo delle proprie passioni e non tramite il cuore. Mi dispiace, mi spiace dire questo, ma questa è la realtà.

La gente ha glorificato le passioni, si è inchinata e prosternata per le passioni e ha voltato le spalle alla fonte della guida (Āllāh); han preso per alleato il loro nemico, il diavolo, e hanno tradito il loro Signore, Āl-Rahmān.

Questo richiede da parte nostra lo sforzo di insistere sui significati della fede. Vorrei chiedere a te (maschio) e a te (femmina); per Āllāh, chiedo a entrambi e rispondetemi con sincerità: quand’è stata l’ultima

volta nella vostra vita che avete provato il grande desiderio di guardare al Volto Generoso di Āllāh? Il desiderio intenso, di quando desideri vedere il Volto di Āllāh e i tuoi occhi sono traboccanti di lacrime, per il desiderio di incontrare Āllāh l’Altissimo? Quand’è l’ultima volta che hai provato questa sensazione? Quand’è stata l’ultima volta che ti sei prosternato e hai protratto a lungo la prosternazione dicendo “Subhāna Rabbīa-l-‘Aclà, (sia gloria ad Āllāh, egli è il più Alto), Subhāna Rabbīa-l-‘Aclà, Subhāna dhi-l-jabarūti ūa-l-malakūti ūa-l-kibrīā’i ūa-l-°azamaħ (Gloria a Colui che detiene il Potere, i Regni, la Magnificenza e
l’Immensità) e mentre eri in prosternazione hai sentito che il tuo cuore staccarsi dal tuo petto durante il tasbīħ (la glorificazione) come se si elevasse. Quando hai vissuto questi significati?

Quando è stata l’ultima volta nella tua vita che ti sei seduto a ricordare Āllāh dicendo “Subhāna Llāhi ūa bi-hamdihi, subhāna Llāhi Āl-°Azīm (Gloria ad Āllāh a Lui spetta il ringraziamento, Gloria ad Āllāh l’Eccelso), subhāna Llāhi ūa bi-hamdihi, subhāna Llāhi Āl-°Azīm, subhāna Llāhi ūa bi-hamdihi, subhāna Llāhi Āl-°Azīm, subhāna Llāhi ūa bi-hamdihi, subhāna Llāhi Āl-°Azīm, subhāna Llāhi ūa bi-hamdihi, subhāna Llāhi Āl-°Azīm” e ti sei ricordato della āāīaħ (trad. dei significati) “Menzionatemi dunque ed Io vi menzionerò” (2:152) e del Hadīth (trad. dei significati) “chi mi ricorderà dentro di sé lo menzionerò dentro di me e chi mi menziona in un’assemblea lo menzionerò in un’assemblea migliore di quella nella quale mi ha menzionato”. Quand’è che hai provato questa sensazione?

Io dico che abbiamo bisogno di insistere su questi significati per poterli sentire, provare, per poterci concentrare su di essi, per poterli realizzare, per poterli ottenere. Oggigiorno io vedo, non ne abbiate a male, mi dispiace, mi spiace, avete ragione. Ma prima che io dica… che vedo che tutte le domande sono delle buffonate, delle farse, vorrei sentire una domanda vera. Oggigiorno colui che chiede: “Durante la salāħ mi distraggo, cosa devo fare?”
Gli dico: “voglio che tu provi a fare due rakacāt (unità di preghiera) in questa maniera, che ti alzi in piedi, ti inchini e dici: Subhāna Rabbīa-l-cAzīm. L’hai sentito col cuore quando l’hai detto?”
<<No, non ancora>>
<<Allora dillo una seconda volta: Subhāna Rabbīa-l-°Azīm>>
<<Sì, adesso l’ho sentito>>
<<Bugiardo, ancora non l’hai sentito. Per la terza volta dì: Subhāna Rabbīa-l-cAzīm. Dillo una quarta, una quinta, una ventesima, una cinquantesima e una centesima volta, finché non la senti questa sensazione, finché non la assapori, finché non la gusti>>.

Nelle salāħ facoltative, quando mi pongo l’obiettivo di educare me stesso, riuscirò a provarla e in seguito potrò finalmente sentirla durante la salāħ obbligatoria e non mi distrarrò più. Non vagherò lontano col pensiero. Invece i nostri discorsi rimangono tali … siamo seduti a ridere e dir buffonate e basta: “Io mi sento debole, stanco, spossato, io mi distraggo nella salāħ, e io… non so cosa”. Ebbene abbi misericordia di te stesso!

Quest’argomento, l’argomento della conoscenza degli stati del cuore è un argomento che riguarda tutta la gente perché il cammino verso Āllāh, sia glorificata la Sua Maestà, non può essere annullato. Tutta la gente, tutti i musulmani senza nessuna eccezione, sono in cammino verso il nostro Signore. Ogni musulmano sta avanzando verso Āllāh; proprio poiché egli sta compiendo ciò che ordina Āllāh e si sta allontanando da ciò che Āllāh ha proibito, vuol dire che è in cammino e sta vivendo le sequenze degli stadi e gli stati d’animo
anche se non li conosce; ma li vive giacché sta facendo ciò che ordina Āllāh e sta lasciando ciò che Āllāh haproibito, e non vi è nessun problema in ciò. Ma se egli li impara, sicuramente, è meglio. Questo vuol dire: se una persona riceve un orologio in regalo e nota che quest’orologio è bello egli sarà contento di possederlo ed egli dirà: <<O Āllāh, ma quant’è bello quest’orologio, è un orologio stupendo!>> Ma se gli dicessero che quest’orologio è fatto di diamanti, egli allora potrebbe morire di gioia. La stessa cosa vale per colui che è in cammino verso il nostro Signore e prova, sente i significati della fede; ciò
è molto bello. Ma se sapesse cosa significa āl-‘uns biLlah (la pace nella vicinanza ad Āllāh), cosa significa āl-shauq ila-Llāh (il provar desiderio di incontrare Āllāh), cosa significa āl-tuma’nīnaħ (la serenità), il significato del ‘ikhbaat (l’umiltà), cosa significa āl-sakīnaħ (la pace, la tranquillità)… vivrà meglio questi significati… ed è per questo che dobbiamo dire, dobbiamo ripetere, dobbiamo insistere, dobbiamo chiarire e spiegare.

