CIRCA IL PUDORE doctor Amr Khaded

Di AMR  KHALED  circa il Pudore

Il pudore è ciò che trattiene la tua anima dal commettere peccati, volgarità ed oscenità. Il tuo cuore non sopporta di compiere un atto proibito, proprio perché è intollerabile per te vederti disonorato davanti ad Allah, alla gente e davanti alla stessa tua anima. Questo perché hai un animo nobile.

Questo è il pudore. È come se fosse un sentimento interno all’animo che ti solleva dalle qualità pessime! Posso io commettere adulterio? Posso rubare? Posso mentire? Non potrò mai farlo, perché ho un animo nobile ed elevato, io sono superiore a questo, io rispetto me stesso. E lo faccio davanti ad Allah l’Eccelso, il  Maestoso, davanti alla gente e davanti a me medesimo.

Pudore in arabo si dice Hayaache deriva dalla parola Hayat cioè vita. L’uomo è pudico quando è cosi vivo che si sente superiore dal compiere volgarità e peccati . Perciò c’è una forte relazione tra il  pudore e la vitalità del proprio cuore, a tal punto che più il tuo cuore è vitale, più è pudico.

Per questo si dice: “Il più vivo è quello che è più pudico”; quando muore il cuore, per un nonnulla si diventa brutti ed osceni, e in questo caso, non c’è più nulla da fare.

Qual è la differenza tra la timidezza ed il pudore?

Molti pensano che il pudore sia la timidezza. Io sono timido, dunque io sono pudico; in realtà non è così.

La timidezza è la confusione. In generale si è confusi quando qualcuno si trova davanti ad un uomo più sapiente di lui, quando si trova sotto i riflettori, oppure quando qualcuno gli rivolge una domanda e lui non riesce ad esprimersi.

La timidezza è il risultato della codardia e della paura. È l’atteggiamento di una persona dal carattere debole che non ha fiducia in se stessa.

Il pudore invece è il contrario di tutto questo, il pudore è di un carattere così nobile e sicuro di se che rende chi lo ha superiore dal commettere oscenità.

Il timido si vergogna perché si sente  inferiore rispetto agli altri. Mentre il pudico, consapevole della nobiltà dell’anima, rifiuta di essere disonorato davanti ad Allah, davanti alla gente e davanti a se stesso. È una grande differenza.

Questa differenza ci aiuta ad avere più capacità di discernimento in vari comportamenti.

Ma non lasciarti sottrarre ciò che è tuo di diritto dicendo “ho pudore”.

Il pudore è trovare immorali le oscenità, non insultare gli altri, non corteggiare le ragazze per la strada.

I detti del Profeta (pace e benedizione su di lui) sul pudore

Il profeta disse: ” La fede è divisa in settanta parti e più. Il pudore è una parte della fede”

Il fatto strano è che il Profeta (pace e benedizione su di lui) non ha citato le settanta parti ma ha ricordato il pudore; perché? Perché il pudore è quello che ti aiuta a compiere gli altri aspetti. Se amministri a sufficienza il pudore, sarai conseguentemente sicuro di compiere correttamente tutti gli altri atti, in aggiunta alle settanta parti citate.

Completa il tuo pudore, completerai la tua fede

In un detto il Profeta (pace e benedizione su di lui) disse: La fede comprende settanta parti o più di settanta aspetti, il più eccellente dei quali è la formula: “Non vi è Dio oltre ad Allah” e il più basso dei quali è la rimozione di un ostacolo pericoloso dalla via; e il pudore è una parte della fede

Questo perché il Profeta (pace e benedizione su di lui) volle confermarci  che il pudore è una parte della fede!

Gli studiosi hanno cercato di definire le settanta parti e più. Ibn Shaiban  disse che queste parti sono divise in sezioni riguardanti il  cuore, la lingua e il corpo.

Quelle relative al cuore sono: il credo in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Messaggeri, nel Giorno del Giudizio, nella Resurrezione, nel rialzarsi del morto, nel Paradiso e nell’Inferno; avere timore verso Allah e provare il pentimento, essere soddisfatti, essere grati verso l’ Altissimo.

Quelle che riguardano invece la lingua, sono: l’ evitare di dire cose disdicevoli, imparare la scienza, leggere il Corano, raccomandare  le buone consuetudini e proibire ciò che è riprovevole.

Quelle relative al corpo, sono: la preghiera, il digiuno, il jihad, il pellegrinaggio, la visita,  l’invito ad Allah e molte altre cose.

Nel precedente elenco, il pudore non è stato citato perché è il polo che collega tutte le settanta parti e più.

—    Se non ho pudore con  i miei genitori, non potrò essere obbediente verso di loro loro.

—    Se non ho pudore davanti ad Allah, non potrò pentirmi.

—    Se non mi vergogno dei miei peccati e non ho la volontà di purificarmi, non potrò compiere il pellegrinaggio e la visita.

Tutti i buoni caratteri derivano dal pudore, e la premura di obbedire Allah deriva dal pudore verso di Lui.

Il Profeta (pace e benedizione su di lui) disse: “Il pudore e la fede sono connessi, se si eleva l’uno si eleva l’altro“.

Il Profeta (pace e benedizione su di lui) disse:”Tutto il pudore è bene “.

Disse anche:”Il pudore non porta che il bene“, il suo risultato è sempre positivo.

Tra i detti del Profeta vi è anche questo: “Il pudore fa parte della fede, e la fede è nel Paradiso, invece la sconcezza e la bassezza d`animo ed i vizi fanno parte  della durezza, e la durezza è nell’Inferno”La durezza è la rozzezza del cuore.

Il Profeta (pace e benedizione su di lui) disse:” Quando Allah Vuole annientare una persona, gli toglie il pudore, e quando gli è stato tolto il pudore, lo troverai abominevolmente orrendo;

Questi esempi si possono vedere anche per strada. Può capitare che tu ti possa vergognare dei comportamenti privi di pudore di alcune persone, e di guardare i loro visi e trovarli odiosi e detestabili.

“.. e quando lo troverai abominevolmente orrendo, Allah gli toglierà l’affidabilità; e quando gli sarà stata tolta l’affidabilità, lo troverai un perfido traditore, e Allah gli toglierà la misericordia; e quando gli sarà stata tolta la misericordia, lo troverai dannato e maledett...”.

Il pudore è la prima qualità che è stata tolta: è il primo passo per perdere la  fede e la religione.

Il Profeta (pace e benedizione su di lui) disse: “Ogni religione è certo caratterizzata da una qualità morale, e la qualità morale dell’Islam è il pudore

Cosa vuol dire? Tra le qualità dell’ Islam non c’è altro che il pudore? No, però è la  più perfetta e sublime.

Il Profeta* disse: “La qualità morale che è sopravvissuta dalle parole dei precedenti Profeti fino al giorno d’oggi è il pudore.  E se non vuoi essere pudico, fa come vuoi”Trasmesso  da Al-Bukhari.

Che cosa significa “se non vuoi essere pudico pudore fa come vuoi”? Questo detto  ha due significati:

1.      E’ una minaccia: se non sei pudico, fa come vuoi, e sarai punito.

2.      Oppure: Bada a ciò che stai per compiere. È  un atto vergognoso nei confronti di Allah, della gente, di te stesso? Se non ti vergogni di questo atto, va avanti e continua a compierlo – fa come vuoi – Niente può dissuaderti dal commettere peccato.

Esempi sul pudore nel Corano, nella vita del Profeta (pace e benedizione su di lui), nei compagni; e il loro pudore.

