La storia di Umm Salamah

 Umm Salamah si era sposata in prime nozze con Abù Salamah (che Dio sia soddisfatto di entrambi)marito e moglie erano molto attaccatti l’uno all’altro. Una volta Umm Salamah disse a suo marito:

“Ho sentito dire che se un uomo non si sposa una seconda volta, durante la vita di sua moglie o neanche dopo, e così pure la moglie non si risposa dopo la morte del marito, a quella coppia, se viene ammessa in Paradiso, sarà concesso di vivere da marito e moglie. Dammi la tua parola che non ti risposerai dopo la mia morte ed anch’io mi impegno a non risposarmi se dovessi morire prima di me”.

Abù Salamah disse “Farai quello che dico?” Lei rispose “Naturalmente”

Lui disse: “Voglio che tu prenda marito dopo la mia morte”. Pregò poi dicendo: “O Dio fai che Umm Salamah si risposi dopo la mia morte con un uomo migliore di me: che non le dia alcun problema”.

All’inizio la coppia emigrò in Abissinia. Dopo il loro ritorno emigrarono di nuovo a Medina Umm Salamah disse: “Quando mio marito decise di emigrare a Medina caricò il cammello. Guidò il cammello fuori dalla città, tenendo in mano le briglie. La gente del clan di mio padre (Banu Mughirah) ci raggiunsero e strapparono le briglie dalle mani di Abù Salamah e dissero: Tu puoi andare dove ti pare e piace ma non possiamo permettere alla nostra ragazza di andare a morire con te. – Essi portarono me e mio figlio con la forza al loro clan. Quando la gente del clan di mio marito (Banu Abdul Asad) vennero a conoscenza di quanto accaduto vennero dai Banu Mughirah e cominciarono a discutere con loro dicendo;- Perchè dovremmo permettergli di rimanere nel vostro clan quando voi non avete permesso alla vostra ragazza di andare con suo marito’

Presero il bambino con la forza. Abu Salamah era già andato a Medina. Tutti i membri della famiglia erano così separati l’uno dall’altro. Ogni giorno andavo al deserto e rimanevo li a piangere dal mattino alla notte. Vissi in tale condizione per un anno intero, separata da mio marito e mio figlio. Un giorno un mio cugino preso da pietà per la mia condizione disse alla gente del clan.

“Avete separato questa povera donna dal marito e dal figlio . Perchè non le usate misericordia e la lasciate partire?- Grazie agli sforzi di mio cugino la gente di Mughirah mi permise di raggiungere mio marito, anche i Banu Abdul Asad mi consegnarono mio figlio. Preparai un cammello e con mio figlio in braccio, sedetti sulla sua groppa e mi diressi tutta sola verso Medina.

Mi ero appena allontanata di poche miglia quanto Uthman ibn Talhah mi incontrò a Tan’im e mi chiese:- Dove sei diretta?.  Dissi:- A Medina – osservò. – Nessuno ti accompagna? – Dissi: *No non ho con me altro compagno che Dio. Prese la corda del mio cammello e cominciò a condurlo. Giuro per Dio , non ho mai incontrato una persona più nobile di Uthman, quando dovevo scendere faceva sedere il cammello e lui andava dietro un cespuglio e quando dovevo salire portava il cammello e lo faceva sedere vicino a me. Prendeva poi la corda e conduceva il cammello. Così raggiungemmo Qubà (un villaggio nei pressi di Medina) egli mi informò che Abù Salamah viveva lì. Ci portò da mio marito e poi fece ritorno a Mecca. Giuro per Dio nessuno avrebbe potuto sopportare le difficoltà che affrontai durante quel solo anno.

Osservate la fede e la fiducia in Dio di Umm Salamah: si avventura in un luogo rischioso tutta sola.

Di regola , una donna non può fare un lungo viaggio da sola, tranne il caso di un’emigrazione obbligatoria per amore di Dio.

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Il colloquio di Amà con l’Inviato di Dio sulla ricompensa delle donne

Asma’ (che Dio sia compiaciuto di lei), la figlia di Yazid Ansari, si recò dall’inviato di Dio (su di lui la pace) e disse:

“O Profeta di Dio, tu mi sei più caro dei miei genitori. Le donne musulmane mi hanno scelto quale rappresentante per parlare con te per loro conto. Non c’è dubbio che tu sei il Profeta di Dio, sia per gli uomini che per le donne. Noi trascorriamo gran parte del nostro tempo tra le quattro mura domestiche :siamo inchiodate ai nostri doveri, soddisfacendo i desideri sessuali dei nostri mariti, generando figli per loro e badando alle loro case. Nonostante ciò gli uomini ci superano, ottenendo ricompense per cose che non possiamo fare: fanno le preghiere giornaliere e la preghiera del venerdì nella moschea, visitano i malati assistono ai funerali, fanno un pellegrinaggio dopo l’altro e, soprattutto, combattono nella strada di Dio. Quando vanno al pellegrinaggio o al jihad noi ci curiamo delle loro proprietà, tiriamo su i loro bambini e facciamo vestiti per loro. non dividiamo la ricompensa con loro?”

L’Inviato di Dio (su di lui la pace), rivolgendosi ai Sahabah seduti intorno a lui, disse: “Avete mai sentito una donna fare una domanda migliore?”.

I Sahabah risposero: “O Profeta di Dio non avremmo mai pensato che una donna potesse fare una domanda simile”. L’inviato di Dio ( su di lui la pace)rivolgendosi ad Asma’, disse:

“Ascolta attentamente e poi va a dire alle donne che ti hanno mandato che, quando una donna cerca di accontentare suo marito e porta avanti le sue funzioni domestiche come piace a lui, ottiene la stessa ricompensa che ottengono gli uomini per i loro servizi a Dio ” Asma’ tornò molto felice dopo aver ottenuto questa risposta alla sua domanda. L’obbedienza ed il buon comportamento verso il proprio marito sono un grande patrimonio per una donna, sempre che ne conosca il valore.