Il cammino verso Āllāh ha i suoi principi. C’era una serie di conferenze vecchie che s’intitolava “La conoscenza del rapporto, il rapporto del servo nei confronti del suo Signore” e bisogna che noi impariamo, impariamo come comportarci nei confronti del nostro Signore, perché il rapporto con Āllāh è un rapporto altamente sensibile.

Ad Āllāh appartiene il più nobile esempio, nei cieli e nella terra. Āllāh ci ha insegnato a far degli esempi per meglio capire.
Se tu ti stai rapportando con un tuo amico il rapporto rimane un normale rapporto di amicizia. Se invece ti stai rapportando col Direttore vi è una certa sensibilità perché il Direttore ti potrebbe penalizzare, ci sono cose che lo rendono scontento che non arrecherebbero dispiacere al tuo amico. Bene, se tu ti stessi rapportando col Presidente del Consiglio dell’Amministrazione, e ancora, se tu ti stessi rapportando con un Ministro o
addirittura col Primo Ministro, come sarebbe il rapporto? Ogni volta che aumenta l’importanza di colui col quale ti stai rapportando aumenta il rischio.

Perciò quando ti rapporti con Āllāh, sia glorificata la Sua Maestà, sappi che questo rapporto è altamente sensibile. Quindi può darsi che dici una parola che provoca la Sua ira ed è finita. Cosa dice Hasan Āl-Basrī? Egli dice: “Temo che egli abbia dato uno sguardo ad alcuni miei peccati e che abbia detto: <Vai, non ti perdono>. Questo per il fatto che io lavoro per un’altra fabbrica” (ndt: cioè che non abbia dedicato le azioni
nella loro totalità ad Āllāh, aspettandosi la lode dalla gente, il ringraziamento per esse, ecc; come dire che io non sono un buon servitore, mi rendo conto di non compiere tutte le mie azioni unicamente per soddisfare il Signore, ma per qualcun altro oltre a Lui). Subhāna Rabbīa-l-°Azīm!

Gli uomini della “storia della pesca nel giorno del sabato”, Āllāh l’Altissimo li ha tramutati in scimmie e porci per un peccato solo. Satana (‘Iblīs) è stato maledetto e scacciato per un unico peccato… e così via. Se vuoi ti racconto di esempi ed esperienze… Con un unico sbaglio… un unico sbaglio può essere per te fatale nel rapportarti con Āllāh gloria a Lui l’Altissimo. Diciamo questo perché vogliamo arrivare a dire che il cammino verso Āllāh ha dei vincoli da rispettare, vi sono in esso dei fattori di cui tener conto e possiede dei principi
suoi.

Queste lezioni, queste puntate, sono un mio tentativo di porre il piede del musulmano sopra un cammino giusto ed indenne dagli sbagli. In verità voglio disegnare la strada perché possa cominciare ad esserci una classe di eredi completi del nostro Messaggero pace e benedizione su di lui. Con il rispetto del Libro e della Sunnaħ così come li hanno intesi e capiti i Salaf (la retta generazione di seguaci) di questa ‘Ummaħ28. Questo è il vincolo al quale non rinuncio mai. Ogni parola che non rispetti il Libro e la Sunnaħ ponila sotto alle tue scarpe e buttala via. Deve per forza rispettare il Libro e la Sunnaħ, non deve contrastarli
nemmeno per la grandezza di un atomo. Ogni atomo deve essere conforme al Libro e alla Sunnaħ in conformità a quanto hanno inteso i Salaf di questa ‘Ummaħ, poiché essi rappresentano le tre migliori generazioni: quella dei sahabaħ (dei Compagni), dei loro seguaci e dei seguaci dei loro seguaci.

Inizio con voi dalla prossima puntata, con la volontà di Āllāh, a spiegare i principi della strada del cammino verso Āllāh.
Vi voglio bene per Āllāh e che la pace di Āllāh sia su di voi così come la Sua misericordia e le Sue benedizioni.

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Donne “mens sana in corpore sano”

Secondo l’attuale immaginario collettivo, la donna musulmana è oppressa, imprigionata tra quattro mura, moglie di un uomo violento e pure poligamo.

Sappiamo bene che tutto ciò non corrisponde affatto alla realtà ma il grande lavoro di opinione svolto dai mass media ha ormai raggiunto l’infausto obiettivo di far credere alla gran parte della società italiana che la comunità musulmana sia davvero quella descritta da alcuni giornalisti e politicanti.

Al contrario di quanto viene sostenuto in molti programmi televisivi, dibattiti e giornali, invece , il Corano può essere considerato a buon diritto come uno dei primi documenti “femministi” della storia: in esso infatti, si sancisce inequivocabilmente la piena dignità della donna nonchè la sostanziale parità tra gli uomini e le donne, dinanzi al loro Unico Creatore. Ciò avveniva 14 secoli fa, nella penisola araba, mentre ancora nel 1545 a Trento, alcuni tra i massimi esponenti della cultura europea si riunivano ancora in Concilio per discutere se la donna avesse o meno un’anima.

Tra gli aspetti più importanti ed attuali dell’insegnamento islamico, in tal senso c’è certamente l’invito alla cura ed al rafforzamento del proprio corpo, così da mantenerlo in forza ed in salute. Il Profeta Muhammad saw ” Il credente forte è migliore e più amato da Dio, rispetto al credente debole; ed in ognuno c’è del bene. Raccomandava perciò di insegnare ai propri figli le discipline sportive, in particolare il nuoto, il tiro con l’arco e l’equitazione, ed egli stesso era solito gareggiare con la moglie A’isha (iddio sia soddisfatto di lei).