Abu Sa’id Al Khudri riportò: “Il Messaggero di Allah (pace e benedizione su di lui) era più pudico della vergine nella sua stanza. E quando gli dispiaceva qualcosa, ce ne accorgevamo dal suo viso”

Hai presente una vergine nella sua stanza nel giorno delle sue nozze, quanto è timida e pudica? Il Profeta (pace e benedizione su di lui ) era più pudico di lei.

Dov’ è il tuo pudore? Ti vergogni quando vedi una scena scandalosa? Arrossisce  il tuo viso nel vedere questa scena?

Il messaggero di Allah (pace e benedizione su di lui), passò accanto ad uno degli Ausiliari, che stava invitando suo fratello a  diminuire un po’ del suo pudore, il messaggero di Allah (pace e benedizione su di lui), allora gli disse::”Lascialo! il pudore fa parte della fede”.

Ed ecco qui un detto rivolto ai miei fratelli e alle mie sorelle qui presenti:

Fatima bint Otba Ibn Rabea è andata al profeta (PBSL) per abbracciare l’islam – con loro c’ era Aisha, la moglie del Profeta (PBSL) – il Profeta disse a Fatima:”Fatima,  promettimi  di non associare altri ad Allah, di non rubare, di non commettere adulterio…in quel preciso istante, la donna si vergognò a tal punto che abbassò la testa mettendo le mani su di essa. Il Profeta fu compiaciuto del pudore di Fatima, e Aisha (Che Allah sia soddisfatto di lei) le disse: prometti, Fatima! tutte le donne hanno promesso queste Fatima fece la promessa.

Paragona questa situazione con ciò che accade oggigiorno. Qualche volta, ascoltando i discorsi delle ragazze, tu ti imbarazzi e ti si  arrossa il viso, mentre Fatima si è vergognata , ha messo le mani sulla testa e l’ha abbassata, solo perchè ha sentito dire la parola”adulterio”.

Ecco un hadith raccontato da Aisha (Che Allah sia soddisfatto di lei): “Quando entravo in casa mia – nel periodo in cui vi furono sepolti il Messaggero di Allah(PBSL) e Abu Bakr – [il padre di lei] – dicevo che essi erano mio padre e mio marito, e quindi non mi curavo di indossare il velo. Quando morì Omar Ibn al-Kattab e venne sepolto accanto al Profeta (PBSL) e a mio padre, mi sono vergognata di non vestire il velo, anzi, mi curai di vestirmi completamente, pur essendo Omar morto.“.

Paragonate questo con ciò che accade oggi.

Il Profeta (PBSL) parlò del pudore di Othman Ibn Affan (Che Allah sia soddisfatto di lui):

Come non si può essere pudici davanti ad Othman, verso cui gli angeli sono pudici?.

Chi è questo uomo di cui si vergognano gli angeli? Potrai mai essere quel giovane che va veloce con la sua auto, alzando il tono dello stereo e che corteggia le ragazze per strada? Potrà mai essere  questa ragazza che si veste con  pantaloni e top così attillati da rivelare tutte le forme del suo corpo?

Queste persone, potrebbero essere i  discendenti di Othman, Aisha e Fatima?

Essendo così lontani dal pudore, possiamo essere seguaci di questi virtuosi Compagni?

Quando si parla del pudore, pensiamo sempre alle ragazze, dalle quali ci aspettiamo maggiormente che lo applichino.

Vedi il pudore della ragazza incontrata dal Profeta Mose`(pace su di lui ) nella Sura “Al-Qasas” (Il Racconto). Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “Abbeverò per loro, poi si mise all’ombra e disse: «Davvero, Signore, ho molto bisogno di qualsiasi bene che farai scendere su di me».  Una delle due donne gli si avvicinò timidamente . Disse: «Mio padre ti invita per ricompensarti di aver abbeverato per noi». Quando giunse al suo cospetto e gli raccontò la sua storia, disse [il vecchio]: « Non temere, sei sfuggito a gente ingiusta». ”(TSC Sura XXVIII, versetti 24-25).

Ci sono due letture del versetto: la prima tratta del modo pudico di camminare della ragazza, e la seconda collega il suo modo di camminare, il suo pudore e le sue parole. Cioè sottolinea che la ragazza cammina con pudore e parla con pudore, e quindi  che ha pudore in ogni suo aspetto.

Chi tra le nostre sorelle e figlie  si cura di camminare con pudore? Tu, quando parli, parli con pudore?

Molte ragazze, oggigiorno, hanno perso questa qualità morale.

Il grado più alto e  più sublime di pudore è quello che manifestiamo nei confronti di Allah.

Tutti i peccati, piccoli o grandi, dell’uomo o della donna, dell’anziano o del ragazzo, convergono verso un punto comune: nel non avere pudore del fatto che Allah ci vede quando commettiamo i peccati.  Se tenessimo a mente che Allah ci osserva in continuazione, non avremmo di sicuro commesso alcun peccato.

Talvolta una persona può commettere un peccato considerato grande, ma se vi è il rispetto e il timore di Allah, questo misfatto diventa meno grave; invece se qualcun’altro commette un piccolo misfatto, e viene unito all’arroganza e all’impudicizia verso Allah, esso diventa enorme. Se a quest’ultima persona viene dato un consiglio, essa replicherà: “Questo non ti riguarda”. Allah dice quel che può essere tradotto come: “E quando gli si dice: “Temi Allah”, un orgoglio criminale lo agita. …” (TSC- Sura II, versetto 206). Infine, questa persona aggiungerà: “E allora !?”

Abbiamo visto il valore e l’importanza della pudicizia, con la quale è possibile che un peccato grande diventi piccolo e viceversa; questo dipende dalla vergogna che provi verso Allah.

Ascolta ciò che Ibn Al-Qayim disse a proposito:

La tua gioia di un peccato è più grave presso Allah del peccato stesso, a causa della mancanza di pudicizia verso Allah”. Quindi il piacere che provi mentre commetti un peccato è più grave per Allah del peccato stesso, e continua: “Il tuo dispiacere di perdere un’ occasione per commettere un peccato, è più grave per Allah del peccato stesso”.

C’è chi commette una colpa avendo paura di Allah, avendo rispetto verso di Lui, senza provare piacere della propria colpa. Indubbiamente Allah aiuterà questa persona a ravvedersi e la perdonerà. E invece c’è chi si augura di fare un peccato, fa di tutto per attuarlo e quando fallisce nell’ottenerlo si rattrista dolorosamente. Questa tristezza viene messa, nel Giorno dalla Resurrezione, sulla bilancia delle cattive azioni, e sarà più pesante del peccato stesso. Tutto ciò per l’impudenza verso Allah. Quando cerchi di nasconderti mentre fai un peccato, è più grave per Allah del peccato stesso, perché hai avuto riguardo verso la gente e non l’hai avuto verso Allah, il Creatore dei Mondi.

Un uomo andò da Ibrahim Ben Al-Adham dicendo: “O imam, mi voglio pentire e abbandonare i peccati, dammi dei consigli che mi possano aiutare a non  disobbedire ad Allah e per essere protetto dagli errori nei momenti di debolezza”. L’ imam Ibrahim disse: “Se vuoi disobbedire Allah, lo puoi fare però non sulla sua terra”. L’uomo disse: “Allora dove potrei disobbedirGli?”. L’Imam disse: “Fuori dalla Sua terra”. L’uomo disse: “Come faccio, tutta la terra è di Allah, Il Glorioso, Il Magnifico”. L’Imam disse: “Non hai vergogna, quindi, di disobbedire ad Allah sulla Sua terra! E se vuoi continuare a disobbedirGli, non mangiare il Suo cibo”. L’uomo replicò: “O Imam come faccio a vivere?” L’Imam rispose: “Non hai pudore, quindi, di mangiare il Suo cibo e di disubbidirGli nonostante il bene che ti ha donato! Ma se  vuoi ancora dissubbidirGli, allora farlo in un luogo dove Allah non può vederti”. L’uomo chiese: “Come faccio? Allah è con noi, ovunque siamo”. L’Imam disse: “Non hai pudore, quindi, di disobbedirGli mentre è con te ovunque! Ma se vuoi ancora disobbedire ad Allah, allora, quando verrà l’Angelo della morte per prendere la tua anima, digli di attendere finché non ti sarai pentito”. L’uomo disse: “Chi ha il potere di fare questo?”. L’Imam rispose: “Non hai pudore? Morirai, e l’Angelo prenderà la tua anima mentre stai peccando. Se continui a voler disobbedire ad Allah, quando gli angeli dell’inferno ti verranno a portare nel fuoco di’ loro:”Non vengo con voi”, se puoi. Non hai ancora pudore?”.