I Sahabah una volta dissere all’Inviato di Dio (su di lui la pace):

-Nei paesei stranieri la gente si prosterna ai loro re ed ai loro capi: tu meriti tale atto di venerazione molto più di loro”. Egli disse: ” No, se fosse stato possibile prosternarsi a qualcuno altri che Dio avrei chiesto alle donne di prosternarsi ai propri mariti”. Disse poi: “Giuro per Colui che tiene in Sua mano la mia vita, una donna non può compiere i suoi doveri che ha verso Dio finchè non ha portato a termine i doveri che ha verso suo marito”.

A tale riguardo, si riporta che il Profeta (su di lui la pace) abbia detto le seguenti frasi: “Una donna il cui marito è contento di lei al tempo della sua morte andrà direttamente in Paradiso”.

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Hijab? Islam!

Il velo islamico è prescritto dal Corano e dalla sunna. Ecco le prove.

Al Ahzab, 59.

Nella traduzione italiana, recita così:

“O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate . Allah è perdonatore, misericordioso” .

Nella traduzioni inglesi più accreditate, invece, troviamo:

“O Prophet! Tell thy wives and daughters, and the believing women, that they should cast their outer garments over their persons (when abroad): that is most convenient, that they should be known (as such) and not molested. And Allah is Oft- Forgiving, Most Merciful” (Yusuf Ali)

“O Prophet! Tell thy wives and thy daughters and the women of the believers to draw their cloaks close round them (when they go abroad). That will be better, so that they may be recognised and not annoyed. Allah is ever Forgiving, Merciful.” (Pichktall)

“O Prophet! say to your wives and your daughters and the women of the believers that they let down upon them their over-garments; this will be more proper, that they may be known, and thus they will not be given trouble; and Allah is Forgiving, Merciful.” (Shakir)

Come si potrà notare, le traduzioni inglesi parlano di “mantelli” e di “soprabiti, sopravvesti”, non effettivamente di veli. Però tutte le traduzioni concordano sull’ ” essere riconosciute e non essere molestate”. Yusuf Ali traduce dicendo: i loro soprabiti sulle loro persone”, il che trasmette a chi legge, visto che non si specifica diversamente, il fatto che la donna deve essere integralmente coperta da questi “soprabiti” (che, in questi caso, si intende un tessuto atto a coprire l’ abito, non come un cappotto nel significato che si può intendere dalla lingua italiana).

La traduzione di Pickthall, dice:”…di ritirare i loro mantelli attorno ad esse…” e, anche in questo caso, non specificando le precise parti del corpo da coprire, il significato che gli esegeti (che citerò inshaLlah successivamente) hanno dato a questo versetto, è di coprire l’ intero corpo delle credenti.

Shakir in qualche modo riprende la traduzione italiana di Piccardo:”…di lasciar scendere su di loro i loro soprabiti…”. Sempre secondo il mio modesto parere, anche in questo caso il fatto di “lasciar scendere” implica che questo soprabito (molto probabilmente un ampio e fasciante mantello, come si usava all’ epoca) debba coprire l’ intero corpo a partire dalla testa.

E’ bene ricordare, già che siamo in tema, che la rivelazione dei versetti dell’ hijab avvenne proprio perchè le spose del Profeta ss, quando si trovavano per la città, a volte purtroppo venivano molestate da uomini , e così avveniva anche alle altre donne credenti che, non distinguendosi all’ epoca dall’ abbigliamento che potevano tenere le stesse schiave, potevano essere confuse con loro e quindi non trattate con il dovuto rispetto (che comunque, è bene ricordarlo per non dar adito a fraintendimenti, per l’ Islam anche gli schiavi dell’ epoca dovevano giustamente essere trattati con rispetto. L’ episodio citato, si riferisce probabilmente a uomini non-credenti, che maltrattavano le schiave in quanto, astaghfiruLlah, si ritenevano in qualche modo, liceizzati a farlo.).

Riguardo a questo versetto, il tafsir di Ibnu Kathir dice testualmente:

“Qui Allah dice al Suo Messaggero di ordinare alle donne credenti – specialmente alle sue mogli e figlie, visto la loro onorevole posizione – di ritirare i loro jilbab sopra il loro corpo, in modo da distinguersi nel loro aspetto dalle donne della Jahiliyya e dalle schiave. Il jilbab è un Ridà, indossato sopra il khimar. Questa era l’ opinione di Ibn Mas’ud, Ubayda, Qatada, Al Hasan Al Basri, Sa’id bin Jubair, Ibrahim An-Nakha’i, Ata’Al-Khurasani ed altri. E’ come l’ izar usato oggi. Al-Jawahari disse:”Il jilbab è il rivestimento esterno.” Ali bin Abi Talhah ha riportato che Ibn Abbas disse che Allah Ha ordinato alle donne credenti, quando uscivano di casa per qualche necessità, di coprire le loro facce da sopra le loro teste con il jilbab, mostrando solamente un occhio. Mohammed bin Sirin disse:” Ho chiesto ad Ubayda As-Salmani a proposito del versetto -di coprirsi dei loro veli (jilbab)-. Egli coprì la sua faccia e la testa, mostrando solo il suo occhio sinistro.”

“per essere riconosciute e non essere molestate” significa, se loro fanno questo, che sarà risaputo che esse sono libere, e che non sono nè serve nè prostitute.

“Ed Allah è Perdonatore, Misericordioso” significa, a riguardo di ciò che è avvenuto precedentemente durante i giorni della Jailiyyah, quando loro non avevano alcuna scienza a proposito.”

Questo, per l’ appunto, era Ibnu Kathir.

A proposito di questo versetto, un hadith narrato da Umm Salamah, madre dei credenti (rAa) dice:

“Quando il versetto:-…che devono tirare i loro soprabiti sulle loro persone…-è stato rivelato, le donne degli Ansar uscirono come se avessero dei corvi sulle loro teste” (Sunan Abu Dawud, libro 32, hadith n. 4090).