L’islam si definisce come una religione dell’equilibrio in tutti gli ambiti della vita, e non potrebbe perciò non prendere le distanze da tutto quello che allontana all’uomo da una serena conoscienza di sè e delle proprie responsabilità su questa terra. Anche nell’ambito della pratica sportiva naturalmente, va mantenuta una scrupolosa osservanza dei precetti della legge di Dio.

Per quanto riguarda i limiti posti tra gli uomini e le donne, ad esempio questi vanno attentamente rispettati praticando separatamente le proprie attività, ed adottando in ogni occasione un abbigliamento consono ai canoni che l’islam prescrive per l’adeguata copertura del corpo umano.La riscoperta dell’importanza della pratica sportiva comunque, è ormai un patrimonio comune alla maggior parte delle donne della società contemporanea, a prescindere dalla loro fede religiosa . La crescita di questa tendenza è di certo legata al processo di mercificazione che il corpo della donna ha subito nel corso degli ultimi anni.

Si tratta tuttavia di una tendenza relativamente recente, su cui anche in riferimento alle recenti polemiche relative all’abbigliamento sportivo – e non solo sportivo- delle donne musulmane, dal burqini a tutto il resto . A fronte del mondo intero, dei suoi interessi e delle sue ambizioni, l’abbigliamento della donna musulmana si erge come un baluardo di dignità, con la sua riservatezza, ella dimostra e rivendica la sua sostanziale parità di genere con l’uomo, che precede e supera qualsiasi ulteriore valutazione di ordine estetico.

Il valore di qualsiasi donna, proprio come quello di qualsiasi uomo, sta nello spessore della sua personalità, e non certo nel suo aspetto esteriore, come più o meno scopertamente la cultura contemporanea tende a suggerire. Allo stesso tempo, la bellezza fisica del corpo femminile rappresenta un’inestimabile patrimonio di bellezza, che la donna musulmana sceglie autonomamente di dedicare in via esclusiva al proprio ambiente familiare, domestico.

E’ spiacevole come diverse donne esprimano il loro legittimo desiderio di realizzazione personale con una generica rischiesta di “uguaglianza” nei confronti dell’uomo. L’uomo e la donna “dovrebbe essere evidente a tutti- non sono affatto uguali, bensì complementari nella loro acclarata diversità.

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Sono musulmana

Sono musulmana, hamdulillah, grazie a Dio, mi sottometto al volere di Allah swt, accetto le sue scelte per me, quelle che mi danno gioia, quelle che mi fanno piangere, e quelle che non so nemmeno comprendere.

E testimonio che non c’è altra divinità se non Allah, e che Muhammad è il suo inviato; non associo nessuno al mio Signore, poichè nessuno è uguale a lui, Dio Creatore, non ha generato nessuno, siamo tutti suoi servi.

Io sono musulmana e mia guida sono il Corano, e la Sunnah, potessi io essere come un capello del Rasul, l’inviato di Allah swt, il Corano che cammina.

Sono musulmana, e Ya Rabbi ti amo, ti adoro, e mi prostro sottomessa, cinque volte al giorno, nelle ore che hai stabilito, nel modo che hai indicato.

Sono musulmana, e vivo questa vita nel timore di Allah swt, nel timore di non compiacerlo, perchè in amore, la preoccupazione prima è sempre il compiacimento dell’amato.

Sono musulmana e credo negli angeli e nelle altre creature che Allah swt ha nascosto ai miei occhi, e in Allah mi rifugio contro satana il lapidato.

Sono musulmana e credo nel Giorno del Giudizio, non so quando verrà, poichè solo Allah swt sa quando il computo dei giorni sarà concluso; i vivi moriranno, e i morti, tutti, resusciteranno per sottoporsi al suo Giudizio, anche coloro che non hanno creduto, coloro che hanno negato, non hanno riconosciuto i Suoi segni.

Sono musulmana, un pezzo della Ummah, non un membro, un pezzo, poichè la comunità islamica è un corpo solo, in cui un fratello e una sorella sono nei nostri cuori così vicini, così uniti, che se una parte duole, tutta la Ummah piange…

Sono musulmana, e spero, inshaAllah che Allah swt nella sua clemenza abbia scelto per me uno sposo devoto, un musulmano credente, praticante, che possa essere imam nella mia casa, esempio di devozione per i figli di cui Allah swt vorrà accordarci la gioia.

Sono musulmana, e nei giorni stabiliti pratico il digiuno, mi astengo dal cibo, dall’acqua, dai piaceri sensoriali dall’alba al tramonto, e interrompo il digiuno al calar del sole, ringraziando il mio Signore per la forza, il coraggio e la fede con cui mi ha sostenuto.

Sono musulmana, non bramo la ricchezza, e chiedo al mio Creatore che mi accordi quel tanto che mi basta, e Lui ben conosce i miei bisogni, e mi ricorderò della sua grazia dando in elemosina una parte di ciò che nella sua misericordia mi ha donato.

Sono musulmana, e se Allah swt mi darà la possibilità sarò a Mekka un giorno, farò il mio pellegrinaggio, e mi prostrerò a Lui ai piedi della Ka’ba.

Sono musulmana, hamdulillah, una fiera donna musulmana, e come il mio Signore ha comandato copro le mie forme di donna, e nascondo i miei capelli col mio hijab agli occhi degli altri, sono sottomessa ad Allah swt.

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Donne festeggiate studiando!!!!

Festeggiare 8 marzo studiando…

“ La donna  musulmana alla ricerca della Conoscenza”

di Cinzia Aicha Rodolfi

 

“L’istruzione porta alla conoscenza e quindi alla libertà consapevole”  è un assioma universalmente valido, ma nell’Islam : istruzione = libertà non è semplicemente un postulato ben evidente bensì anche lo strumento per accrescere la Fede e perciò raggiungere l’obiettivo.