Tu mangi il Suo cibo, Gli disobbedisci sulla Sua terra, Gli disobbedisci mentre Egli ti vede, e può darsi che morirai mentre stai commettendo un peccato, e non potrai allontanare l’Angelo della morte o sottrarti dagli Angeli dell’inferno nell’Ultimo Giorno; non hai ancora pudore?

Allora, se non hai voluto fare altro che disobbedire, voglio ricordarti la Sua grande misericordia e il Suo affetto verso di te, sperando che questo possa farti vergognare di disobbedirGli.

Allah L’Altissimo disse, in un Hadith Qudsi:

Io, l’umanità e i Jinn siamo in una grave situazione. Io li creo e loro adorano idoli costruiti da sé stessi. Io provvedo alla loro sussistenza ed altri sono ringraziati. La Mia misericordia scende su di loro, mentre salgono a Me i loro misfatti. Benché non abbia bisogno di loro, con i Miei doni Mi riavvicino a loro, ed essi si allontanano con i loro peccati, perfino quando hanno bisogno di Me.  Colui che viene penitente da Me, lo ricevo, non importa quanto egli fosse lontano, e colui che si allontana da Me, lo chiamo da vicino. Chi abbandona un peccato per Me, lo ricompenso con molti doni, e chiunque abbia piacere di gratificarMi, Io ho piacere di gratificarlo. A chiunque fa riconoscere la Mia Volontà e il Mio Potere in qualunque sua azione, Io rendo il ferro curvo per gratificarlo. Le persone a Me care, sono coloro che stanno con Me (a chiunque voglia stare con Me, permettete di supplicarMi e ricordarMi). A chiunque Mi ringrazia, concedo molte benedizioni, a chiunque Mi obbedisce, lo elevo e lo rendo ancor più Mio amico. A coloro che Mi disobbediscono, lascio aperta la porta della Mia Misericordia. Se si pentono, diventano Miei amati, in quanto Io amo coloro che si pentono e si purificano per gratificare Me. Se non lo fanno, li curerò, colpendoli con delle difficoltà per purificarli dai peccati. Chi preferisce Me più di ogni altro, viene preferito da Me sopra ogni altro Presso di Me ogni buona azione verrà ricompensata dieci e più, settecento e più o infinite volte, e ogni misfatto varrà quanto uno solo, a meno che chi lo ha commesso non si penta e chieda il Mio Perdono, in tal caso, perdonerò anche quello. Tengo in considerazione ogni piccola buona azione e perdono anche i peccati più grandi: la Mia Misericordia supera la Mia Ira, la Mia Compassione supera il Mio Biasimo, il Mio Perdono supera la Mia Punizione essendo Io più piètoso con i Miei servi che una madre con suo figlio

Non hai ancora pudore dopo tutto questo? Non abbassi ancora il tuo sguardo? Consumi ancora cibi illeciti? Non vuoi ancora portare il Hijab (il velo)? Dici ancora delle bugie? Sei ancora disonesto? Ancora non temi Allah? Non esegui ancora la preghiera come dovresti? Non vuoi ancora dare la Zakat? Non vuoi ancora vivere per Allah?

Allah l’Altissimo, in un altro Hadith, chiama Davide dicendo: “O Dawud! Se coloro che si allontanano da Me conoscessero il Mio amore per loro, il Mio attaccamento a loro e il Mio desiderio di vederli tornare, verrebbero verso di Me volando. O Dawud! Se questo è per chi si allontana, secondo te, come sarà il Mio amore per coloro che vengono da Me?” La Gloria sia su Allah, l’ Unico.

Come fai a non avere pudore verso Allah, insistere ancora nel disobbedirGli e non ad amarLo??

Abu Mu’sa riporta un altro Hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizione su di lui) che dice: “Allah distende la Sua mano di notte per permettere ai colpevoli di pentirsi dei misfatti commessi dall’alba al crepuscolo, e distende la Sua mano di giorno per permettere ai colpevoli di pentirsi dei misfatti commessi durante la notte”.

Allora, Allah l’Altissimo ti cerca, ti invita e ti chiama per portarti sulla Sua Retta Via; con tutta questa clemenza e tutte le benedizioni che Allah ti ha donato, non provi ancora pudore verso Lui?

Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “In verità siamo stati Noi ad aver creato l’uomo e conosciamo ciò che gli sussurra l’animo suo. …” (TSC-Sura L, versetto 16).

Come puoi aver dimenticato che Allah ha creato te, gli occhi con i quali vedi, le orecchie con le quali ascolti, il cuore che stai usando mentre hai legami amorosi illeciti, dimenticando Colui che ti ha dato queste emozioni e questi sentimenti?

Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “O uomo, cosa mai ti ha ingannato circa il tuo Nobile Signore Che ti ha creato, plasmato e t’ha dato armonia e Che ti ha formato nel modo che ha voluto?” (TSC- Sura LXXXII,versetti 6-8).

E dice ancora quel che può essere tradotto come: “Consideri l’uomo il suo cibo: siamo Noi che versiamo l’acqua in abbondanza, poi spacchiamo la terra in profondità, e vi facciamo germinare cereali, vitigni e foraggi, olive e palmeti, lussureggianti giardini, frutti e pascoli, di cui godete voi e il vostro bestiame” (TSC- Sura LXXX,versetti 24-32)

Vuoi imparare la pudicizia? Prendi allora una penna e un foglio, e dividilo in due colonne. Nella prima parte scrivi le benedizioni che Allah ti ha donato (la vista, l’udito, la forza, gli occhi, le emozioni, i sentimenti, la bellezza, il pensiero, i genitori, l’Islam…), e nell’altra segna i tuoi peccati: comparali e medita bene sui Suoi benefici, infiniti nonostante i tuoi misfatti. Giuro che piangere è il minimo davanti ai Suoi benefici.

Pensa al pudore che proverai nel Giorno della Resurrezione davanti ad Allah se non riesci a ricordarLo in questa vita, nonostante sia con te in qualsiasi momento, ti senta e ti veda. Egli disse a Mosé (pace su di lui) ciò che può essere tradotto come: “Non temete. Io sono con voi: [tutto] odo e vedo.” (TSC- Sura XX, versetto 46); “Non sa che, invero, Allah vede?” (TSC- Sura XCVI, versetto 14). Non hai pudore malgrado tutto ciò? Ricordati di come sarai sottomesso davanti ad Allah, nel Giorno del Giudizio: mentre prenderai la pagina dove saranno scritti tuoi misfatti, sarai misero, scalzo e nudo. La maggior parte di noi è disattenta, e non pensa a questa grave situazione, ma questo giorno è più vicino di quanto possiamo immaginare, come disse il Profeta (pace e benedizione su di lui): “Lo spazio che intercorre fra il mio tempo e il Giorno del Giudizio è piccolo quanto la distanza fra queste (avvicinando le sue due dita)”.