Sul jilbab, il dizionario “Lisan ul arab”, volume 1 pag 273, indica questo particolare capo con questa definizione:“Il jilbab è in realtà il tessuto esterno o copertura che una donna avvolge intorno alla parte alta dei suoi vestiti per coprirsi dalla testa ai piedi. Esso copre il suo corpo completamente”.

Allamah ibin AL Hazam dice:“Nel linguaggio arabo del Profeta (ss), jilbab è il tessuto esterno che copre l’ intero corpo. un pezzo di tessuto troppo piccolo per coprire l’ intero corpo, non può essere chiamato jilbab.”Al Muhalla, vol 3 pag 217.

Tutto ciò riguarda solamente la parola “hijab”, che, come mi sembra di aver sufficientemente dimostrato grazie allo studio di questi eminenti e grandi sapienti che ho citato, riguarda un indumento che deve coprire addirittura integralmente la donna (fatto salvo il fatto che, molti studiosi, sono concordi sul fatto che se lasciare il viso scoperto non è causa di fitna, allora è sufficiente come copertura lasciare il volto e le mani scoperte).

Il fatto del coprirsi il capo da parte della donna è sempre stato un fattore comune a tutte le religioni monoteistiche, che facevano appunto capo al fattore religioso, non a quello prettamente “geografico”. Infatti, se non ricordo male, tutt’ oggi vi sono alcune correnti ebraiche le cui donne coprono a loro volta i capelli, così come anche indicato dalle lettere paoline nella Bibbia. La differenza tra le due tradizioni, però, in termini cronologici è molto ampia. Difatti la religione ebraica come tutti sanno è molto lontana da quella cristiana,  ma nonostante questo, entrambe (così come l’ Islam) hanno in sè la consuetudine del velo. Ciò mi porta logicamente a pensare che questo fatto è una costante religiosa che appunto è presente in ognuna delle religioni monoteiste, e qui mi sovviene ciò che il Corano dice nella sua traduzione italiana e cioè che non c’ è cambiamento nella consuetudine di Allah swt.

Qurtubi, un noto mufassir, ha scritto: “Le donne in quei giorni usavano coprire le loro teste con il khimaar, lasciando la sua estremità sulle spalle. Questo lasciava il collo e la parte superiore del petto scoperti, lungo le orecchie, nella maniera dei Cristiani. Quindi Allah ha ordinato di coprire queste parti con il khimaar.”

E’ importante anche ricordare il fatto che la donna non può pregare senza coprire il capo:“E’ risaputo che una donna deve indossare un ampio soprabito per offrire la preghiera. Deve coprire l’ intero corpo e deve coprire la forma delle sue braccia e gambe, così come il resto del suo corpo” (shaikh Nasruddin Al Albani). Questo a parer mio indica che, se ci si deve obbligatoriamente presentare davanti ad Allah swt velate, lo si deve fare anche davanti agli uomini non mahram, che purtroppo sono soggetti alla fitna di Shaithan arrajim.

Un interessante articolo che ho letto, di Shariffa Carlo Al Andalusia, pone anche l’ accento su un ragionamento a parer mio molto sensato. Dice che quando il versetto di Al Ahzab fu rivelato, -così come precedentemente riportato dall’ hadith di cui sopra-, le donne degli Ansar si coprirono integralmente dalla testa ai piedi, come se avessero dei corvi neri sulla testa. Se il loro comportamento fosse stato scorretto, se avessero mal interpretato il versetto e non avrebbero dovuto coprirsi, il Profeta ss sicuramente le avrebbe corrette. E lo stesso vale per Aisha, umm ul mu’minin, che pregò e parlò sempre molto bene delle donne degli Ansar. Lei stessa, rAa, donna intelligente e come ben traspare dalla tradizione senza peli sulla lingua, se queste donne non si fossero comportate nel modo indicato dal Qur’an, le avrebbe molto probabilmente redarguite, non avrebbe pregato per loro, non avrebbe lodato il loro comportamento.

Veniamo adesso alla sura An Nur, versetto 31, in cui si parla del khimaar.

Nella traduzione di Yusuf Ali troviamo:“that they should draw their veils over their bosoms “;

in quella di Pickthal:“and to draw their veils over their bosoms”;

in quella di Shakir:“and let them wear their head-coverings over their bosoms.

Nella traduzine dlel’ UCOII, come sappiamo “e di lasciar scendere i loro veli fin sul petto”.

Se giustamente come è risaputo le donne dell’ epoca indossavano un velo sul capo come oggigiorno fanno le suore, l’ ordine di Allah swt era quello di coprire, oltre alla capigliatura, anche il petto e il collo, “tirando”, come appunto dicono le prime due traduzioni inglesi, la parte finale del velo e richiudendola sul davanti.

Per meglio comprendere la parola khimar, ci affidiamo come sempre ai mufassir e agli shaikh del passato.

Ibnu Kathir:“…e di tirare i loro veli sopra i loro juyub. Khumur è il plurale di khimaar, che significa qualcosa che copre, ed è ciò che viene usato per coprire la testa, Questo è ciò che fra la gente è conosciuto come velo.”

Shaikh Al Albani:“Sì, questo è il khimaar. E’ un ampio tessuto che copre la testa e le spalle.”

Fra l’ altro, mi viene anche in mente il fatto del “kitabun muubinun”, “Libro esplicito, chiarissimo”. Se fino ad ora praticamente non si è mai messo in dubbio il precetto dell’ hijab, significa che ai sapienti dei tempi passati non era mai sorto il dubbio che la parola in questione dovesse significare un qualcosa di diverso rispetto a ciò che indicavano anche gli ahadith del Profeta ss. Alla swt ha reso le Sue Leggi di semplice comprensione, proprio per far sì che i Suoi servi non avessero problemi. Grazie alla sunna, infatti, non abbiamo alcun problema a capire la questione hijab:

Narrato da Aisha rAa umm ul mu’minin:

“Asmaa andò dal Messaggero di Allah. Indossava un vestito sottile (trasparente); il Profeta si girò via da lei e le disse:-O Asmaa! Ogni donna che raggiunga l’ età della pubertà non deve tenere nessuna parte del suo corpo scoperta, eccetto il suo viso e le sue mani” (Abu Dawud, autentico).