L’istruzione che diventa fonte di grande ricchezza e libertà nonché il riconoscimento dei diritti umani più importanti ; è il supporto della dignità  come “anime” uguali davanti a Dio che hanno il dovere di comprendere il Suo messaggio;  è protezione contro l’oppressione e l’ingiustizia perché dà le capacità ; è infine presa di coscienza attiva per ogni  scelta consapevole e matura compiacendo l’Altissimo.  Studiare per non commettere errori e imparare a ragionare in modo indipendente.

“Le donne,  le donne, le donne” : il  Profeta Mohammed ( pace e benedizione su di lui ) prima di  morire ricordò le creature femminili che nella sua vita esemplare aveva sempre difeso e aiutato.  Egli esortò solennemente la sua già grande comunità a trattarle bene. Durante gli anni della sua missione profetica, sempre con molta attenzione e dedizione incoraggiava , in ogni circostanza le donne, che per secoli erano rimaste senza istruzione,  ad imparare , leggere e ascoltare ,  e ricercare ogni via di accesso al sapere.

Innegabilmente l’Islam ha incitato in modo chiaro gli uomini  e le donne ad acquisire il sapere.

La donna nell’Islam, la sua importanza come Creatura di Dio, le caratteristiche, le sue specificità, i diritti e i doveri : è uno dei temi più discussi oggi in occidente, dove sono arrivati preconcetti sbagliati a causa della cattiva comprensione, spesso sbagliata interpretazione di una lettura prettamente maschile dei testi (tafsir) pregorativa degli uomini proprio perché le donne non avevano l’alfabetizzazione per poterlo fare.

La colpa  del comportamento di analisi  imputato ingiustamente a precetto religioso, è stato frutto di un ignorante mescolanza di concetti delle culture ataviche  pre-islamiche, e dei  successivi interessi propriamente maschili e timori esagerati causati dai colonialismi (quando gli uomini temevano le donne acculturate si sarebbero allontanate dalle culture orientali) .

Parlando di Islam come Religione arrivata attraverso tutti i Profeti ovvero Parola di Dio l’Altissimo rivelata, non possiamo inventare nulla o fare alcuna filosofia soggettiva, bensì attenerci scrupolosamente e perfettamente alle Fonti : il Corano e la raccolta dei detti dell’ultimo Inviato di Dio. Il Corano è  un Libro che parla all’umanità intera e che  sottolinea in continuazione la sensibilità femminile e gli attributi della donna.

La comunità musulmana degli ultimi secoli si è allontanata dalla sua religione, di cui ha trascurato i grandi precetti e i nobili principi, oppure molto spesso li ha male applicati.  Ci sono stati secoli d’oro dell’Islam dove tantissime donne colte leggevano e interpretavano le Fonti, poi altri  anni in cui la lettura delle Fonti appunto fu esclusiva nelle mani degli uomini e di  scuole interpretative molto sterili e pragmatiche.

Noi Credenti dobbiamo studiare le Fonti in modo imparziale, leggerle  attentamente e scrupolosamente, comprenderle prima con il cuore e comprendere soprattutto il messaggio globale dell’Islam  ed adoperarci al nostro meglio per vivere gli insegnamenti, i precetti, gli obblighi ed anche i consigli in tutta la nostra quotidianità .

Quando invece questo studio e sforzo nell’apprendimento e assimilazione e chiaramente giusta comprensione viene a mancare succede evidentemente che elementi culturali e folkloristici, pagani ed etnici, atteggiamenti di comodo vengono ad insinuarsi nel tessuto sociale e scambiati per precetti religiosi vanno a confondere e spesso cambiare ogni valore e persino ogni obiettivo.

Successe che addirittura si cambiò l’obbligo all’istruzione anche per le donne in divieto ed esclusivo diritto per il sesso maschile, si ritenne che le menti femminili non avesso bisogno di acculturarsi , enorme sbaglio che causò infiniti problemi.  

La donna e l’uomo  nascono per il Volere di Dio che li Crea esseri complementari aventi davanti a Lui gli stessi diritti, ovvero davanti a Dio tutti gli uomini e tutte le donne create sono uguali ma : “….o gente , vi abbiamo creato  da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah  il più nobile tra voi è colui che più Lo teme

(  il più pio) ”(XLIX, 13)

 

“Quelli che invece credono e compiono il bene sono i migliori di tutta la creazione”(XCVIII,7) uguali a gareggiare nel fare il bene, nell’avere il migliore Islam, le migliori intenzioni e il cuore migliore per il premio finale ovvero i Giardini dell’Eden.

 

Questa uguaglianza davanti al Creatore, dove porteremo il peso delle nostre azioni sulla base della nostra sottomissione, non impedisce di affermare un evidente diversità fisica o psicologica tra i sessi, che non ha alcun rapporto discriminante con i diritti umani evidentemente sanciti e sottolineati nel Testo sacro.

Le leggi coraniche sono state gradualmente adottate secondo sistemi socioculturali e sistemi di valori del tutto differenti e che non sono scomparsi con l’avvento dell’Islam, anzi ne forniscono gli elementi per direzioni interpretative diverse.

Seppur la natura biologica della donna sia molto differente l’Islam riconosce la parità ontologica ed escatologica tra uomo e donna e riconosce al femminile un ruolo fondamentale nell’armonia dell’universo.

La superiorità dell’uomo descritta in un versetto del Testo  : Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni”( IV,34)  è una frase che, soprattutto grazie ad interpretazioni forzate, è servita ai detrattori dell’Islam per tacciare la religione islamica di antifemminismo, il che non corrisponde a realtà.  Il Corano stesso lo dimostra più volte. Il termine “preposti” dall’arabo “qawam” significa: essere giusto, corretto, il sostentamento, mezzi per vivere, “sostegno per la propria famiglia” ed è ciò cui nell’Islam è tenuto l’uomo.