Non dimenticare la vergogna che proverai mentre sarai tra le mani di Allah l’Altissimo. L’Imam Ali (che Allah si compiaccia di lui) disse: “Ci saranno persone nel Giorno del Giudizio la cui carne cadrà dai volti dalla vergogna, quando i loro peccati verranno presentati davanti ad Allah” Immagina questo giorno, quando l’Araldo chiamerà le persone con i loro nomi, uno per uno, per esporre ciò che avranno commesso.

Immagina queste persone,  che non potranno muoversi  per il terrore e per il pudore. Ma gli Angeli li riconosceranno tra milioni, per la vergogna e per il timore di Allah che mostreranno. Allah l’Altissimo gli dirà (secondo un hadith del Profeta, pace e benedizione sopra di lui): “Oh Mio servo, che cosa ti hai ingannato circa il tuo Signore? Non hai pensato che Mi avresti incontrato oppure te lo sei dimenticato? Oh mio servo, non hai avuto pudore verso di Me mentre guardavi le cose proibite, mentre andavi verso il male, mentre prendevi ciò che era vietato? Servo Mio, Mi hai preso alla leggera? Sono stato poco importante per te? Ti comportavi nella maniera migliore nei confronti delle persone e ti presenti a Me soltanto con i tuoi disgustosi peccati? Mio servo, non ti ho fatto il dono del matrimonio? Non ti ho dato la salute? Non ti Ho provvisto della sussistenza? Non ti Ho…? Non ti Ho…? Mio servo, leggi il tuo libro.” Prendi il tuo libro e leggi: ti accorgi di aver compiuto una buona azione, e si schiarisce il tuo viso,  quindi di aver commesso un peccato, ed esso ti diventa nero… e prosegui così.

Immaginate che esisterà anche colui che non avrà pudore nemmeno nel Giorno del Giudizio, che dirà ad Allah l’Altissimo: “Oh mio Signore, non accetto le testimonianze di altre persone né quelle degli angeli, e neanche di questo libro scritto.” Allah l’Altissimo dirà: “Allora che cosa vuoi?” E questa persona risponderà: “Accetto soltanto la mia testimonianza.” Quindi Allah l’Altissimo dirà: “Sì, la tua testimonianza sarà sufficiente”, e poi Egli sigillerà la sua bocca e ordinerà al suo udito, alla sua vista e alla sua mano di testimoniare. Come Allah l’Altissimo dice in ciò che può essere tradotto come: “E diranno alle loro pelli: «Perché avete testimoniato contro di noi?». Risponderanno: «È stato Allah a farci parlare, [Egli è] Colui che fa parlare tutte le cose. Egli è Colui che ci ha creati la prima volta e a Lui sarete ricondotti». Non eravate celati a tal punto che non potessero testimoniare contro di voi il vostro udito, i vostri occhi e le vostre pelli. Pensavate invece che Allah non conoscesse quello che facevate.” (TSC- Sura XLI, versetti 21-22).

Immagina le tue mani che diranno ad Allah: “Oh Signore, ci ha usato per fare tale azione ignobile.” Immagina i tuoi piedi che diranno ad Allah: “Oh Signore, ci ha utilizzato per andare a commettere tale peccato.” Immagina il tuo cuore che dirà: “Oh Signore, ha avuto voglia di esaudire tali desideri proibiti.”

Immagina la collera di Allah l’Altissimo che dirà a questa persona: “Vattene, oh schiavo del male, hai la Mia perenne maledizione.” Abbi pudore verso Allah l’Altissimo, per evitare una tale situazione.

Vuoi invece sapere come verrà trattato un buon credente nel Giorno del Giudizio? il Profeta (pace e benedizione di lui) spiegò che Allah l’Altissimo si avvicinerà al Suo fedele servitore, e coprendolo per nasconderlo dagli altri, gli dirà: “Ti ricordi di questo peccato, di tale misfatto? Te li ho nascosti, e non ti Ho svergognato sulla terra, e oggi ti perdono.”

I sapienti parlano di sei tipi di pudore:

  1. Il pudore dei peccatori “Al-Jinaya”: si tratta di un pudore che prova chi commette un enorme peccato; lo si paragona a quello di Adamo quando mangiò il frutto dall’albero. Adamo ed Eva corsero, dopo aver mangiato dall’ albero proibito, in tutti gli angoli del Paradiso per nascondersi, dalla vergogna. Questo tipo di pudore, si manifesta quando commetti un peccato, e di seguito cerchi di riscattarlo facendo una buona azione.
  2. Il pudore di coloro che sentono di non aver fatto abbastanza: in questo caso, ci si accorge, pur essendo  religiosi, di essere ben lontani dal raggiungere il tipo di culto che Allah merita. Questo pudore, è come quello degli Angeli, che pregano Allah per centinaia di anni. Il Profeta, pace e benedizione su di lui, disse: “In cielo, davvero non c’è più posto. In ogni spazio di tre dita, c’è un angelo prosternato che sta pregando. E nel Giorno del Giudizio, gli Angeli diranno ad Allah che non l’hanno adorato come si doveva.”
  3. Il pudore dei sottomessi: è il sentimento che prova chi ha capito di essere un servo di Allah l’Altissimo, di essere totalmente sottomesso a Lui, che fa quello che Egli ha comandato. Il miglior esempio di questo tipo di pudore è quello del Profeta, pace e benedizione su di lui, che pur desiderando che la direzione della preghiera fosse verso la moschea Al-Haram (La Mecca) e non verso quella di Al-Aqsa, non chiese ad Allah l’Altissimo di cambiarla, perché il suo pudore glielo impediva. Come Allah il Compassionevole dice, in quel che può essere tradotto come:“Ti abbiamo visto volgere il viso al cielo. Ebbene, ti daremo un orientamento che ti piacerà. Volgiti dunque verso la Sacra Moschea. Ovunque siate, rivolgete il volto nella sua direzione. Certo, coloro a cui è stato dato il Libro, sanno che questa è la verità che viene dal loro Signore. Allah non è incurante di quello che fate.” (TSC- Sura II, versetto 144). Il Profeta guardava verso il cielo senza osare  chiedere; questo è il pudore della sottomissione.
  4. Il pudore che proviene dalla gratitudine nei confronti dei doni di Allah l’Altissimo: come quello che apparteneva, anche in questo caso, al Profeta, che aveva pudore di non riuscire a esprimere la sua gratitudine a sufficienza, visto la grandezza dei doni di Allah.
  5. Il pudore che proviene dall’amore verso Allah l’Altissimo: se ami Allah profondamente, provi verso di Lui questo tipo di pudore. I tuoi occhi traboccano di lacrime, il tuo cuore trema e tutte le tue membra Gli si sottomettono. Questo sentimento è difficile da descrivere: solo colui che l’ha provato può capirlo. Il Profeta, pace e benedizione su di lui, diceva: “Oh Signore, concedimi di amarTi, di amare quelli che Ti amano e di amare ogni atto che possa compiacerTi.”
  6. Il pudore che proviene dal riconoscimento della magnificenza di Allah l’Eccelso, il Maestoso: il miglior esempio è quello dell’angelo Gabriele (pace su di lui), che si palesò quando accompagnò il Profeta, pace e benedizione su di lui, fino al settimo cielo. Il Profeta (pbsl) raccontò che quando si avvicinarono al Loto del Limite (un albero di loto, confine celeste oltre il quale nessuna creatura è mai passata), Gabriele si fermò, mostrando talmente tanto pudore e sottomissione verso la  maestosità di Allah l’Altissimo da apparire come un cencio lacerato.