Poi, come ho scritto in un precedente articoletto, Abu Bakr Al Sayouty e Muhalli nel loro tafsir indicano con precisione che le parti da coprire per la donna con il khimar sono il capo, il collo e il petto.

Un altro eminente mufassir, Al Qurtuby, narra questo detto dei sahaba:

”Da Abu Ubayda Salmani”il jilbab deve coprire interamente il corpo della donna, così che non appaia altro che un occhio, per poter vedere”. Della sua stessa opinione sono l’ imam Wahidi, l’ imam Neishapuri, l’ imam Razi, l’ imam Baidavi e molti altri.

Ibn Jarir, nel suo tafsir, invece dice:“Citazione dell’ opinione di Ibn Abbas – Allah ha incitato tutte le donne musulmane che quando esse escono dalle loro case per necessità, devono coprire i loro volti tirando una parte del loro soprabito sopra le loro teste”.

At Tabari e Ibn Al Mundir descrivono il metodo di indossare l’ hijab in accordo a Ibn Abbas e Qatada. Il tessuto deve essere avvolto intorno partendo dall’ alto, coprendo la fronte, prendendo una parte di esso per coprire il viso al di sotto degli occhi in modo che la maggior parte del viso e la parte superiore del corpo siano coperte. Questo lascia entrambi gli occhi scoperti.”

Per ultimi, ma non meno importanti, citerò le opinioni degli imam fondatori delle quattro scuole di pensiero (ricordo, tutte quante valide), che hanno fondato la giurisprudenza islamica sulla quale tutt’ oggi ci si basa.

Gli imam Ash Shaafy, Malik, ed Hanbal sostengono che il niqab (coprire il viso e le mani lasciando scoperti solamente gli occhi) è obbligatorio. L’ imam Abu Hanifa sostiene che il niqab è waajib (doveroso) e il viso e le mani possono essere esposte se non si teme di suscitare desiderio se qualcuno guarda un viso femminile.

Quindi, da tutto ciò che ho riportato, emerge che praticamente tutti i più stimati imam, mufassir, esegeti del Corano e degli ahadith, sono perfettamente concordi sul fatto che il coprire l’ intero corpo (per alcuni salvo le mani e il viso) é obbligatorio. Quindi c’ è un ampio supporto di ahadith e di pareri diversi ma tutti concordanti sulla questione dell’ hijab.

Per concludere, mi soffermo un attimo sulla questione del jeans di cui ho parlato nel mio articoletto. Mi sono basata sulle regole del vestiario femminile descritte da vari testi, come ad esempio quello di sheikh Al Albani, che descrive così l’ abito femminile:

la sopravveste indossata in pubblico deve coprire tutto il corpo eccetto il viso e le mani

la sopravveste non deve essere decorativa di per sè o essere un abbellimento

la sopravveste deve essere spessa e opaca, per nascondere gli abiti indossati

la donna musulmana non deve mettere profumo in pubblico

i vestiti della donna musulmana non devono assomigliare a quelli degli uomini

i vestiti della donna non devono assomigliare a quelli dei non credenti

i vestiti della donna non devono essere un mezzo di ostentazione.

Fatto salvo che forse alcuni veli esageratamente colorati o forniti di ciondoli o altro potrebbero rientrare nella categoria dell’ ostentazione, se la donna musulmana adotta un metro di giudizio di sensatezza e timore di Dio, sono certa che è perfettamente in grado di indossare un abito che abbia tutte le caratteristiche sopraccitate magari fatto di jeans e di un lungo e ampio camicione che scenda almeno fino a sotto il ginocchio, perchè no? la veste del musulmano, ricordiamocelo, deve essere anche elegante, come ci ha insegnato il comportamento del Profeta ss, e decente.

E’ poi logico che la donna, come sempre riportato dai detti del Profeta ss, è interamente awrah, ovvero ogni parte del suo corpo è bella, attraente, di conseguenza è ovvio che un capello lungo e ben curato può essere eccome causa di fitna e che può facilmente attirare lo sguardo dell’ uomo. Proprio a questo mira la copertura del capo, a non attirare in alcun modo lo sguardo maschile su di sè.

Spero di aver potuto contribuire in qualche modo a chiarire il fatto che l’ hijab è una prescrizione richiesta ad ogni donna credente e praticante, fatto salvo ovviamente che è una sua libera scelta il volerlo indossare o meno, e che nessuno può costringerla a farlo se non è convinta nel suo cuore di volerlo fare per adorare e compiacere Allah swt.

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Matrimonio

Un musulmano ha la facoltà di sposare non solo una musulmana, ma anche un’Ebrea o una cristiana, ma non una idolatra, una politeista o un’atea.

Una musulmana non può sposare un non-musulmano (cfr Corano LX,10; II, 221) . In caso di conversione di un uomo già sposato, se sua moglie è ebrea o cristiana e non vuole seguire l’esempio del marito, il matrimonio non è compromesso. Ma se la moglie appartiene alle categorie proibite ai musulmani , e persiste nel suo stato irreligioso , la vita coniugale deve cessare immediatamente; la donna riceve allora un termine ragionevole per riflettere scaduto il quale c’è il divorzio.

Se una donna già sposata abbraccia l’Islam , se il marito non è musulmano la vita coniugale deve cessare immediatamente, e dopo il termine ragionevole di riflessione concesso allo sposo, ella otterrà la separazione giudiziaria che annulla il matrimonio

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Il coraggio ed il fervore religioso delle donne

Tutti sanno che la mamma è la prima e più importante “scuola ” E molto più probabile che madri imbevute di spirito religioso educhino i loro figli ad attitudini similari. ahime! I nostri figli crescono in ambienti che li allontanano dall’islam o, almeno li rendono indifferenti ai doveri cui devono adempiere i risultati sono ovvi.