Frase che ha un implicito di dovere maschile, nel comportarsi in modo esemplare proprio per definizione e così gli uomini sono preposti alle donne, non perchè semplicemente sessualmente maschi, bensì perché debbono assumersi lo status di appartenenza ad un genere appunto preposto al ruolo di guida nella società e nella famiglia, comportandosi nel modo prescritto ed attenendosi scrupolosamente a molti doveri ed obblighi. Solo se si comporteranno in questo modo potranno avvalersi del loro diritto di essere preferiti appunto nella guida.  Il Profeta Mohammad (p.b.s.l) disse 

 “ Gli uomini migliori sono coloro che trattano meglio le loro mogli”

Non si può mai perciò prescindere da questa equivalenza fondamentale che mi piace esprimerla in gergo matematico :

gli uomini stanno preposti alle donne, come ( e quando )  il loro comportamento corretto sta a dimostrare la loro precisa comprensione del messaggio, e la loro superiorità non è autorità fine a sé stessa bensì  autorevolezza  e responsabilità laddove i loro doveri nei confronti del Creatore sono anche doveri di ottimo comportamento nella guida della famiglia e all’interno della società.

Tornando alle donne nell’Islam, dissipati dubbi circa una mal supposta  inferiorità che il nostro Legislatore non ha mai ammesso, e sapendole avere gli stessi diritti fondamentali,  mi piacerebbe mettere in evidenza un diritto che parte come un obbligo sacrosanto, che è stato spesso nella storia dimenticato, occultato , schiacciato….  e la prima causa di tanti problemi e tanti effetti negativi sulla società musulmana da secoli.

“ Allah eleverà il livello di coloro che credono e che hanno ricevuto la scienza  ( LVIII,2)

Essendo le donne le madri della società, nel nostro specifico di comunità islamica sono le madri dei musulmani e le educatrici degli uomini come si può anche solo immaginare di avere maestre di vita che NON hanno studiato? Che NON conoscano i precetti e le scienze islamiche fonti di tutto il sapere per crescere figli ovvero la futura società,  progredire camminando non solo religiosamente ma moralmente ed eticamente?  ( Aggiungo che  morale ed etica stanno all’interno dell’educazione religiosa, e nell’ Islam le scienze stanno all’interno della Rivelazione perciò lo studio delle Fonti è la base per qualsiasi altro studio )

La nostra ultima Rivelazione , per l’appunto quella del Corano disceso per Volere di Dio attraverso l’Arcangelo Gabriele sintetizza, conclude e legifera la storia della parola di Dio dalla nascita di Adamo, prima creatura sulla terra per tutto coloro che credono nel creazionismo.

La prima parola della Rivelazione fu : “ Leggi!!!”

Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un’aderenza. Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui Che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva…”XCVI ,1

Il Profeta Mohammed ( pace e benedizione su di lui ) era un uomo devoto, un uomo dal comportamento eccelso, integro , ma era illetterato perciò rispose che non sapeva leggere, ma Gibril insistette… e qui compare il primo punto fondamentale morale dell’Islam :

-  il sottolineare fortemente il dovere allo sforzo verso Dio ( che il arabo si chiama Jihad) verso l’apprendimento della Conoscenza prima di tutto e poi chiaramente l’assimilazione con la ragione e con il cuore mediante l’adorazione e la preghiera , poi necessariamente  la messa in pratica degli insegnamenti attraverso le azioni e il comportamento esemplare .

Non è un caso che la prima parola dell’ultima Rivelazione che conclude e racchiude tutte le Rivelazioni della parola di Dio sia “ Leggi!”  … e apunto leggendo il Corano ( la voce di Dio che parla all’umanità)  il musulmano impara cosa il suo Signore gli vuole dire, il Credente assimila , si sforza di comprendere e cresce nella conoscenza e consapevolezza.

Dunque partendo dalla comprensione più semplice e immediata, fermandoci a questo imperativo allo studio che è l’inizio di tutto:

Come possiamo pensare che ci siano esseri umani, creature del nostro Signore che non debbano avere questo obbligo?

Come possiamo pensare che da questo obbligo siano esonerati la metà delle creature umane ovvero le donne?

Il Legislatore non l’ha mai nemmeno lasciato supporre e perciò come mai ci sono stati negli ultimi secoli così tanti uomini che hanno vietato o semplicemente precluso questo obbligo alle donne?

Con questo si dimostra che l’obbligo allo studio è per entrambi i sessi un dovere soggettivo in primis, che diventa poi un bene oggettivo per la comunità, dato che, solo con lo studio si può comprendere e poi mettere in pratica ed educare nell’esempio consapevole e non ripetuto senza averlo ben compreso, ancora più grave senza averlo accettato.

Certamente non è un esagerazione accusare la privazione all’istruzione come una gravissima (se non la più grave) violenza subita per secoli dalle donne che causò scompensi e decadimento delle scienze islamiche che non ebbero più la partecipazione della sensibilità femminile. Il conseguente impoverimento e abbrutimento dei popoli cosiddetti islamici che persero quella raffinatezza e quello splendore dei primi secoli dell’Islam.

Perciò non può essere un caso che il declino dell’impero islamico e successivi problemi di ritorno all’ignoranza siano stati causati dalla mancanza di madri della società colte e attive.

Anche la scienza medica attuale ci ricorda che il cervello attivo e sano è un cervello che pensa e si sforza di memorizzare dati e nozioni e quando questo sforzo viene a mancare si atrofizza.