Allora, sicuramente adesso hai compreso come si manifesta il pudore verso Allah l’Altissimo. I sapienti dicono che chi è pudico verso Allah l’Altissimo raggiunge lo stato di “awlia” (persona devota, che Allah ama e protegge). Dunque, impara a essere rispettoso verso Allah l’Altissimo, che ti guarda e ti ode, qualunque cosa tu faccia e qualunque cosa tu dica.

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“clausola testamentaria”

Essere musulmani in un paese come l’Italia, dichiaratamente laico, spudoratamente cattolico non è purtroppo semplice. Questo lo sanno bene i musulmani che sono immigrati nel nostro paese; ma ancor meglio lo sanno coloro che sono tornati all’Islam al hamdulillah provenendo da famiglie di fede cattolica.

E se vivere socialmente l’Islam non è semplice perchè mancano le moschee, e sono presenti sono spesso troppo piccole e possono accogliere, per le ragioni che tutti sappiamo, i fedeli, ma non le fedeli.

Morire diventa burocraticamente una vera tragedia; un immigrato di fede musulmana muore, e si farà il possibile affinchè la sua salma torni nel paese di origine e le si dia degna sepoltura islamica.

E se muore una musulmana italiana tornata all’Islam, sposata, sarà allora il di lei marito ad occuparsi delle esquie, e lo farà nel timore di Allah swt.

Ma se muoio io? Italiana, musulmana, non sposata dove vado? E che mi fanno? E dove mi mettono? A queste domande, ai timori ed agli incubi notturni da qualche giorno si facebook gira una nota che tenta alcune risposte: “clausola testamentaria”

http://www.facebook.com/home.php?#!/note.php?note_id=166183656749757&id=1412254008

Ed io ho tentato di parlarne con mia madre, cattolica, ostracista, mezzo rassegnata ad avere una figlia “mao mao”, che è il nome con cui lei chiama noi musulmani. Quanto segue è uno stralcio della conversazione avuta con lei…

Amal: Mamma, sto pensando di lasciare disposizioni testamentarie in merito al mio funerale.
Mamma: O_o Perchè?
Amal: Vorrei un funerale islamico
Mamma: Che devo fare? te lo faccio io. Ti devo bruciare? Ti calo con una corda dal balcone fino al cassonetto dell’immondizia?
Amal: T_T No! Mi avvolgi in un telo bianco, mi metti in terra non consacrata rivolta verso la Mecca, non metti simboli sulla lapide.
Mamma: Addirittura!?
Amal: E se venisse qualcuno ad assicurarsi che tu faccia ciò che desidero? Va bene?
Mamma: Chi viene? E che devo fare? Faccio una mappata con un lenzuolo, bussano alla porta dlin dlon, arriva un “mao mao” ti prende e dice: ” chest è u nuost e c u purtamm?” (questo è nostro, e ce lo portiamo via)
Amal: -__-

Quindi ho deciso, sottoscriverò la “clausola testamentaria”, perchè come ogni musulmano penso alla morte almeno cinque volte al giorno.

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Tornata all’Islam, al hamdulillah

Chiudo gli occhi, e cerco nella mia mente il primo lontanissimo ricordo…
Nella mia testa scorrono lente le immagini del passato, prima vivide, cosa ho fatto ieri, e l’altro ieri; mentalmente inzio a riavvolgerle veloci indietro, indietro, sempre più indietro…
Piccole fitte al cuore quando il film nella mia testa rimanda momenti dolorosamente vissuti.
Chissà perchè se pensiamo al nostro passato i giorni in cui abbiamo pianto e sofferto riaffiorano per primi?
Mi fermo, e piango, oggi come allora, con quel dolore, con quello stesso strazio con cui ho vissuto gli istanti che ora nella mia memoria rivivono.
Sento il calore del sole, vedo la luce stagliarsi bellissima nella stanza filtrata dalle tende, sono sul letto dei miei genitori, accanto a mio padre, e mio padre è una farfalla con le ali di piombo che sbatte debolmente le ali senza riuscire a librarsi nel cielo.
Stringo a me mio padre, non ricordo di essergli stata più così vicina da tanto tempo, e oggi me ne rammarico.
E ora lo stringo a me, ho paura che mi lasci, lo so che sta per lasciarci, lo stringo istintivamente più forte, ingenuamente più forte, come se questo abbraccio potesse trasferire la mia vita a lui, come se tenendolo saldamente attaccato a me io avessi il potere di tenerlo attaccato alla vita. Ma non è vero niente, e Papà sta morendo.
Chiudo gli occhi, non oggi, ma quell’oggi già vissuto, già ancorato ai ricordi, quell’oggi in cui la vita di mio padre si spegneva lentamente, inesorabilmente.
Non si può piangere, Mamma l’ha proibito, l’ultima cosa che Papà le ha detto è stata:”Non farmi andare via”; non si può piangere, Mamma l’ha proibito perchè Papà sta morendo e non è pronto a morire.
Ricaccio indietro le lacrime, le sento scendere con un nodo nella mia gola e inizio a pregare “oh, Dio” e mi fermo, presa dal dubbio, mi chiedo come devo pregare, chi devo invocare, sto studiando la religione islamica, sto leggendo il Corano da un po’ di tempo e dentro di me sono combattuta…
Prendo il Rosario da sopra il comodino, il mio Rosario, Mamma l’ha messo lì per me; da qualche tempo non me lo sente più recitare, ma crede che adesso ne sentirò il desiderio.
Faccio scorrere tra le dite le perle che lo compongono, mi ritrovo nel palmo della mano il crocifisso, “Dio non ha figli” e lo ripongo, ma la paura di aver offeso Dio mi coglie.
Accarezzo con lo sguardo il crocifisso “Gesù è il figlio di Dio, morto per noi sulla croce”.
Papà ha un arresto cardiaco, inizio a praticare massaggio cardiaco, la voce mi esce dolce, calma:” chiama le altre” dico a mia sorella.
La vita di mio padre è tra le mie mani, quando smetterò di dare ritmo al suo cuore Papà non avrà la forza di farlo da sè.
Inizio a pregare” Dio abbia pietà di mio Padre, abbi pietà di lui, abbi pietà di noi, accogli mio padre e perdonalo per non aver riconosciuto i tuoi segni, perdonalo e accoglilo in paradiso nel Giorno del Giudizio”
Accosto la mia bocca al suo orecchio e sussurro “Ashadu alla ila ilLah Allah, wa Ashadunu anna Muhammadun rasul Allah”, lo ripeto ancora e ancora…
Siamo tutte attorno a mio Papà, continuo a massaggiare il cuore di mio padre, lui mi guarda, non dice nulla, ma quello sguardo mi chiede di smettere…
Papà sospira, adesso si può piangere

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Aisha moglie del Profeta”Ravenna 10 aprile 2010 conferenza della dott.ssa Asma Lamrabet

di Cinzia Aicha Rodolfi

Arrivando nell’atrio della sala forum ove le sorelle organizzatrici  si apprestano a preparare la reception con i libri e l’attiguo tavolo con il  buffet,  si scorge  una bellissima donna dai tratti mediterranei e dallo sguardo fiero , alta ed elegantemente vestita in pantaloni larghi neri in fresco di lana, camicia bianca classica , lunga giacca nera e un foulard di seta  di gusto occidentale indossato come hijab.

Non ci sono dubbi che sia proprio la dottoressa Asma  Lamrabet :  forte e dignitosa , pacatamente sicura di se’,  vestita in modo sobrio ma elegante, specificatamente  musulmano,  visibilmente devota ma moderna , una donna che sta portando avanti un’importante campagna di acculturazione delle donne musulmane in Marocco,  dopo aver vissuto  lungo tempo in America latina ed avere a cuore la sorte ed i diritti umani di tutte le donne del mondo , ed anche ottimo medico impegnata a curare i bambini malati di tumore .