Il tasbih di Fatimah

Ali (che Dio sia compiaciuto di lui )una volta disse ai suoi discepoli:

Volete che vi racconti la storia di Fatimah (che Dio sia compiaciuto di lei ), la più cara ed amata figlia del Profeta (su di lui la pace)? Alla risposta affermativa dei suoi discepoli disse:

Fatimah (che Dio sia compiaciuto di lei) soleva macinare il grano da sola e questo le faceva venire i calli alle mani. Portava l’acqua per la casa in un recipiente di pelle che lasciava un segno sul suo petto. Lavava personalmente la casa e per questo i suoi vestiti si sporcavano, una volta dei prigionieri di guerra furono portati a Medina ; io le dissi

- Vai dall’inviato di Dio (su di lui la pace) e chiedigli di darti qualcuno che possa aiutarti nei lavori domestici. Lei andò ma trovò molte persone intorno di lui. Siccome era molto modesta , non aveva abbastanza coraggio per fare una richiesta all’inviato di Dio in presenza di altre persone . Il giorno dopo l’Inviato di Dio venne a casa nostra e disse:

-Fatimah perchè sei venuta ieri da me? Lei ebbe vergogna e rimase in silenzio e io dissi: – Profeta di Dio, Fatimah ha i calli a entrambe le mani e sul petto perchè è lei stessa che macina il grano e trasporta l’acqua . E’ sempre impegnata a pulire la casa e nelle altre faccende domestiche, cosicchè i suoi abiti si sporcano sempre. L’ho informata dei prigionieri e le ho consigliato di venire da te a chiederti un servo.

E’ stato anche riportato che Fatimah fece una richiesta:

- Io e Ali possediamo una sola cosa come giaciglio, una pelle di capra. Al mattino la usiamo per metterci il pasto del cammello. L’inviato di Dio ( su di lui la pace)disse:

-Fatimah sii paziente ! il Profeta Mosè (su di lui la pace) e sua moglie possedevano solo una cosa come giaciglio: il mantello di mosè. Temi Dio acquisirai taqwa, adempi ai tuoi obblighi verso Dio e bada alle faccende domestiche. Quando vai a letto recita “Subhana Allah” trentatre volte, “Al hamdu li-LLah”trentatre volte e “Allahu Akbar”trentaquattro volte. Ciò ti sarà di maggior aiuto di un aiutante. – Io sono felice con quello che fa piacere a Dio e al Suo Profeta.

Osservate questa è la vita dell’amata figlia dell’Inviato di Dio ( su di lui la pace). Nelle famiglie moderatamente ricche dei nostri giorni le signore pensano che occuparsi dei lavori domestici fa loro perdere di dignità. Hanno bisogno di qualcuno che le assista in ogni momento. Che differenza!

La recitazione ricordata in questo Hadith va fatta prima di dormire. In un’altro hadith è riportato che l’Inviato di Dio (su di lui la pace)consigliò Fatimah di recitare dopo ogni preghiera “subhana Allah” “Alhamduli li-LLah trentatre volte e Allahu Akbar trentatre volte e:la Ilah illa Allahu wahdahu la sharika lahu, lahul-mulku wa lahul-hamdu wa huwa ala kulli shaiin Qadir” una volta.

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Solo non capisce che i musulmani non sono terroristi, e che i terroristi non sono musulmani…

Sono in camera, mi sto vestendo, a breve sarà qui Karima, viene per conoscere mia mamma, ho 30 anni, e ancora per poter uscire le mie amiche devono venire a “chieder la mia mano”.
“DRRRR” il citofono, e poi la voce di mia madre: “Animaaal, l’amica tua!” -_- Ed io: “Mamma, Amal, a emme a elle, mica è difficile” e lei: “Ma perchè hai cambiato nome poi?”, io pacata, pronta come sempre a non rispondere alle sue provocazioni le spiego per l’ennesima volta che per me è un simbolo di rinascita, e lei mi risponde: “ma quale simbolo, io ti ucciderei proprio”
Karima entra nella mia cucina, saluta educatamente, mia sorella ci raggiunge e la saluta, poi sposta il suo sguardo su di me, così, vagamente; noto poi con preoccupazione che mi fissa, e nella mia mente ripeto: statti zitta, statti zitta, ma ovviamente non ha sentito, e parla guardandomi stranita: “Ma come sei vestita? sembri il circo Togni!”, non resisto, rispondo: “Eh, ha parlato Moira Orfei!”
Karima sorride, hamdulillah, non sembra offesa, nè a disagio, anche perchè le avevo detto che a casa mia non sono affatto contenti del mio ritorno all’Islam.
Mia madre interrompe il nostro battibecco rivolgendosi a Karima, le chiede dolcemente da dove proviene, perchè mia Mamma è molto dolce, e comprensiva, con lei si può parlare di tutto, beh, quasi, Karima risponde fieramente di essere del Marocco, e gli occhi di Mamma si illuminano, come se le avessero svelato un arcano mi dice: “Animal ecco perchè lei è musulmana!”.
E poi, rivolgendosi a Karima, come se già non lo sapesse, come se le stesse per dire, scusandosene, che ho una brutta malattia, abbassa il tono della voce e si confida: “Pure mia figlia è musulmana”
Mia mamma adora le musulmane, davvero, sono i maschi della “razza” che non tanto le vanno a genio. Mia madre stima sinceramente i musulmani, che nei secoli dei secoli sono rimasti ligi al volere di Dio, Allah swt, che pregano con costanza, stima la loro forza di digiunare, che siano uniti, che manifestino quest’unione chiamandosi tra loro fratello o sorella.
Io e Karima ci avviamo per uscire, mentre chiudo la porta ci giunge la voce di mia madre: “…E mi raccomando, non vi fate esplodere” O_o
Solo non capisce che i musulmani non sono terroristi, e che i terroristi non sono musulmani…

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Il matrimonio del Profeta (s) con le sue nove mogli

Dietro il matrimonio con ognuna delle sue mogli (r) vi è una storia che spiega il motivo che spinse il Profeta (s) a sposarla (e in quel momento il numero delle mogli non era limitato(r).