Non possiamo sminuire il ruolo della donna intelligente che alimenta le sue doti e la sua sensibilità attraverso lo studio e la comprensione e di conseguenza insegna in modo competente e cresce figli forti e capaci. Viceversa quando le donne ignorano e ripetono gesti, parole e atteggiamenti senza averli compresi cadono nel fraintendimento, nella sottomissione  maschile ed eccessiva adulazione senza ci sia autentica volontà. Facile vedere donne soccombere sotto il peso dell’ignoranza, diversamente difficile vedere falsi idoli dove vi sia uno studio profondo e la presa di coscienza.

Dando per scontato che la Fede in Dio nasce da una volontà di ricerca della Conoscenza, perché senza questa volontà non ci sarò mai la risposta, l’Islam ci esorta a non smettere mai di cercare, studiare e meditare perché come il fuoco viene alimentato dalla legna, la Fede cresce se alimentata dall’adorazione e dallo studio.

E si arriva a poter dimostrare che l’ imposizione didattica diventi grande ricchezza spirituale ed il verissimo primo diritto da rivendicare.  “O Signore, accrescimi in Conoscenza” XX,114 

La Conoscenza sacra è il maggior bene che Dio può concedere all’uomo ( Al- Bukhari) 

Come possiamo permettere che questo grande bene non debba essere concesso alle donne?

La morale è certamente un invito a tutte le donne musulmane di tutto il mondo a rileggere le Fonti che garantiscono i loro diritti, la loro vera libertà e la loro crescita spirituale obiettivo più alto inshAllah.

Le donne musulmane oggi devono avere una  forza e volontà  attiva e colta di dimostrare,  quanto effettivamente valgono e il ruolo importante che esse hanno e avranno nella costruzione di un futuro migliore proprio partendo dalla lettura e studio del testo Sacro , della Sunna e dei Tafsir di altre donne inshAllah .

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IL MIO HIJAB ;-) oggi febbraio 2011

Il mio Hijab oggi : febbraio 2011

 - di Cinzia Aicha Rodolfi

Non voglio ora parlare del significato religioso e morale del velo islamico . Nemmeno delle bellissime interpretazioni e motivazioni che hanno a che fare con il pudore come accezione universale del sentimento che trattiene l’ anima dal commettere peccati e la purifica dalle qualità pessime rendendo nobile ogni nostra azione.

Il mio hijab oggi è evidentemente un biglietto da visita chiaro: è un simbolo di appartenenza alla comunità islamica . E’ un segnale forte, una bandiera e una manifestazione esplicita che comunica  nel sociale e trasmette informazioni a priori.

Proprio in questo particolarissimo e fondamentale momento in cui tanti paesi a maggioranza e tradizione storica islamica  si stanno ribellando con vigore, il nostro hijab  diventa un segnale .

Pur non avendo radici arabe esiste un legame di fratellanza religiosa universale e oggi passano inosservati i  natali europei che nulla avrebbero a che vedere col maghreb in  rivolta.

Oggi importa solo che visibilmente le donne velate in occidente condividano  stessi sogni e obiettivi di quelle d’oltremare.

Dopo tanti anni , esattamente 10,  di accuse strumentalizzate, dita puntate e biasimo solo  perché pochi , direi un pugno di pochissimi musulmani nel mondo si sono fatti sentire con azioni violente e a pagarne lo scotto tutti i milioni di noialtri pacifici che hanno messo sul banco degli imputati, ecco che “grazie” a migliaia di morti ,  la situazione sembra  ribaltarsi.

Si scopre che i musulmani , la maggior parte nel mondo hanno a lungo sofferto impensabili  ingiustizie. Vittime di rais del terrore e colonnelli assassini, hanno somatizzato in silenzio e sono andati avanti subendo doppia violenza : quella dei loro governi despoti e quella dell’occidente ipocrita amico e alleato ; per non parlare prima ancora di quella del colonialismo che li ha massacrati e snaturati .

Oggi, insieme alle rivolte circostritte nel nord Africa, risorge in tutto il mondo, dove vivono gli altri 60% di musulmani,  uno spirito  fiero di appartenenza e ci arriva  la liberazione dall’accusa ingiusta. Ci assolvono da pesanti macigni e alcuni avanzano addirittura in difesa di color che prima pregiudicavano a priori .

Il mio impegno e appello alle sorelle nelle Fede è quello di vestirci del nostro migliore hijab che sia ben visibile sui nostri capi : fiero e solidale,  dimostrando poi con l’etica corretta ( che è la base della nostra religione) delle nostre azioni e parole la nostra estraneità a certi fatti. 

E’ il momento del risveglio generale e di poter finalmente uscire  vestite del nostro “abito esteriore” migliore e avendo nuovi occhi puntati addosso poter cambiare certi pregiudizi.

Sia il nostro hijab una sana bandiera  a supporto di una probabile svolta, storica di liberazione innanzitutto,che possa regalarci rispetto da coloro che ci accusavano e cambiare in positivo la loro percezione dei musulmani e dell’Islam, se Dio vorrà.

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VOGLIAMO UN PAESE CHE RISPETTI LE DONNE

DOMENICA 13 febbraio ’11

TEMPO DI ESSERCI TUTTE E TUTTI

di Cinzia Aicha Rodolfi

“SE NON ORA QUANDO?” è stato lo slogan che ha promosso la manifestazione in 260 piazze italiane e 20 piazze nel mondo, giornata di mobilitazione nazionale delle donne contro il degrado del costume pubblico e della convivenza civile, contro comportamenti sociali che fanno del corpo delle donne merce di scambio, per promuovere il diritto delle donne al lavoro meritocratico e valorizzare i loto talenti e competenze.

A Modena in piazza Matteotti centinaia di donne e uomini con appeso al polso un palloncino rosa hanno ascoltato un susseguirsi di donne. Era nuvoloso, rischiava di piovere, ma la nostra grande aspettativa non ci ha dissuaso dal rimanere con i piedi piuttosto congelati per ben 4 ore fermi in piedi davanti ad un palchetto e tre microfoni.