Vorresti stringerle subito la mano e dirle quanto la stimi e in quel momento lei si volta come se avesse captato lo sguardo lusinghiero e sorride discretamente mentre si appresta ad entrare in sala.

Intanto e’ arrivata  anche Patrizia Khadija Dal Monte che sarà la traduttrice simultanea della conferenza  ed entra insieme a Marisa la presidentessa di Life che introdurrà  le due illustre ospiti.

Sedute al tavolo dei relatori  ecco tre donne che rappresentano l’Islam femminile fiero e orgoglioso, donne musulmane devote,  madri di famiglia eppur seriamente  impegnate  nel sociale, tre donne diverse nei dettagli e nella forma  esteriore ma simili nell’impegno serio e determinato per la diffusione della cultura vera e dell’etica meravigliosa spesso sconosciuta, donne che hanno l’Islam nel cuore e lo sanno trasmettere attraverso i loro sguardi luminosi e le loro parole incisive e piene di significati.

Asma  presenta il suo libro pubblicato da edizioni Al Hikma di Imperia, 130 pagine ricche di notizie interessanti circa la vita di Aisha (che Iddio sia soddisfatto di lei) madre dei credenti e sposa amatissima del Profeta* (pace e benedizione su di lui) .

Introduce subito il tema a lei molto caro circa la necessita’  che le donne musulmane oggi ritornino a prendere la parola, proprio come nel lontano passato ai tempi del Profeta*,  per liberare l’Islam da pregiudizi e fraintendimenti che lo hanno mistificato, per avanzare nel progresso rimanendo pur ancorate alle Fonti che dimostrano essere assolutamente  imparziali tra i sessi ed anzi debbano essere il nostro più valido aiuto in ogni circostanza della nostra vita.  L’Islam  e’ una religione che sancisce uguaglianza tra i sessi ha bisogno di essere riletto proprio attraverso la testimonianza di una donna vicinissima al nostro Profeta *(pbsl).  Le donne nell’Islam degli ultimi secoli troppo spesso sono state soggetto di studi, ma troppo poco hanno parlato, persino i loro lavori sono stati  spesso persi o dimenticati , con poche  eccezioni come lo studio del sapiente Akram che ha censito circa 8000 donne erudite dei primi secoli dell’Islam in una enciclopedia unica grande valida testimonianza di un Islam al femminile ove le protagoniste erano certamente donne devote, ma colte , impegnate e  molto forti ed avevano davvero poco dell’ eufemismo ’sesso debole’.

Il lavoro di recupero di queste memorie illustri femminili, dice Asma, non rinnega  la produzione maschile, ne’ la contesta , si pone piuttosto al fianco di questa  per dare un contributo più reale ed autentico all’Islam e ritrovare l’ immagine  della donna musulmana intelligente che era cosi’ diffusa agli albori della della nostra religione.

Rileggendo con attenzione e approfondendo lo studio su Aisha ci si stupisce che una donna di 1400 anni fa fosse così forte , piena di personalità , colta e impegnata rispetto all’idea diffusa nella lettura tradizionalista  che descrive la donna musulmana stereotipata all’interno delle mura casalinghe solo moglie e madre , poco colta e poco partecipante alla vita sociale . Invece Aisha* era completamente il contrario:  forte, sapiente e in un certo senso ribelle quando rispondeva alle ingiustizie in difesa della verità e del diritto di parola. Educata alla prima scuola islamica era al fianco del Profeta * quando arrivavano le rivelazioni (soprattutto le due sure importantissime “la Giovenca “ e “ le Donne”) perciò ha attinto la sua conoscenza dalla fonte migliore ed ha avuto il maestro migliore; seppe coltivare con impegno questa sua immensa fortuna ma fu il suo carattere tenace e le sue doti straordinarie che fecero di lei una grandissima maestra,  una sapiente partecipe  e attiva , intraprendente nel suo sforzo continuo per la pratica dell’ Islam sia spirituale che etico e sociale e per la diffusione di ben 2200 ahadith , e non solo perché fu esperta di esegesi coranica e prima mufti dell’Islam per volontà stessa del Profeta* che disse a tutti: “ prendete meta’ della religione da questa donna…! “ indicando la sua amata colta moglie che peraltro  non avendo avuto figli ed avendo sposato giovanissima e vissuto altri 40 anni dopo la morte del Profeta * fu destinata alla  missione di trasmettere al mondo intero la Sunna più intima e più attendibile.

Fu così che la sua casa a Medina, di fianco alla prima Moschea edificata, divenne per 4 decenni una vera e propria università dove i compagni del Profeta* andavano a riportare gli ahadith e lei ne studiava sia il contenuto che lo stile, li analizzava scrupolosamente in base alle sure che parlavano dello stesso argomento per capire la loro autenticità: Quando le accadeva di non  riconoscerli validi , lo faceva motivandolo con la sua grandissima conoscenza.  Questo lavoro la impegnava in modo totale dimostrando sempre una grandissima precisione e profonda serietà che ci ha insegnato quanto sia importante questo atteggiamento e metodo, rifiutando approssimazioni e leggerezze sia nella teologia che nella vita pratica quotidiana.

Un altro degli aspetti importantissimi che si riscontrano studiando la vita di Aisha, e’ quello di un matrimonio di grande e visibile amore, dove  il Profeta stesso * non perdeva occasione per mostrare la tenerezza che aveva verso Aisha e verso le sue altre mogli , un esempio per  insegnare ai suoi compagni e quindi all’umanita’ intera la virtu’ islamica del marito  gentile e affettuoso nei confronti della sua sposa in una societa’ che doveva uscire da maschilismo e rudezza  Caratteristiche queste che sono ancor ancora oggi un retaggio difficile da combattere.La repentina  enorme  diffusione della religione islamica fece sì che fosse contaminata dalle consuetudini tradizionali imbevute di culture patriarcali di stampo misogene, confondendo i precetti religiosi  e la sunna autentica  fino a fraintenderli . Fu cosi’ che  le donne alle quali fu negato il diritto alla cultura smisero di studiare e di parlare per secoli e la storia dei musulmani nel mondo andò avanti ad opera dei soli uomini padroni del sapere e della letteratura. Successivamente nelle terre dello sviluppo dell’Islam per colpa della violenta destabilizzante colonizzazione si cercò di chiudersi ancora di piu’ all’interno delle proprie culture, sia per paura della sopraffazione, sia per timore di perdere la propria identita’ e si rifiuto’ tutto cio’ che era occidentale senza neanche considerare eventuali benefici. In tal modo si svilupparono correnti fortemente conservatrici che volevano proteggere anche le donne tenendole ancor piu’ lontane dall’acculturazione.  Ci sono molti tafsir che sono completamente maschilisti e sono rimasti per secoli i soli ad essere considerati validi. Asmae ci rammenta che oggi e’ necessario che le donne stesse compiano studi accurati sulle Fonti e sulle prime donne degli albori dell’ Islam e far rivivere l’esempio- modello di Aisha all’interno della nostra società’, per poter partecipare alla vita  sociale ed alla crescita colta dei musulmani sia in occidente che nei paesi orientali . Comprendere che la diversita’ uomo-donna  anche nella parole, nelle intelligenze e negli apporti intellettuali deve essere una ricchezza e un lavoro di concertazione che non cammina su due binari paralleli ma si incrocia e si aiuta vicendevolmente proprio come rivelato nel sacro Corano.