E’ noto a tutti che il Profeta (s) trascorse la giovinezza, fino ai cinquant’anni con una sola moglie, più anziana di lui di quindici anni, la nobile Khadijah (r). Ella fu la sua prima moglie, era stata già sposata in precedenza ed aveva avuto dei figli, e la sua vita matrimoniale col Profeta (s)fu molto felice. Il Profeta (s) anche dopo che lei morì  continuava a ricordarla con immenso affetto, al punto tale che la giovane Aisha (r)ne era gelosa molto di più di quanto lo fosse nei contronti di tutte le altre sue co-spose, nonostante khadijah (r)fosse da anni nella sua tomba!

La prima donna che il Profeta (s) sposò dopo la morte di Khadijah(r) fu Sawda bint Zam’ah (r)che era più grande di lui e non era particolarmente bella. (La sposò perchè si occupasse delle sue giovani figlie. Poi volle creare un legame familiare con il suo migliore amico, abu Bakr (r)sposando sua figlia Aisha (r) che era ancora una ragazzina.

Spoò poi Hafsah bint Umar ibn al-Khattab (r) Umar (r) era il secondo uomo ad essere vicino al Profeta (s)dopo Abu bakr (r).Quando Hafsan rimase vedova (suo marito era morto Shahid) Umar propose sia ad Abu Bakr (r)di sposare sua figlia, alla fine il Profeta (s) decise di sposarla lui stesso .

I quattro Sahabah del Profeta (s) e Califfi ben Guidati (Rashidun) Abu Bakr(r) Umar (r)  Ali (r) e Uthman erano i più vicini al Messaggero di Allah (s) in quanto il Profeta  (s) si sposo con le figlie dei primi due, e diede le sue figlie in sposa agli altri due.

Il Profeta (s) si sposò poi con Umm Salamah (r) dopo che suo marito era morto Shahid nella Battaglia di Uhud, fu una delle donne che compì Hijrah, e Allah (swt) volle consolarla della morte del marito rendendola sposa del suo Profeta (s). Quando il Profeta (s) la chiese in moglie ella dapprima rifiutò perchè non era più giovane ed era madre di orfani ma egli le disse ” Per quanto riguarda l’età io sono più vecchio di te, per ciò che riguarda i tuoi figli sono come figli miei.

Un’altra delle madri dei Credenti fu Safiyyah binti Huyay (r) figlia del capo ebreo che aveva affrontato il Profeta (s)in più battaglie: Quando suo padre morì e la sua gente fu sconfittta il Profeta (s) non volle lasciarla come schiava ad uno dei suoi Sahabahm ma la sposò volendola ricompensare della sua disgrazia e per il suo primo  matrimonio infelice (suo marito era ebreo ed aveva combattuto il Profeta (s). Un’altra delle spose del Profeta (s) fu Ramba bint Abi Sufyan Umm Habiba (r). Il padre aveva condotto la battaglia di Uhud contro il Profeta e veva partecipato ad altre battaglie. Umm Habiba si era convertita all’Islam ed era emigrata verso in Abissinia con il suo primo marito, il quale aveva poi smarrito la strada della Verità, A’uthubillah! Il Profeta (s) dopo la morte di suo marito scrisse al Najus (Negus) chiedendogli di fargli da procuratore per il matrimonio con Umm Habiba (r).

Il Profeta aveva dato Zaynab (r) in sposa al suo figlio adottivo Zayd (r) ma il matrimonio tra i due non funzionò e divorziarono. Così l’Altissimo la diede direttamente in sposa al Profeta (s) nel sublime Corano “Ricorda quando dicevi a colui che Allah aveva gradito e che tu stesso avevi favorito tieni per te la tua sposa e temi Allah “mentre nel tuo cuore tenevi  celato quel che Allah avrebbe reso pubblico. temevi gli uomini, mengre Allah ha più diritto di essere temuto. Quando poi Zayd non ebbe più relazioni con lei, te l’abbiamo data in sposa così che non ci fosse più per i credenti alcun impedimento verso le spose dei figli adottivi, quando essi non hanno più alcuna relazione con loro.

E così tutte le altre spose del Profeta (s) ciascuna aveva la sua storia e in ognuno dei matrimoni con il Messagger di Allah (swt) vi era un motivo.

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La dignità della donna musulmana

O uomini vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinchè vi conosceste a vicenda presso Allah il più nobile è colui che più lo teme. In verità Allah è sapiente ben informato (49.13)

Fa parte dei suoi segni l’aver creato da voi, per voi delle spose affinchè riposiate presso di loro e ho stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono (30.21)

Spesso oggi sentiamo sempre più numerose voci per chiedere dei cambiamenti nello statuto della donna perchè possa godere dei suoi diritti e sia infine uguale in tutto all’uomo. Può darsi che queste voci siano a volte giustificate dal fatto che  alcune società non dimostrano giustizia nei confronti delle donne e negano loro diritti, a volte sentiamo accusare di tale ingiustizia la religione musulmana, ma noi sappiamo che l’Islam è stata la prima religione a riconoscere alla donna i suoi diritti e le ha dato la sua libertà prima ancora che la chiedesse.

L’islam ha privato la donna di un’unica libertà e cioè quella di darsi alla perversione, alla volgarità e al peccato. rivendicare l’uguaglianza tra l’uomo e la donna è un’assurdità perchè equivale a non tener conto delle specificità dei due sessi sul piano fisico, mentale e anche psichico.