Responsabili di varie associazioni di volontariato, mediatrici culturali e benemerite impegnate nel sociale, un assessore al comune di Modena, una sindacalista, varie attiviste,  un gruppo di attrici teatrali sono salite sul palco ad esporre le loro tesi per le quali una donna oggi è davvero stanca di essere considerata solo per la sua avvenenza o per la sua disponibilità al compromesso; nonché oggetto di scambio e diletto per il datore di lavoro.

Hanno trattato tutti i temi delle difficoltà della donna di oggi a mantenere un lavoro dopo la maternità, la mancanza delle garanzie, la scarsa funzionalità dei servizi per ‘infanzia nonché il costo notevole, la difficoltà ad avere il part-time ed a gestirsi come professionista e mamma, nonché spesso anche single con figli a carico.

Sono intervenute levando voci a favore di una maggiore partecipazione delle donne nella politica, ma non di quelle che si avvalgono di interferenze e raccomandazioni, vedi ultimi episodi con il presidente del consiglio ed il suo entourage di ex show girls,  bensì donne che hanno tutti i meriti e le qualifiche, e non la voglia di vendersi per fare carriera.

Evidentemente in Italia ci sono tante donne sono stanche di avere esempi di “veline “ e “subrettine” come status symbol e vorrebbero vedere la società impegnata a cercare risorse umane attraverso concorsi e colloqui seri e competenti. Presumibilmente ci sono anche molti  uomini stanchi di vedersi incapaci al loro fianco e stanchi di dover mostrare segretarie inadeguate e incompetenti.

Monologhi dell’attrice Lella Costa e della scienziata Rita Levi Montalcini, intermezzi musicali e tanti  applausi hanno animato il pomeriggio modenese e contemporaneamente in tutta Italia situazioni simili e interventi corali e solidali hanno fatto eco in una manifestazione apolitica e ricca di contenuti e di valori.

Certamente tutti i temi sono stati apprezzati anche da una italiana musulmana, anzi direi che sono stata favorevolmente stupita e interessata. Certamente quando si parla di morale e di etica noi musulmani non possiamo che essere d’accordo, però qualcosa è mancato ed un filo di delusione mi ha oscurato la bella giornata.

Come mai nessuna delle intervenute a parlare sul palco ha accennato al problema che abbiamo noi italiane, laureate e capaci … a lavorare con un pezzo di tessuto che ci copre i capelli? Le stesse che in  minigonna e scollatura eravamo apprezzate e ben richieste ?  Non è questo un tema grave che crea problemi alla maggior parte delle donne musulmane che non possono ricoprire altro incarico se non quello delle pulizie all’interno magari di una cooperativa a tempo determinato e precario?

Senza voler entrare nel merito di questa seria e complessa discussione sul velo, sono qui a riferire il mio dispiacere, stupita che le mie connazionali così  impegnate nel sociale  anche con donne straniere, spesso di religione musulmana, non abbiano voluto dire una parola su questa grandissima ingiustizia al femminile.

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La mia esperienza in Yemen

BismiLlah Al Rahman Al Rahim

alhmaduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

care sorelle,

assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu… volevo condividere con voi questa piccola esperienza nello Yemen.

alhamduliLlah Allah swt mi ha dato il dono di poter andare in questo paese meraviglioso…
Praticamente un anno e mezzo fa (circa), dopo aver terminato la laurea triennale in moda, aver lavorato qualche tempo e aver poi terminato un anno di specializzazione sempre nel settore mi sono sentita di non aver concluso niente, mi son resa conto di non sentirmi una donna “realizzata” per gli studi fatti o la carriera ma di essere una donna soffocata e sofferente.
AlhamduliLlah la fede mi ha sempre dato tanto (tutto) nella vita e ringrazio Allah swt per questo… ma sentivo di essere in mancanza verso la mia fede, in particolare verso la conoscenza (e di conseguenza) l’applicazione di essa. Mia madre poveretta notava la sofferenza in cui passavo, soprattutto nel periodo post-laurea e cercava di incoraggiarmi al meglio nelle mie scelte, che Allah swt la ricompensi al meglio e faccia sì che sia tra gli abitanti della Jannah, amin.
Un giorno, mentre ero a uno dei tanti stage aziendali (fatti e pensati per sfruttare le energie dei giovani senza dargli niente), Allah swt volle che mi venisse l’idea di studiare Sharia, nello Yemen, a Jameat Al Iman… subhanaLlah, tutto pronto e deciso (da Allah swt)
Mia madre era molto contenta alhamduliLlah… e dopo aver preso il permesso da mio padre giazahu Llahu khairan d’estate partii per lo Yemen (ho una sorella sposata lì alhamduliLlah)

Prima di tutto devo precisare che quest’università è tutta fi sabili Llah (mashaLlah), non si paga la retta ma la regola è che per ogni 3ilm acquisito (conoscenza) bisogna pagare la zakat (cioè insegnarlo ad altri o fare in modo che dia buoni frutti).
Poi la seconda cosa bellissima è che la parte femminile è completamente staccata da quella maschile (posizionata in zone molto lontane per cui non c’era il problema della promiscuità… magari sembra scontato quello che dico ma non lo è perchè in tanti paesi musulmani i governi cedono alle richieste di “modernizzazione” delle nazioni unite e ci sono univesità di sharia promiscue! hasbuna Llah ua ni3ma al wakil) e dentro alla nostra parte femminile avevamo tutto quello di cui potevamo aver bisogno: la biblioteca, la libreria, il negozio di sartoria, la profumeria… di tutto alhamduliLlah.
La terza cosa comodissima è che ci sono organizzati dei servizi di scuolabus (disponibile col pagamento di un prezzo simbolico) che veniva a prenderci ogni mattina da casa e ci riaccompagnava alla fine della frequenza (se arrivava il momento della salat si fermava presso qualche Masjid e scendevamo tutti a fare la salat! Che bello, alhamduliLlah…)

Per poter essere ammessi all’università bisogna frequentare un mese di lezioni (propedeutico), fare l’esame di ammissione che si basa sulla memorizzazione di Qur’an Karim e su un colloquio motivazionale, dopodichè si inizia l’anno accademico.