La morale è certamente un invito a tutte le donne musulmane di tutto il mondo, sia orientali che occidentali, a studiare  sforzandosi di comprendere il vero messaggio e ricercare nelle fonti e nella storia dell’Islam dei primi 3 secoli la nostra vera storia dalla quale apprendere precetti,  regolamentazioni, leggi ed etica.

Tornare al passato per essere piu’ forti e affrontare la sfida del progresso senza nascondersi e rifiutarlo bensi’ sapendolo guidare, inch’Allah..

Conferenza organizzata dalla Life, Ravenna.

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AHADITH SULLA DONNA

Ricerca di Cinzia Aicha Rodolfi

I n un lungo hadith riferito da ‘Ubada ibn Kathir, il Profeta disse:

«I migliori uomini della mia comunità sono i mi­gliori con le loro spose e le migliori donne della mia comunità sono le migliori verso i loro sposi. Ogni donna di queste ultime avrà come ricompensa quo­tidiana l’equivalente di mille martiri morti sulla Via di Dio. Mentre ogni uomo che sarà buono con sua moglie avrà l’equivalente quotidiano di cento martiri caduti sulla via di Dio.»

Al che ‘Umar Ibn-Al Khattab gli chiese: «Perchè la donna ha il compenso di mille martiri mentre l’uo­mo soltanto cento?»
«Forse ignori che la donna ha maggior ricompensa presso Dio e più qualità che l’uomo?! Iddio eleverà l’uomo al Paradiso ad un livello che dipenderà dalla soddisfazione della sua sposa e in relazione ai suoi du’ha per lui
», concluse il Profeta
SI tramanda da Ibn Abbas che il <profeta saas disse >: mi e’ stato fatto vedere l’inferno ed ecco le donne ne erano la maggior parte , esse negavano da ingrate. gli chiesero : rinnegavano Dio? – Esse   negavano gratitudine allo sposo, come negavano la sua benevolenza . Se anche tu facessi in continuazione del bene ad una di esse , e poi quella vedesse da te una singola cosa (che non fosse di suo gradimento) direbbe: non ho mai visto da te nulla di buono.

> questo bellissimo hadith e’ BEN CHIARO E PRECISO cioe’ e’ implicito che in primis ci sia la benevolenza dello sposo ovvero il bene e la giustezza e percio’ sia chiaramente peccato rifiutarla o negarla davanti anche ad un singolo errore o difetto.

> l’ingratitudine della donna richiama il mancato riconoscimento del livello metafisico dell’Islam, definito ihsan : nella concezione e nella realta’ tradizionali infatti , nell’amore reciproco e nell’effettiva complementarieta’ la donna si affida all’uomo e ne riconosce l’autorevolezza, cosi’ come l’uomo si leva a garantire alla donna la sicurezza e il mantenimento…. in tale situazione e sottolineo in tale situazione … pertanto ove il marito sia degno fiduciario e degno incaricato …. la ribellione della donna rappresenta un peccato….

> l’autorita’ del marito e’ legittima solo se lui per primo provvede ai suoi dovere di capo famiglia e riconosce i diritti alla moglie percio’ l’autorita’ che deve essere piu’ che altro autorevolezza diventa un diritto e un dovere. la moglie devota al marito non come postulato fine a se’ stesso bensi’ come conseguenza di una precisa attuazione del merito del marito che svolge in modo islamicamente corretto il suo compito di capofamiglia.  ( Patrizia Kadija Dal Monte)

  • Le donne sono state particolarmente invitate a dare dei loro beni, proprio in occasione della festa di fine Ramadan (comunque in una delle due feste), in un hadith che all’esterno viene spesso strumentalizzato per mostrare il maschilismo dei musulmani e ancor peggio, all’interno della comunità islamica è stato talvolta usato per affermare l’inferiorità dell’essere femminile…

Si tramanda da Abû Sa‘îd Al-Khudriyy: “Il giorno del[la Festa del] Sacrificio, o forse [il giorno della Festa per] la Rottura del digiuno, l’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) uscì per recarsi al luogo per la preghiera. Passò vicino a delle donne, e disse: ‘Donne, fate delle elargizioni, perché mi è stato mostrato che costituite la maggior parte degli abitanti dell’inferno.’ Esse domandarono: ‘Per quale motivo, oh Inviato di Dio?’ ‘Perché maledite spesso, e negate gratitudine allo sposo. Tra gli esseri che sono sminuiti nella ragione e nella Religione, non ho mai visto nessuno che più di voi faccia perdere l’intelletto ad un uomo accorto e risoluto.’ Chiesero: ‘In cosa siamo sminuite nella ragione e nella Religione, oh Inviato di Dio?’ Egli disse: ‘Non è forse vero che la testimonianza di una donna è come metà di quella di un uomo?’ ‘Certo.’ ‘Questo è dovuto al suo esser sminuita nella ragione. E non è forse vero che quando è mestruata non prega e non digiuna?’ ‘Certamente,’ risposero. ‘Questo è dovuto al suo esser sminuita nella Religione.’ ”

Uscì per recarsi al luogo per la preghiera”: la particolare preghiera del giorno della Festa (che si tratti dell’‘îdu l-adhâ, la Festa del Sacrificio, o dell’‘îdu l-fitr, la Festa per la rottura del digiuno) si svolge di norma all’aperto. “Donne, fate delle elargizioni”: secondo quanto riporta Al-Qastalânî, mentre il Profeta andava verso il luogo in cui si doveva svolgere la preghiera, “prese ad ammonire la gente e ad ordinare loro di elargire dei loro beni, dicendo: ‘Gente, elargite!’ ”

>  Dunque solo in un secondo momento si sarebbe rivolto in particolare ad un gruppo di donne, che stavano anch’esse recandosi al luogo prescelto per la preghiera.

>  Dal hadith si trae l’indicazione di come l’elargizione volontaria (sadaqa), quella cioè che viene compiuta in misura eccedente all’elargizione prescritta dalla Legge sacra (zakât), costituisce un’efficace espiazione per i peccati compiuti nei confronti di altre persone, come nel caso di specie le ‘maledizioni’ espresse dalle donne, il loro ‘negare gratitudine ai mariti’, o il fatto di ‘far perdere loro l’intelletto’: questo secondo il principio, attestato in un noto hadith profetico, secondo il quale “le buone azioni fanno scomparire quelle cattive”.

> L’ordine profetico relativo alla sadaqa è comunque da intendere anche in relazione alla Festa (intendendo sia l’‘îdu l-adhâ che l’‘îdu l-fitr), essendo in essa consigliato il massimo sforzo di generosità nei confronti dei poveri; a tale proposito, come osservano i commentatori, il hadith mostra chiaramente come sia lecito e nobile per l’Imam chiedere ai credenti di elargire per i poveri, e intervenire intercedendo per questi ultimi…” (Idris Lodovico Zamboni, Sahîh Al-Bukhârî)

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Intervista a PATRIZIA KHADIJA DAL MONTE

Intervista a PATRIZIA KHADIJA DAL MONTE , scrittrice e traduttrice oggi responsabile italiana della” campagna europea contro i matrimoni imposti”
di Cinzia Aicha Rodolfi