Allah l’altissimo dice nel Corano “Di ogni cosa creammo una coppia affinchè possiate riflettere, quando ha creato i due generi ha conferito ad ognuno una natura diversa ma complementare dell’altro.

Faccio un’esempio la notte e il giorno sono due generi diversi ma di una stessa specie che è il tempo, ma la notte ha la funzione di procurare riposo e il giorno ha la funzione di essere il quadro dello sforzo del lavoro. Così l’uomo e la donna sono due generi della stessa specie cioè la specie umana, alcune cose sono richieste ad entrambi ma alcune sono specifiche per ognuno in quanto generi diversi.

In base al Corano le donne sono uguali agli uomini  difronte a Dio. La Sharia (la legge islamica) include differenze tra i ruoli di genere, i diritti e gli obblighi della donna, quindi dal punto di vista religioso non ci sono problemi i problemi cominciano quando dal campo religioso si passa a quello sociale.Il Corano stabilisce  “Gli uomini sono prepposti alla donna, ma questo non vuol dire che la donna è inferiore all’uomo, ma solo che l’uomo dona i propri beni per mantenerle, infatti finchè è in famiglia la donna è sotto la tutela del padre, quando si sposa è sotto quella del marito.

Le discriminazioni per le donne nel mondo islamico non sono tutte uguali in tutti i paesi, per cui parlando di diritti della donna bisogna precisare se facciamo riferimento ad un piano teorico-religioso o pratico-politico e a che paese si fa riferimento.

Come ho affermato precedentemente l’uomo e la donna sono due realtà complementari, se così non fosse Dio non avrebbe creato Eva da una costola di Adamo, ma avrebbe formato entrambi i generi di apparati riproduttivi completti.

La struttura fisica dell’uomo è capace di grandi sforzi mentre quella della donna di fatica mediamente ripartita e grande sopportazione del dolore ( esempio il parto). Oggi alla donna musulmana dobbiamo riconoscere dei meriti , perchè ha mantenuto fede a dei doveri che Dio gli ha ordinato e cioè quello della procreazione attraverso la nascita dei figli e alla loro educazione all’interno della famiglia insieme al padre, per trasmettere delle basi solide che andranno poi a formare la società.

Fi  amani Allah

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le donne musulmane amano, sognano, piangono, sperano

“bip bip”…il display del cellulare si illumina, ripongo il tappeto con cura nell’aramadio, è arrivato un messaggio; sorrido, senza guardare già so che è la mia sorellina musulmana, certamente anche lei ha terminato salat al fajr.
Nei tempi moderni l’affetto passa attraverso le celle della linea telefonica mobile, e sorelle lontane divengono vicine con un piccolo sms.
<Salam Amal, come stai? InshaAllah spero bene, volevo raccontarti…>, e il fiume Khadija straripa di parole, di speranze, di paure, che si riversano nel bacino di contenimento Amal ^_^.
Bello ascoltare, bello essere ascoltati, perchè la mia sorellina esonda, e poi si trasforma, diviene essa stessa contenitore dei miei sogni, dei miei rimpianti, dei proponimenti…
Ogni giorno, ad ogni ora, sul filo ormai immaginario del telefono scorrono informazioni, domande, e risposte, e consigli, perchè se è vero che tramite sms viviamo praticamente in simbiosi, è pur vero che siamo diverse, hamdulillah, e allora la nostra amicizia è un arricchimento, una crescita, per entrambe alla ricerca del modo migliore per essere delle devote musulmane. (da quando conosco Khadija ho tolto la suoneria ai messaggi, n.d.a)
<Sogno di poter leggere e comprendere il Corano al karim in lingua araba, la lingua in cui Allah swt, l’ha fatto scendere per noi. Sogno un marito devoto dietro cui pregare, che mi corregga se sbaglio, che mi ascolti se parlo, che la sera di ritorno dal lavoro abbia voglia di accarezzarmi dolcemente la mano. Sogno figli da amare, da educare, da aiutare a crescere nel timore di Allah swt. Temo di non essere una buona devota, che potrei non essere un bene per l’uomo che inshaAllah sposerò..>
“bip bip” <Amin. Amal sei brava, non essere tonta! Io sogno una buona suocera, un figlio… E ricorda la lezione su huda di stasera>
Mia mamma teme che come musulmana io divenga una donna oppressa, repressa, teme che venga un uomo che sarà mio marito e padrone, questa è opinione diffusa purtroppo.
Ma non è così, hamdulillah, le donne musulmane amano, sognano, piangono, sperano; e hanno sorelle nelle cui vene scorre altro sangue, nel cui cuore alberga lo stesso timore per Allah swt, e i nostri hijab sono le nostre corone

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La fratellanza

LA FRATELLANZA  TRA i POPOLI  e per noi donne tra tutte le donne , mano tesa e sorriso cordiale

diCinzia Aicha Rodolfi

La storia dell’uomo dalle origini rileva dinamiche costanti che  non sono un casuale alternarsi  di fatti e azioni, culture e popolazioni che nascono e scompaiono, bensi’  il Volere di Dio e la Sua Sunna:“La Rivelazione scritta è attraversata da storie di comunità umane diverse per cultura, costumi, abitazioni, sistemi sociali o politici e quindi anche religioni. Attraverso la Storia degli uomini, la storia delle profezie evidenzia la doppia realtà della diversità e della regolarità… Dietro l’apparente diversità o addirittura il disordine delle questioni umane, esistono quindi delle costanti e dei principi immutabili che permettono di stabilire preventivamente una griglia di lettura del mondo, un metodo e delle categorie esplicative. Al di là della nostra percezione, la Storia umana risponde a una logica interna, come aveva sostenuto Ibn Khaldûn   nella sua opera al-Muqaddima (Introduzione, Prolegomeni), quando elencava i principi delle fasi e del ciclo delle civiltà. Il Corano ripete spesso questa verità della coerenza e del ritorno dello stesso dietro le apparenze di una Storia senza logica né armonia e che sarebbe apparentemente impossibile ridurre a un approccio scientifico… L’intelligenza umana deve poi leggere la realtà del mondo, coglierne il significato e desumerne la grammatica:

Già avete avuto esempi in antico ; vagate sulla terra e guardate…” Corano.