AlhamduliLlah ho avuto il dono di frequentare questo mese durante il quale ci han dato lezioni di tazkia (purificazione della nafs, materia della quale non conoscevo neppure l’esistenza), di fiqh, di tajuid, e tanto altro.
Le nostre insegnanti erano per la maggior parte donne giovani o di mezza età, tutte sorella laureate che lavorano fi sabili Llah… la maggior parte sono madri di famiglia, quindi il loro impegno mashaLlah è lodevole, che Allah swt le guidi e le ricompensi al meglio inshaLlah.
Dentro all’università si respira un’aria di fede… il sorriso, la cordialità, l’umiltà e la dolcezza delle sorelle rendono anche le cose più banali un momento di 3ibadah, di felicità e pace. L’essere lì per Allah swt ed essere uniti da un unico obbiettivo rende piccoli i problemi della vita e ti fa sentire che l’importanza dell’uomo è legata unicamente alla sua conoscenza di Allah swt e alla sua umiltà di fronte al Creatore… la conoscenza (della fede) fa capire le cose nella loro realtà, allontana il buio per lasciar spazio alla Luce…
Che Allah swt ci doni Luce della Sua Luce, amin.

Dopo aver terminato gli esami sono partita per l’Arabia Saudita e non sono più tornata nello Yemen e mi sono ricordata ciò che disse un giorno la Direttrice della sezione del Qur’an Karim: “Ragazze, non dipende dall’esito dell’esame se frequenterete o no questa università… dipende dalla volontà di Allah swt. Molte ragazze hanno passato gli esami ma non sono potute andare avanti…”

Proprio vero subhanaLlah… allora mi chiedevo come potesse essere possibile, ma ora so che tutto è possibile alhamduliLlah. Ad ognuno Allah swt ha disegnato una strada ed essere sottomessi ad Allah swt vuol dire essere sottomessi alla Sua volontà e cercare di arrivare a Lui con tutti i mezzi e in ogni momento (che Allah swt ci doni ciò, amin).
AlhamduliLlah dopo quest’esperienza dell’università Allah swt mi donò la forza di volontà e la convinzione per iniziare a vestire con l’abbigliamento islamico (di portare oltre al jilbab, il khimar e il niqab per la copertura del volto) e di vedere con uno sguardo nuovo le sorelle mutanaqqibat (che portano il niqab); infatti quello che mi segnò di più è stato il caloroso saluto delle sorelle, la loro discrezione e il loro modo di fare da3wa tramite il loro comportamento islamico.
Che Allah swt le ricompensi e ci riunisca con loro… se non in questa vita nella akhira inshaLlah.

Giazakum Llahu khairan sorelle per la pazienza… che Allah swt vi benedica e ci doni sempre la Sua guida e benedizione… Uhibbukum fiLlah ua assalamu alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu..

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Il mio ritorno all’Islam

assalamo ailakum, sorelle oggi pensavo a come mi sono affacciata all’islam e a come vivo l’islam fino ad oggi e volevo raccontarvelo.

Nel 2002 frequentavo un gruppo di suore, e mi incontravo con un gruppo di ragazzi e ragazze più andavo avanti però più mi rendevo conto che questi incontri spiritualmente non ti davano niente. Così accadde la grande disgrazia dell’11 settembre alle Torri gemelle, allora ho iniziato a pormi delle domande sulla religione islamica. Navigavo su internet cercai la parola Islam così scoprii il Corano e leggendo capii che quella era la mia vera spiritualità al hamdu lillah. Così iniziai a leggere tutto ciò che trovavo sulla donna musulmana e altro.Così decisi che quella era la mia strada, ho avuto dei riferimenti su persone che potevo contattare, iniziavo a fare la preghiera di nascosto a casa mia,ma mia madre mi chiedeva il motivo per cui non andavo più in chiesa e allora iniziavano le prime discussioni.

Siamo 7 figli potete immaginare io ero la più piccola e la più combattiva, così decisi per il bene di tutti di partire dicendo che volevo un lavoro e avevo conosciuto delle persone che mi avrebbero dato una mano, feci il biglietto e partii, appena preso l’aereo ho messo il foulard e da allora non l’ho più tolto. Al hamdu lillah bene sono arrivata da Cagliari al Sud a Bolzano nel più alto nord e la ho iniziato a vivere il mio ISLAM sempre con Allah al mio fianco, con la famiglia avevo rotto i legami e lunica che telefonavo era mia madre che mi è stata molto vicina.

Dopo due anni di pieni momenti tristi ma anche belli ho conosciuto mio marito, con cui oggi vivo assieme a due bimbi.  Ancora oggi la mia vita non è molto tranquilla perchè mi trovo molto spesso a dimostrare che anche noi convertiti siamo creature di Dio e che al hamdu lillah abbiamo studiato l’islam, ho lavorato tanto e ancora lavorerò per Allah e per i miei figli perchè crescano al meglio con la fede nei loro cuori.

Dopo il matrimonio e i due figli ho riavvicinato un pò la famiglia ci siamo rincontrati anche se per brevi periodi, l’ignoranza da parte loro è rimasta ma almeno ho portato a loro conoscenza una faccia dell’Islam che non è quella che sentono in tv, Alcune volte sento tanto la mancanza della mia mamma ma al hamdu lillah ognuno di noi deve scegliere la propria strada e spero insha allah che Allah sia contento di me. Il Corano è la soluzione ai nostri problemi e anche il linguaggio da tenere con gli altri, e credo che questa sia lunica maniera per non contaminare la parola di Allah con opinioni e giudizi personali che a volte vengono incomprese.

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