Davanti alla sua casa nel verde della campagna emiliana mi accoglie affettuoso il suo sorriso ed il suo abbraccio, ma soprattutto la dolcezza dei suoi occhi celesti dai quali traspare tutta la serena saggezza di una donna che ha un vissuto lunghi studi teologici Cattolici accompagnati da una costante ricerca del Trascendente nella preghiera e nella meditazione, ora retaggio di grande spessore nel suo presente di studiosa di Islam, unica donna musulmana italiana che emerge per la sua grande cultura Cristiana e Islamica nonché per il suo impegno di testimone dell’Islam scientifico scevro di qualsiasi folklore. Ospite opinionista di rilievo a trasmissioni televisive e radiofoniche, relatrice a convegni islamici, traduttrice di libri islamici dal francese, stretta collaboratrice di H.R. Piccardo per le edizioni Al Hikma e per il sito Islam-online.it, membro dell’E.M.N.(european muslim network)scrive articoli di raffinata letteratura teologica ed etica e collabora saltuariamente con diverse riviste, tra cui Madrugada dove partecipa ad un progetto a sfondo interreligioso . Patrizia Khadija e’ il simbolo della donna italiana musulmana che persegue un equilibrio tra il rigore Religioso e lo stile espressivo e creativo occidentale, orgogliosa di esprimere la sua Fede con l’intraprendenza e la passione che le ha insegnato la sua cultura che lei stessa definisce poco radicata nelle certezze , ma più impegnata nell’evoluzione dell’espressione e del pensiero.
Mi racconta del suo ultimo, ennesimo, impegno che la vede madrina italiana nella “Campagna europea contro i matrimoni imposti”, un progetto nato 4 anni fa a Rotterdam su iniziativa dello SPIOR(associazione musulm di Rotterdam) e del comune stesso olandese, ed ora diffuso in tutta Europa, il cui fine è educare prima di tutto al valore della libera scelta dello sposo e della sposa contro l’ attitudine di obbligare i giovani a matrimoni forzati, praticata soprattutto in nazioni fortemente tradizionali, tipo India e Pakistan dove è diffusa anche nella comunità musulmana. (Esistono nelle società islamiche i matrimoni combinati che però sono un’altra cosa perché non si giunge all’imposizione.)
E’ molto importante per la comunità musulmana mettere in luce come l’Islam consideri valido il matrimonio solo se vi e’ un libero consenso tra le parti. Si deve sottolineare che i matrimoni imposti sono tradizioni legate al passato preislamico, che non hanno derivazione religiosa , anzi ci sono detti (hadith) che raccontano come il Profeta (p.b.l.) abbia dato ad alcune donne la libertà di sciogliere il matrimonio che era stato loro imposto. I matrimoni imposti dunque sono legati a un tipo di cultura tradizionale-patriarcale e là dove essa sussiste non è così evidente l’effettiva violazione del diritto della persona, perché coperta da un uso diffuso e accettata perché risalente ad ataviche memorie. Quando pero’ queste famiglie si spostano in Occidente dove la cultura e’ molto diversa, il problema diventa più evidente e si aggrava, generando situazioni violente nelle famiglie, e sono documentati diversi casi di fughe da casa per evitare tali matrimoni. In Italia il problema non emerge ancora così nettamente, come per es. in Olanda – dice Patrizia Khadija – per cui ci risulta difficile avere il giusto appoggio dai comuni per fare le presentazioni della campagna e diffondere il fascicolo informativo. Questa campagna per essere efficace deve essere portata avanti in prima persona dalla comunità musulmana e dai musulmani stessi attraverso un lavoro di concerto di tante persone; l’iniziativa deve arrivare con toni educati e rigorosamente supportati da una scientifica cultura Religiosa per non essere sentita come una imposizione occidentale. Il lancio della campagna e’ avvenuto quest’anno a Torino 21 ottobre, presenti Marianne Vorthoren, responsabile del progetto contro i matrimoni forzati e coordinatrice campagna a livello europeo e Tariq Ramadan. Patrizia Khadija ha già tenuto discorsi all’interno delle scuole e durante gli incontri dell’ A.D.M.I (ass. donne musulm. Ital.). Il lavoro può raggiungere un’efficacia più ampia se supportato dalle singole amministrazioni e sperando sempre nell’attivo coinvolgimento dei giovani che sono i diretti beneficiari di questa iniziativa sociale e civile .

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Donne madri musulmane all’istruzione

Donne musulmane soprattutto madri, all’istruzione….
Di Cinzia Aicha Rodolfi

Donne straniere musulmane in Europa: benedette siano le donne che seguono i loro mariti fuori dalla patria natia, sperando di poter avere una vita più agiata. Madri che sperano di poter crescere i propri figli dignitosamente in Nazioni, che forse potranno offrire loro un futuro migliore. Famiglie che si trasferiscono dove esistono diritti civili e dove, nonostante tutti i problemi contingenti, riescono a vivere, avere sussidi, una sanità gratuita di buon livello e libertà di credo religioso nonché politico. Donne coraggiose, che intraprendono viaggi e migrano verso un mondo così diverso e inizialmente incomprensibile, perché prima di tutto qui si parla e si scrive una lingua davvero tanto diversa dalla loro e perché a loro volta gli europei non comprendono quella di queste donne. È Nostro dovere, come loro ospitanti, sforzarci di comprendere le difficoltà quotidiane di queste mogli e madri, che non hanno avuto il tempo di capire come si viva in Occidente, perché sono state catapultate in una realtà così estranea e apparentemente ostica. Ciononostante è necessario rammentare loro che, come musulmane, hanno per Ordine Divino la grande responsabilità di seguire e di partecipare all’istruzione dei figli, nonché all’educazione religiosa e civile, nel contesto della società in cui vivono.
“… Allah eleverà il livello di coloro che credono e che hanno ricevuto la scienza… (Corano LVIII,11)”…Di’: sono forse uguali coloro che sanno e coloro che non sanno? …” (Corano XXXIX,9) “Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi,che il tuo Signore é il Generosissimo,Colui che ha insegnato mediante il calamo, Che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva (Corano XCVI,1-5)”. Proprio il primo comandamento di Dio al Profeta Muhammad (P.B) é stato quello di leggere….ed infatti l’inviato di Dio offrì la libertà ai quei prigionieri di guerra letterati, in cambio della promessa da parte di ciascuno di loro di insegnare a leggere e scrivere a dieci musulmani….
L’Islam che ha stigmatizzato mentalità e costumi locali retrogradi, per cui la donna non aveva uguali diritti rispetto all’uomo, incoraggia, anzi esorta fortemente all’istruzione che rientra tra i precetti della nostra fede e diventa così un dovere e contemporaneamente un diritto. La religione musulmana sottolinea che tutti gli esseri umani, uomini e donne, devono godere del diritto di istruirsi, in modo da essere veramente liberi di conoscere la Verità religiosa innanzìtutto, e contestualmente educare la mente a recepire e a confrontarsi con il mondo intero, esercitando le proprie libere scelte. E’ quindi un solenne dovere l’impegno doveroso dei Credenti, di dedicare tempo ed energie allo studio .
L’ acculturazione della madre riveste un’importanza fondamentale, dal momento che in quanto donna mette al mondo, protegge ed educa quelli che saranno i futuri uomini e donne, della società di domani: spetta pertanto a lei per prima di ricevere un’educazione competente.
Le madri che devono seguire i figli in questa realtà occidentale, non possono prescindere dal dovere di imparare la lingua del paese che le accoglie, lingua che diventerà fondamentale per i loro figli, non possono restare ignoranti e di conseguenza non capire cosa dicono e scrivono i propri bambini. Non e’ possibile che li sentano parlare senza capirli, soprattutto quando questi possono imparare brutte parole e ripeterle anche davanti alle mamme, facendosene beffe.
Questo fenomeno e’ molto diffuso e le madri si difendono dicendo che non capiscono, ma questo atteggiamento e questa giustificazione non sono consoni alla religione, il non capire diventa una loro colpa e ciò è ben comprensibile, anche oggettivamente, perché diventa pericoloso quando questi bambini continuano a dire cose sbagliate, senza essere ripresi da chi ne ha la vera e più alta autorità per farlo.

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