La fratellanza si desume da parole come queste e dal continuo richiamo nelle Fonti al rispetto e al dialogo che ci rafforza nella lotta per il bene e la giustizia e ci rinfranca nella solidarieta’ con gli oppressi ;

Le  fonti cristiane, che noi accettiamo nei contenuti senza alcuna riserva, non dicono forse: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).  “Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso”, (evitino 19,33-34  e, nel Deutoronomio 10,19 ) “Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”, fino a  “Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli”.( Lettera agli Ebrei 13,2)  percio’ non e’ possibile possa esistere discriminazione e intolleranza tra le genti della Fede MOnoteista . ( PatriziaKhadijaDalMonte)

Mai tanto come oggi, e sicuramente sempre di piu’ domani, si sente forte “la paura” nei confronti dell’altro che e’” il diverso” , colui che arriva da un altro continente, da un’altra  cultura , parla un’altra lingua e  pratica per l’appunto un’altra Religione.

Psicologicamente parlando la popolazione occidentale del terzo millennio, cullata da genitori e nonni nell’eccessiva  ricerca consumistica di beni e  status symbol, cresciuta nella bambagia dei grandi dopoguerra, rifiorita grazie al boom economico ….  manca di fiducia in se’ stessa, percio’ di fiducia negli altri, di fiducia in Dio e/o nell’Uomo e/o nell’avvenire.

“…..  il timore, il dubbio, il sospetto ci stanno colonizzando silenziosamente il cuore e lo spirito : l’altro è allora la nostra immagine al negativo, la cui differenza permette di definirci ,

di « identificarci » e, in fondo, di sentirci un po’ rassicurati.”

(Tariq Ramadan- L’Autre En Nous… Une Philosophie du Pluralisme)

L’esigenza di una parte consistente di italiani nello specifico nostro, a proporre l’insegnamento del dialetto a scuola denota questo timore di perdere il contatto con le proprie radici, in un mondo sempre piu’ mutietnico / multiculturale percio’ di conseguenza multilinguistico.

Dimostra altresi’ la  debolezza dei valori interni che se fossero forti non avrebbero nulla da obiettare ad incontrarsi con la diversita’ , quando invece biasimano l’accoglienza di quest’ultima col suo seguito culturalistico e le naturali differenze di retaggio sia Religioso che folkloristico ,ostacolandone la pratica e i costumi se nel rispetto delle leggi del paese ospitante.

Una profonda acculturazione storica e Religiosa ( per gli uomini di Fede) puo’ essere la base per una successiva apertura all’incontro e dialogo con “il diverso”, e con lo straniero.

Quando i cristiani dicono : noi  partiamo dalla certezza di sapere chi siamo , e poi prescindono dall’approfondimento di questa conoscenza ovvero tralasciano passi delle loro Fonti dove si sottolinea appunto la fratellanza , e si dimenticano che e’ loro obbligo dogmatico la solidarieta’ e l’accoglienza , non colgono uno degli insegnamenti fondamentali di Gesu’ ( pace su di Lui)  e sviliscono  percio’ il messaggio nell’insieme.

A nulla o ben poco varra’ lo sforzo anche rigoroso di colui che pratica la sua Religione se dimentica la sofferenza del suo prossimo, se quando sul suo cammino incontra un bisognoso  non lo soccorre, se va a letto sazio sapendo che vicino a lui c’e’ una creatura di Dio che soffre la fame , che ha necessita’ del suo aiuto ,buon  tramite per compiere il bene che il nostro Signore ci concede.

Fratellanza nel bene e nel male, nell’amicizia e nella discordia; fratellanza nella diversita’ ed anche nell’opinione differente, ove lo scontro critico e analitico deve soccombere davanti al vero bisogno urgente e si dipana nel nulla quando siamo chiamati a poter aiutare chiunque sul nostro cammino e consapevoli di essere fortunati se Allah ci mette sulla nostra strada  persone alle quali possiamo dimostrare concretamente la nostra opera.

Possa percio’ essere il Dialogo Cristiano-Musulmano , un ripensamento  fortemente coscienzioso , puntualizzare in modo etico/religioso il risveglio di un umanita’ assopita e chiusa nell’indifferenza e nell’individualismo , un  coerente e compatto sforzo  civile e civico tra tutti gli uomini di buona volontà   affinché si approcci concretamente la questione della presenza straniera con rispetto e riconoscimento dello sacrificio che da quel comparto viene allo sviluppo e alla sicurezza collettivi.

Fiduciosi in Colui al Quale appartiene ogni potere, con le parole del nostro profeta Muhammad, che ingiuriato e respinto, nell’anno della tristezza, dopo il fallimento di Ta’if, pregò così:

“Mi rifugio in Te, Signore, [afflitto] dalla mia debolezza e dalla mia impotenza. Tu sei il Dio dei deboli, Tu sei il mio Signore e il mio Dio. Mi abbandonerai a stranieri nemici? Se non ho suscitato il Tuo corruccio, non temo alcunché. Mi rifugio nella Luce del Tuo Volto che ha illuminato. Non c’è forza e non c’è potenza se non in te”.  Amin

Si evince forte e chiaro che anche la donna musulmana come l’uomo deve avere un evidente e visibile rispetto e sensibilita’ per tutti coloro che non sono musulmani , perche’ Creature di Dio e viceversa ci si aspetta lo stesso  riconoscimento soprattutto da coloro che si dichiarano Cristiani.

Noi per prime italiane nel nostro paese dovremo essere un tramite e una mano tesa , un saluto cordiale e una disponibilita’ illimitata , dimostrazione di un apertura al dialogo ed alla conoscenza .

La lode spetta ad Allah Altissimo , Signore dei Mondi

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